Scendono in campo i partiti della 'partita Iva'. Cosa c’è dietro…

31 maggio 2017 ore 16:58, Luca Lippi
Molto più di una partita economica. Basta rispondere a una domanda: dei partiti italiani, chi è favorevole all’aumento dell’Iva e chi no? La risposta è piuttosto semplice, il “partito del governo tecnico” è favorevole all’aumento dell’Iva. E’ un super-partito  che inevitabilmente si formerà, composto dagli attuali, se non si metteranno d’accordo sulle politiche economico-finanziarie.

Vediamo le posizioni in gioco sulla questione Iva:
- Renzi è pronto sin da aprile a far cadere il governo sull'aumento dell'Iva. "Nel Def c'è scritto chiaramente che l'aumento non ci sarà, dunque non aumenteremo l'Iva", chiedendo a Paolo Gentiloni di "fare uno sforzo in più". "Non ci possiamo far dettare l'agenda dall'Europa", avrebbe ribadito più volte. Parole che si scontrano con il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, con cui i rapporti non sono più idilliaci come un tempo (ammesso che lo siano mai stati). Secondo Renzi "non possiamo continuare con il ce lo chiede l'Europa" e su questo tema, fino alle ultime ore che lo vedono dibattere sulla nuova legge elettorale, ha basato la sua campagna elettorale. 
- La posizione del Movimento 5 Stelle sull’Iva. “Se le clausole di salvaguardia scatteranno il costo medio delle famiglie salirà. Questo produrrebbe un ulteriore crollo della domanda interna, dell'occupazione e del gettito fiscale in un rincorrersi di nuove tasse al fine di coprire i buchi prodotti da quelle precedenti”.
- La posizione di Forza Italia secondo quanto dichiarato da Laura Comi alla trasmissione Coffee Breck del 22 april: “L'aumento dell'Iva incrementerebbe l'evasione fiscale'”.
Scendono in campo i partiti della 'partita Iva'. Cosa c’è dietro…
Cosa c’è dietro tutto questo? Forse un po’ di ipocrisia trasversale, invero le clausole di salvaguardia (la causa del possibile aumento dell’Iva), sono state istituite nel 2012 col sostegno del Parlamento superstite del governo Berlusconi e poi dal governo Letta con una nutrita rappresentanza del Pd a guida Bersani e poi Renzi. In certe questioni si tenderebbe a valutare la responsabilità anche di chi si è astenuto quando queste clausole sono state inserite nell’ordinamento di politica economica.

E allora cosa succederà? Il prossimo ottobre, come ogni anno, il nostro Governo dovrà presentare quella che viene chiamata Legge di Stabilità; in pratica la legge attraverso la quale viene stabilita la politica economica del nostro Paese, inoltre pende sulle teste degli italiani la spada di Damocle “clausole di salvaguardia”. 

Le clausole di salvaguardia, cosa siano è presto detto.  Negli scorsi anni abbiamo ottenuto dall’Europa il consenso a spendere di più, quindi ad aumentare il nostro indebitamento, impegnandoci a fare maggiori risparmi successivamente. Dato però che l’Europa non si fidava più delle nostre promesse, ha preteso le “clausole di salvaguardia”, ossia una sorta di “garanzia”. In pratica, qualora non avessimo fatto i maggiori risparmi che ci eravamo impegnati a realizzare, ci avrebbe imposto l’aumento dell’Iva (inizialmente si parlava di 2 punti percentuali, ma successivamente sono diventati 3 ed ora si parla addirittura di 4 punti percentuali) oltre a nuove accise sulla benzina.
Ma questo non era che l’inizio dei sacrifici che ci sarebbero stati imposti, perché non dobbiamo dimenticare che abbiamo inserito nella nostra Costituzione il pareggio di bilancio ed abbiamo approvato il Fiscal Compact. Ora la palla passerebbe alla politica. 

Votare alla scadenza naturale - Significa lasciare l’onere della Legge di Stabilità totalmente al Governo Gentiloni. 
Perché ora tutti vogliono anticipare. Risulta sorprendente che ora non solo Forza Italia, ma anche i 5 Stelle siano disposti a votare una nuova legge elettorale ed accettino di andare al voto anticipato a settembre, praticamente togliendo le castagne dal fuoco proprio a Renzi che non dovrebbe quindi pagare lo scotto di una Legge di Stabilità che, in ogni caso, sarà una sventura inevitabile per tutti. L’unica risposta logica è da individuare in una legge elettorale che favorisca le attuali opposizioni altrimenti sarebbe un autogol. 
In sostanza, se è vero come è vero, che votare alla scadenza naturale potrebbe causare una sconfitta del Pd, il rischio è quello di dover andare poi a votare con una legge elettorale che non li favorisca affatto, e quindi meglio raggiungere un compromesso con Renzi. Il fatto, però, è che, almeno per quanto è dato a sapere, non sembra proprio che la legge elettorale che si apprestano a discutere e approvare sia così favorevole ai partiti attualmente all’opposizione, tutt’altro!

La legge attuale in esame - Pare proprio che conduca all’ingovernabilità e dall’ingovernabilità si esce solamente con un governo tecnico. Ecco la soluzione che salverà capra e cavoli lasciando in mano agli italiani la miccia accesa dell’aumento dell’Iva a gennaio.

Alternative al governo tecnico – una situazione simile a quella spagnola, ossia la mancanza di governo che si protrae a lungo, nel frattempo andremo più volte a votare, finché un giorno non si riuscirà davvero a trovare un’intesa per formare un Governo. Nel frattempo gli italiani subiranno l’aumento dell’Iva a gennaio, la finanziaria da 30mld e non potranno prendersela con nessuno. Un solo avvertimento utile per tutti coloro che ancora credono si riesca a votare a settembre. A gennaio entra a regime il Fiscal Compact, neutralizzabile solo da un governo stabile e credibile, forse una moneta di scambio con la Ue che potrebbe concedere il disinnesco del Fiscal Compact a patto di vedere alla guida del Paese Mario Draghi. Proviamo a pensarci “ce lo chiede l’Europa”.

#Iva #Clausoledisalvaguardia #Aumento #governotecnico #partiti #elezioni

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...