Regeni, i genitori pregano Papa Francesco: "In Egitto parla di Giulio"

03 aprile 2017 ore 17:12, Micaela Del Monte
La morte di Giulio Regeni non ha ancora un vero e proprio perché. I contorni sono ancora nebulosi e la famiglia cerca ancora le risposte sulla morte del ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo nel gennaio del 2016. Dopo i vari appelli, hashtag e striscioni gialli ora arriva anche la richiesta di aiuto al Papa. Francesco sarà infatti in Egitto nei prossimi giorni ( il 28 e 29 aprile) e la famiglia Regeni vorrebbe che il Pontefice si "muovesse" per aiutare a raggiungere la verità. 

Regeni, i genitori pregano Papa Francesco: 'In Egitto parla di Giulio'
L'APPELLO
"Siamo sicuri - ha detto Paola Regeni in una conferenza stampa al Senato - che il Papa non potrà in questo viaggio non ricordarsi di lui, unendosi alla nostra richiesta concreta di verità per avere finalmente la pace. Sono stati 14 mesi surreali. Noi siamo una famiglia normale catapultata in questa situazione. Non possiamo abbassare mai la guardia perché abbiamo scelto di essere dentro le cose. Per avere verità per Giulio dobbiamo agire, non basta proclamare 'verità per Giulio' e poi la bolla si sgonfia". La famiglia ha fra l'altro sottolineato l'esigenza di continuare a cercare di capire cosa sia realmente accaduto: "Non basta proclamare Verità per Giulio, dobbiamo agire" ha detto Paola Regeni, mentre il padre ha detto che "abbiamo avuto rassicurazioni dal premier Gentiloni. Continuiamo a confidare nelle nostre istituzioni".

Ribadita con forza - anche dal senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione per i diritti umani - la richiesta di non inviare nuovamente l'ambasciatore italiano in Egitto. "I genitori di Giulio si sono rivolti al Papa in un modo molto commosso e sentito - sottolinea Manconi all'Adnkronos - nel ricordo dell'incontro avuto un paio di mesi fa con il Pontefice, che ha mostrato di conoscere la vicenda. Siccome ora il Papa andrà in Egitto, l'auspicio è che ci sia un ricordo di questa vicenda nei discorsi che farà".

UN ANNO DOPO
Lo scorso mercoledì 25 gennaio, a un anno esatto dalla scomparsa del ricercatore italiano Giulio Regeni, Amnesty International Italia ha organizzato una manifestazione a Roma.  La manifestazione si è aperta alle 12,30 con il saluto del Rettore, Eugenio Gaudio, ed è stata condotta da Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3. Ad intervenire sono stati invece Stefano Catucci, del Senato Accademico Sapienza; Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia; Luigi Manconi, presidente di 'A buon diritto' e della Commissione straordinaria diritti umani del Senato; Patrizio Gonnella, presidente della 'Coalizione italiana per le libertà e i diritti civili'; Giuseppe Giulietti, presidente della 'Federazione nazionale della stampa italiana'; Carlo Bonini, giornalista de 'La Repubblica'. Nel corso dell'evento sono stati letti estratti dei diari di viaggio di Regeni e sono intervenuti, in collegamento telefonico, i suoi genitori.

LA SCOMPARSA
Regeni nacque a Trieste il 15 gennaio 1988 cresciuto a Fiumicello (in provincia di Udine), ancora minorenne si trasferì per studiare all'Armand Hammer United World College of the American West (Nuovo Messico - Stati Uniti d'America) e poi nel Regno Unito.
Vinse due volte il premio "Europa e giovani" (2012 e 2013), al concorso internazionale organizzato dall'Istituto regionale studi europei, per le sue ricerche ed approfondimenti sul Medio Oriente.

Dopo aver lavorato presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale, stava conseguendo un dottorato di ricerca presso il Girton College e si trovava in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani presso l'Università Americana del Cairo. In alcuni articoli, scritti anche con lo pseudonimo di Antonio Druis e pubblicati dall'agenzia di stampa Nena e, postumo, da il manifesto,  ha descritto la difficile situazione sindacale dopo la rivoluzione egiziana del 2011.

Il 25 gennaio 2016 il ricercatore italiano inviò alle 19:41 un SMS alla fidanzata in Ucraina, dicendo che stava uscendo. Poco dopo, la studentessa Noura Wahby, amica di Regeni conosciuta nel 2014 a Cambridge, denunciò sul proprio profilo Facebook la scomparsa del ricercatore il quale, qualche ora prima, doveva incontrare delle persone in piazza Tahrir per festeggiare il compleanno di un amico. Durante i giorni della scomparsa venne lanciato su twitter gli hashtag #whereisgiulio e #?????_???? (letteralmente: #doveègiulio).

LE TORTURE
Il corpo mutilato e mezzo nudo di Giulio Regeni fu trovato il 3 febbraio 2016 in un fosso lungo la strada del deserto Cairo-Alessandria, alla periferia del Cairo. Il ministro Federica Guidi, che in quel momento si trovava in Egitto in missione diplomatica con un gruppo di imprenditori, ha immediatamente interrotto la visita ed è rientrata in Italia.

Il corpo recuperato mostrava segni compatibili con ipotesi di sottoposizione a tortura: contusioni e abrasioni in tutto corpo, come quelle tipicamente causate da un grave pestaggio, lividi estesi non incompatibili con lesioni da calci, pugni ed aggressione con un bastone. Si contarono più di due dozzine di fratture ossee, tra cui sette costole rotte, tutte le dita di mani e piedi, così come gambe, braccia e scapole, oltre a cinque denti rotti; si riscontrarono coltellate multiple sul corpo, comprese le piante dei piedi, probabilmente inferte con un rompighiaccio o uno strumento simile ad un punteruolo. Vi erano inoltre numerosi tagli, su tutto il corpo, causati da uno strumento tagliente simile ad un rasoio.
Si sono altresì riscontrate estese bruciature di sigarette, nonché una bruciatura più grande tra le scapole e incisioni somiglianti a vere e proprie lettere; l'esame autoptico rivelava una emorragia cerebrale e una vertebra cervicale spezzata a seguito di torsione del collo che sarebbe la causa ultima della morte. Il funerale del ricercatore si è svolto il 12 febbraio.
caricamento in corso...
caricamento in corso...