Poletti-giovani bis: "Meglio calcetto che curriculum". Bufera, poi si spiega

28 marzo 2017 ore 10:52, Andrea De Angelis
Meglio giocare a calcetto che inviare curricula? Si dice che sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. In realtà poi c'è un'altra cosa da dire, ovvero che tra contenuto e forma c'è una bella differenza. Nel primo caso, quello passato ormai alla storia, il ministro Poletti disse in buona sostanza che l'Italia non rimpiange alcuni dei giovani andati all'estero, oggi invece comunica agli stessi che inviare curricula non sempre è utile. In entrambi i casi l'opinione pubblica ha considerato questi come due scivoloni, in particolare la prima volta. Allora ad essere risentititi furono non solo i cosiddetti "cervelli in fuga", patrimonio del Paese, capitale umano fatto di eccellenze costretto nella maggior parte dei casi a lasciare l'Italia, ma anche chi continua disperatamente a cercare lavoro. Adesso, concesso il bis, paradossalmente la platea diventa ancora più ampia

Poletti-giovani bis: 'Meglio calcetto che curriculum'. Bufera, poi si spiega
CURRICULA E CALCETTO
"Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia. È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum". Parola di Giuliano Poletti, il ministro del Lavoro che ieri ha incontrato gli studenti dell'istituto Manfredi Tanari di Bologna. Sui social le reazioni sono state immediate e tanti hanno criticato la frase detta, proprio davanti a degli studenti, dal ministro. Anche esponenti politici dell'opposizione hanno puntato il dito contro Poletti. Il Movimento 5 Stelle ne ha chieste le dimissioni, Salvini ha rincarato la dose ricordando l'episodio di qualche mese fa. "È lo stesso tizio che a proposito dei giovani italiani costretti ad andare all'estero per cercare lavoro disse "alcuni meglio non averli tra i piedi". Dimissioni, vergogna, scuse e dimissioni", ha detto il Segretario della Lega Nord.

LA REPLICA
"Vedo che si stanno strumentalizzando alcune frasi che ho pronunciato in occasione di un incontro con gli studenti di una scuola di Bologna per parlare di alternanza scuola-lavoro e che gli studenti hanno compreso e condiviso nel loro significato. Per questo voglio chiarire che non ho mai sminuito il valore del curriculum e della sua utilità. Ho sottolineato l'importanza di un rapporto di fiducia che può nascere e svilupparsi anche al di fuori del contesto scolastico. E quindi dell'utilità delle esperienze che si fanno anche fuori dalla scuola". Questa la replica del ministro Poletti, come riportato da Repubblica. 

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IL PRECEDENTE
Quel "fuori dai piedi" portò Poletti a scusarsi. Era il mese di gennaio. "Le dichiarazioni sui giovani che lasciano l'Italia sono state un mio errore per un inciso sbagliato, un'espressione molto lontana dal mio pensiero". Chiese scusa davanti all'Aula del Senato per le frasi rivolte verso i giovani emigrati all'estero in cerca di lavoro. Queste le sue parole: "In ragione degli incontri svolti in quelle ore, dove avevo dialogato con tanti giovani che si stanno impegnando per realizzare le loro aspettative in questo paese riportando impressioni molto positive, ho risposto in modo sbagliato ad una domanda sulla fuga dei cervelli all'estero, contrapponendo lo sforzo e l'impegno di questi ragazzi che restano in Italia con quelli dei loro coetanei che scelgono un altro Paese per costruire il loro futuro". Scuse che già allora non soddisfarono comunque le opposizioni. 

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