Bankitalia, Visco: ''Uscita dall'euro non risolve problemi, rischio instabilità''

31 maggio 2017 ore 21:19, intelligo
Il Governatore Ignazio Visco, nell’assemblea annuale della Banca d’Italia e alla presenza di Mario Draghi, riprende le considerazioni del suo più illustre omologo europeo e traccia un profilo degli ultimi anni dall’inizio della crisi ai giorni nostri: “È un'illusione pensare che la soluzione dei problemi economici nazionali possa essere più facile fuori dall'Unione economica e monetaria. L'uscita dall'euro, di cui spesso si parla senza cognizione di causa, non servirebbe a curare i mali strutturali della nostra economia; di certo non potrebbe contenere la spesa per interessi, meno che mai abbattere magicamente il debito accumulato. Al contrario, essa determinerebbe rischi gravi di instabilità. La competitività dell'Italia non soffre per un cambio sopravvalutato; le partite correnti della bilancia dei pagamenti sono in avanzo; è stato difeso il potere d'acquisto. Le regole europee di finanza pubblica contengono elementi di flessibilità, da utilizzare prestando sempre attenzione alle dimensioni e al rinnovo del debito."


Visco ripercorre gli anni della crisi del 2009, la maggiore dal Dopoguerra, per affermare che anche in Italia, ‘ancorché debole’ la crescita si protrae da due anni. Il Pil dell’area euro nel 2017 “dovrebbe essere prossimo al +2%, circa il doppio che nel nostro Paese. Anche grazie al sostegno della politica monetaria della Bce”. Tuttavia Visco conferma quanto detto da Draghi, il Qe non può durare in eterno e quindi la politica monetaria non può da sola garantire il ritorno a una crescita stabile e sostenuta. I problemi strutturali delle economie nazionali vanno affrontati accelerando i necessari interventi di riforma. In sostanza è la replica del discorso di Mario Draghi (http://www.intelligonews.it/a/62293/) “L’esigenza di superare la crisi ha sollecitato, sollecita ancora, uno sforzo eccezionale”. Non minore è l’impegno necessario per ritrovare un sentiero di crescita stabile ed elevata, per “risolvere la questione del lavoro, così difficile da creare, mantenere, trasformare, questione centrale dei nostri giorni non solo sul piano dell’economia”, dice il governatore. “La principale lezione della crisi è che gli squilibri vanno corretti tempestivamente, altrimenti prima o poi si pagano. Sul terreno delle riforme, su quello della finanza pubblica, per le banche servono passi in avanti, non retromarce». Debito pubblico – “Dove il debito è particolarmente elevato deve proseguire con decisione il consolidamento dei conti pubblici”, afferma il governatore .

“L’alto livello di debito rende più vulnerabile l’economia, e accresce i costi di finanziamento degli investimenti privati”. Per il governatore è necessario avviare una diminuzione continua a tangibile dell’incidenza del debito sul Pil. “Un passaggio che non deve essere ritardato”. Visco ricorda che ogni anno l’Italia si rivolge ai mercati per collocare titoli per 400 miliardi. E’ necessario un impegno costante e prolungato nel controllo dei conti pubblici, politiche dalle quali deriverebbero effetti positivi sul clima di fiducia, sull’attività economica e sulla spesa per gli interessi.

Un obiettivo raggiungibile. “Con un tasso di crescita annuo intorno all’1%, l’inflazione al 2 e con l’onere medio del debito in graduale risalita verso i valori osservati prima della crisi, un saldo primario (ossia al netto degli interessi) in avanzo del 4 per cento del Pil, sostanzialmente in linea con il quadro programmatico del governo, consentirebbe di ricondurre il rapporto tra debito e prodotto al di sotto del 100 per cento in circa dieci anni”, dice il governatore di Bankitalia.

Lavoro – E’ centrale. Riguarda l’integrazione sociale e la stessa identità personale, ha sottolineato Visco. “Sul piano economico non va vista solo come un problema congiunturale: il potenziale di crescita dell’economia dipende dalla quantità e dalla qualità della forza lavoro e dalla capacità del sistema produttivo di darle un impiego adeguato. Le tendenze demografiche e tecnologiche giocano un ruolo importante, che si accrescerà negli anni a venire’” e quindi “un aumento della partecipazione al mercato del lavoro e un inserimento efficace e razionale degli immigrati saranno elementi necessari per lo sviluppo futuro del Paese. Ma occorre che torni a crescere la produttività”.

I crediti deteriorati - Il governatore sottolinea che le sofferenze, triplicate dal 2007 al 2015, a fine 2016 erano pari 1 173 miliardi, cioè il 9,4% dei titoli complessivi. L’Europa e l’Ue - deve restare “un’ancora salda in un mondo che appare sempre più instabile e politicamente imprevedibile”. La disponibilità a una cooperazione più stretta su temi quali l’immigrazione, la difesa, la sicurezza, la giustizia e la rappresentanza internazionale costituisce un indubbio segnale positivo per il governatore. E incita a “proseguire su questa strada, sciogliendo i nodi che ancora ostacolano l’efficacia del governo economico dell’area”. Uno dei problemi che la crisi ha reso evidente consiste proprio nell’incompletezza della costruzione europea, specie nel campo economico e finanziario, spiega Visco. Che dice no alla frammentazione dei poteri tra un numero elevato di autorità, perché “finisce talvolta per rendere più difficile l’individuazione di misure da prendere, rallenta le azioni che per essere efficaci richiederebbero invece estrema rapidità”, come si è visto nella gestione delle crisi bancarie.

Critiche a Bankitalia – “La Banca d’Italia è stata criticata anche in maniera aspra, siamo stati accusati di non aver capito cosa accadeva e di essere intervenuti troppo tardi” in merito alle crisi bancarie, “ma non sta a me giudicare, l’impegno del direttorio è stato massimo”, sostiene il governatore. “I casi di cattiva gestione delle banche si ripetono con regolarità indipendentemente da chi sta al governo o in Banca d’Italia”, che non risparmia critiche alla politica nazionale ma anche alla politica europea, che “ha ostacolato soluzioni come la bad bank” . In conclusione – Visco ripercorre dieci anni togliendo qualche sassolino dalla scarpa e forse provando anche a scrollarsi di dosso qualcosa che in realtà appartiene all’Istituzione che rappresenta. Sulla questione del ritorno alla Lira, giacché non se ne parla da diversi mesi sembra quasi un ‘excusatio non petita…’.

di Luca Lippi

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