Trump provoca la Cina: "Fermiamo insieme Corea del Nord o faremo da noi"

03 aprile 2017 ore 11:32, Luca Lippi
Il capo della Casa Bianca considera Pyongyang la minaccia più grave, da quando il suo predecessore Obama gli ha spiegato i progressi fatti dal regime di Kim nel realizzare bombe atomiche e razzi per lanciarle verso l’America. A tale proposito il monito lanciato da Trump al collega di Pechino Xi:Se la Cina non risolverà con la Corea del Nord, lo faremo noi”. È un avvertimento o una mano tesa? A seguire l’evoluzione dei rapporti tra Trump e la Cina sembra più una mano tesa, un ‘giro di mano’ al tavolo dei rapporti geopolitici a braccetto tra Usa e Cina ‘unica’. 

TRUMP/CINA
Il presidente da un po' ha cambiato strategia e ha deciso di abbracciare e onorare la politica della 'Cina unica'. L’elezione di Trump ha fatto più volte temere lo scoppio di una guerra tra gli Usa e la Cina, soprattutto a causa dei ripetuti proclami del presidente, che sin dall’inizio della sua campagna elettorale si è scagliato contro Pechino.
La Cina è stata più volte attaccata da Trump che ha promesso l’imposizione di pesanti tariffe sui beni importati dallo stato del dragone e ha accusato il governo di eccessiva e pericolosa svalutazione monetaria. I rapporti tra la Cina e Trump hanno subito un progressivo deterioramento, soprattutto dopo i contatti avuti tra il taycoon e Taiwan, che hanno a dir poco oltraggiato Pechino.
Oggi, tuttavia, quei contrasti che avevano fatto temere lo scoppio di una guerra sembrano essersi appianati e, in una lunga telefonata a Xi Jinping, il presidente Trump si è detto pronto ad adottare e onorare la politica della Cina unica. Cosa è successo e quali i motivi alla base di questo repentino cambio di rotta?

Trump provoca la Cina: 'Fermiamo insieme Corea del Nord o faremo da noi'

DIARIO DI UNA CRISI
Qualche tempo fa il presidente ha intrattenuto una lunga conversazione telefonica con la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, che ha mandato su tutte le furie Pechino.
Questo perché, mentre Taiwan fa pressione per essere riconosciuto come stato indipendente, Pechino dall’altro lato ha sempre adottato, e spinto ad adottare, la politica della Cina unica, ossia quella volta al riconoscimento del solo governo centrale e volta a considerare Taiwan come una mera parte dello stato cinese. Se a tutto questo si aggiungono poi le tensioni relative alla politica monetaria, il quadro della crisi diventa completo. Alla luce di tutto ciò, cosa è cambiato adesso e perché Trump ha deciso di onorare la politica della Cina unica?

I MOTIVI DEL CAMBIO DI ROTTA
La linea dura di Trump nei confronti della Cina non pare abbia fruttato alcun risultato fino ad ora. Come molti analisti hanno fatto notare, la strada migliore per raggiungere accordi commerciali ed economici non è certo quella della contrapposizione, ma è molto più delicata e si basa su compromessi e discussioni pacifiche. Nessun accordo nasce dallo scontro e per questo Trump potrebbe aver ripensato la propria visione della Cina unica.
Oltre alle necessità negoziali, un altro dei motivi alla base del cambio di rotta potrebbe essere un calcolo dei costi-opportunità. In poche parole Trump potrebbe essersi reso finalmente conto di come una guerra commerciale con Pechino non andrebbe ad indebolire soltanto il dragone ma anche gli stessi Usa.
Parlare, anziché minacciare la Cina, potrebbe essere per Trump la via migliore per portare a casa accordi vantaggiosi sulle tariffe all’importazione o sulle valute, due dei punti più discussi tra le due economie. Ecco, insomma, perché il presidente Trump ha fatto marcia indietro e si è detto pronto ad onorare la politica della Cina unica. Ma quanto durerà l’idillio?

QUANTO DURERANNO I BUONI RAPPORTI
Secondo Willy Lam, esperto di Cina dell’università di Hong Kong, se il dragone non scenderà a compromessi sullo yuan o sul commercio, Trump cambierà di nuovo idea e tornerà in contatto con Taiwan, una scelta, questa, considerata altamente rischiosa per il peso che Pechino attribuisce alla questione territoriale. 
Tuttavia Trump ha deciso di allearsi con la Cina creando un nemico comune, la Corea del Nord appunto, una strategia piuttosto in voga nella gestione dei rapporti fra stati, dove per potere camminare senza dovere guardarsi le spalle bisogna creare un interesse comune.
Però Trump ha chiarito che se la Cina non risolverà il problema, lo faremo noi”. Alla domanda se ritiene che Washington possa gestire da sola la crisi con Pyongyang, lui ha risposto così: “Totalmente”. 
Non è entrato nei dettagli, ma una escalation potrebbe cominciare con le sanzioni secondarie verso chi aiuta Kim, cioè la Repubblica popolare, e includere anche azioni segrete di sabotaggio digitale o sul terreno, e attacchi preventivi, vista la maggior latitudine che il Pentagono sta ottenendo su tutti i fronti. Trump ha detto che non prevede di scatenare una guerra commerciale con Pechino, e spera che l’incontro di giovedì e venerdì aiuti a risolvere le differenze.

IN CONCLUSIONE
Trump non deve avere cambiato idea, tuttavia sta imparando che cercare spiragli di mediazione sia il sistema meno pernicioso per tentare il raggiungimento dello scopo, al momento attraverso una concreta alleanza contro un ‘nemico comune’. Solo qualora non si riuscisse ad arrivare al raggiungimento dello scopo, allora si configurerebbe un buon motivo per adottare una resa dei conti visibile e condivisibile da parte di tutti gli osservatori. Lavori in corso per costruire il consenso a una politica aggressiva.

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autore / Luca Lippi
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