Legge elettorale, Grillenzusconi: "Sì al modello tedesco". Ma ad una condizione

29 maggio 2017 ore 9:59, Andrea De Angelis
I Cinquestelle danno il via libera tramite la piattaforma Rousseau alla proposta di Forza Italia di un sistema tedesco, ma chiedono che si voti il 10 settembre per evitare il vitalizio ai parlamentari. Domani inizieranno gli incontri con i capigruppo, mercoledì poi dovrebbero parlarsi Renzi e Berlusconi per dar vita a quello che noi, dopo il voto dell'Eliseo, avevamo chiamato "Nazareno in salsa francese". Il cosiddetto modello tedesco prende dunque sempre più piede e appare probabile che alla fine le maggiori forze politiche dello Stivale trovino l'accordo. Vuoi per il pressing del Quirinale, vuoi per la volontà da parte di ciascuno di non apparire come quello che si è costruito una legge elettorale ad hoc. Senza dimenticare che il peso dei 5Stelle è reale in termini numerici...

Legge elettorale, Grillenzusconi: 'Sì al modello tedesco'. Ma ad una condizione
IL RUOLO DEI 5STELLE
La scorsa settimana l'intervento duro di Danilo Toninelli, di M5S, aveva lasciato intendere che il Rosatellum non avrebbe avuto vita facile: "Un testo perfettamente disegnato contro il Movimento Cinquestelle. Noi siamo disponibili dal giorno dopo il referendum". "Se vanno avanti così si schianteranno - aggiunge -, perché senza di noi non si può approvare una legge elettorale al Senato". Questo era dunque ed è il dato politico: al tavolo dovranno sedere anche i pentastellati. Così il fatto che "Rousseau" abbia dato l'ok al sistema tedesco lascia intravedere uno spiraglio di una certa importanza. Pur restando, come detto, l'incognita data: il Movimento 5 Stelle vuole il voto a settembre, prima che scattino i vitalizi. Ipotesi non facile, anzi quasi impossibile. Ma a renderla tale potrebbe essere soprattutto il Quirinale. 

INCOGNITA MATTARELLA
L'accelerazione delle ultime settimane è la logica conseguenza del monito lanciato dal Quirinale lo scorso 26 aprile. "Approvate presto la nuova legge elettorale per la Camera e il Senato". Un secco invito che il capo dello Stato inviò ai parlamentari attraverso i presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, convocati al Colle ormai un mese fa. Senza una riforma, o almeno senza rendere "omogenei" i due sistemi di Camera e Senato dunque per Sergio Mattarella non si può ancora andare avanti. E di conseguenza, tanto meno si potrebbe andare al voto. Adesso che l'accordo sembra vicino, c'è comunque l'incognita sulla data del voto: il Capo dello Stato darebbe il via libera per l'8 ottobre, ma vuole che prima si voti una sorta di bozza di copertura che rassicuri i mercati. Il nodo infatti è convincere Mattarella sul rinvio alla prossima legislatura della Legge di Stabilità, ipotesi questa a dir poco gradita a Renzi. 

LA SOGLIA DEL 5%
Un italiano su venti deve votare per un partito, altrimenti quello non è degno di avere rappresentanza in Parlamento. Così potrebbe essere tradotta, in una riga, la soglia del 5% che tanto sta facendo discutere. Secondo molti, a dire il vero, la stessa ha ragion d'essere, ma poi ecco gli altri, coloro i quali rischiano in questo modo di uscire da Camera e Senato. Pensiamo al partito guidato da Angelino Alfano che ha cambiato nome in corso, oppure a Fratelli d'Italia, e ancora all'estrema sinistra. Tutte realtà che non sono certe di raccogliere almeno il 5% dei consensi. Come fare dunque? Se "i tre grandi", ovvero Renzi, Grillo e Berlusconi trovassero l'accordo, un simile sacrificio potrebbe anche diventare logico. Il rischio è di perdere "il centro" (a meno che non venga definito tale il Pd) e di trovarsi in parlamento cinque, al massimo sei forze politiche rappresentate. Il che ai cittadini, forse, non dispiacerebbe. 

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