Draghi avverte Italia e Ue: “Il Qe finirà. Cambiare i Trattati”

30 maggio 2017 ore 12:13, Luca Lippi
Mario Draghi intervenendo al Parlamento europeo ha sottolineato la volontà della Bce di mantenere bassi i tassi e proseguire con il Qe. In sostanza Draghi vede il consolidarsi della ripresa, tuttavia non vede i Paesi protesi a rendere concrete riforme strutturali e quindi non se la sente di staccare la spina finchè non si verificheranno detrminate condizioni. Il ppresidente della Bce ha dichiarato: “E’ molto presto per farci dire che cambieremo la linea di politica accomodante. Draghi specifica che le prospettive economiche dell’area dell’euro stanno migliorando e i rischi di crescita al ribasso stanno diminuendo, ma i rischi legati a un’inflazione troppo bassa rendono vani tutti i tentativi di stimolo, questo è causato dall’assenza di riforme adeguate per portare il costo della vita a limiti sostenibili.
Bassi tassi di interesse – Draghi assicura un basso livello dei tassi di interesse sui depositi, cioè quello che le banche pagano per depositare i loro fondi a Francoforte, e sul tasso per le operazioni di rifinanziamento, vale a dire il costo al quale le banche stesse ottengono credito dalla banca centrale europea. 
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Si continua con il Quantitative Easing (Qe) - Il programma di immissione di liquidità nel settore finanziario per stimolare crediti ed economia prosegue e non si escludel’estensione anche alla Grecia, Paese sotto programma di assistenza, ma “servirà un accordo tra le parti”.  
 
Riforme strutturali condizione necessaria - La politica monetaria della Bce non basta, servono misure “di accompagnamento” dei governi per dare credibilità ad Eurolandia e all’operato della Banca centrale europea. Non un messaggio nuovo. Parallelamente, occorre andare avanti con l’unione monetaria, e questo per almeno due ragioni: perché l’euro “è irreversibile”, e perché la fragilità dei Paesi con la moneta unica “deriva dal mancato completamento” del progetto.  
 
Le criticità per la Bce - Gli Stati non si fidano gli uni degli altri. Draghi lo mette in evidenza quando spiega perché a oggi non c’è una capacità di bilancio dell’area euro, che pure servirebbe in nome di quel completamento dell’unione. Per averla servono due cose, “la fiducia e la convergenza”. I Paesi appaiono al contrario ancora troppo distanti. Ed è anche in ragione di ciò che il presidente della Banca centrale europea giustifica il mantenimento delle politiche di sostegno volute finora. 
 
Avvertimento all’Italia quando finirà il Qe - Prima o poi il sostegno dell’istituzione Ue finirà alla politica monetaria della Bce. Finirà in particolare l’effetto del Quantitative Easing, e allora “i Paesi ad alto debito e bassa crescita” dovranno fronteggiare un aumento dei tassi di interesse e disporre degli strumenti adeguati per farvi fronte, garantendo politiche di bilancio sane e favorevoli alla crescita. Un monito all’Italia, sia pure non citata direttamente, ma che risponde all’identikit tracciato ai parlamentari europei. È un nuovo appello di Draghi per le riforme strutturali e un pro-memoria a quanti finora hanno vissuto della rendita delle politiche accomodanti della Bce.  
 
Draghi ammette che si temono contraccolpi dal Brexit e che internamente alla Bce si lavora a tutti gli scenari, ma fondamentale sarà la capacità delle banche di essere preparate a tutto. La politica della Bce resterà in vigore per concedere il tempo di organizzarsi, nell’auspicio che si mettano in sicurezza gli istituti di credito e si rimetta mano all’architettura dell’unione monetaria. Vanno eliminati i crediti deteriorati, vero e proprio “fardello” per il sistema bancario europeo. E poi, “non bisogna avere paura di cambiare i trattati”. Draghi detta la linea, ancora una volta.

In conclusione – Mario Draghi è determinato a mantenere la sua promessa nonostante la pressione della Merkel e la Bundesbank per la fine del Qe. Certo le parole del presidente della Bce non sono insensate, ma rimane il problema dei tempi stretti. L’Italia non farà mai in tempo a fare riforme strutturali che si traducono in sacrifici per tutti gli italiani. Sacrifici che inevitabilmente determinano il confronto con i costi sostenibili per una eventuale uscita dall’euro. Senza una convergenza politica sarà complicato mettersi seduti a un tavolo, e intanto il mandato di Draghi scadrà. Le nuvole all’orizzonte è rappresentato da una valanga di titoli rappresentativi del debito pubblico che torneranno sul mercato creando un’inevitabile speculazione e una irreversibile sciagura per le dimensioni del già critico debito pubblico. 

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autore / Luca Lippi
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