Lavoro e bonus giovani i pilastri del Def. Mdp: "Aspettiamo segnali"

04 ottobre 2017 ore 10:30, Americo Mascarucci
Lotta alla povertà, investimenti, incentivi all’occupazione con il ricorso al bonus giovani. Sono questi i pilastri della prossima legge di stabilità come si evince dalla nota di aggiornamento al Def illustrata ieri dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan davanti alla Commissioni Bilancio di Camera e Senato. La manovra per il 2018 parte da un valore di 19,58 miliardi. Le coperture ammontano a 8,6 miliardi di cui 3,5 miliardi sono tagli alla spesa e 5,1 miliardi di entrate aggiuntive che dovrebbero arrivare dalla lotta all'evasione. 

IL BONUS GIOVANI
Primo obiettivo del Governo proseguire con il rilancio dell’occupazione. Per Padoan è necessario favorire la prosecuzione del trend che ha permesso di attivare in quattro anni un milione di posti in più rispetto al punto minimo. E questo si concretizzerà con nuovi incentivi alle assunzioni, con 338 milioni di euro previsti per il 2018 destinati a salire a 2,162 miliardi di euro l'anno successivo e a quasi 4 miliardi di uro nel 2020. Nel capitolo competitività e innovazione, sono inclusi incentivi agli investimenti privati di Impresa 4.0 ma anche interventi sul costo del lavoro volti a incentivare assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori giovani. La previsione è di un milione di posti di lavoro in più, non subito, ma in quattro anni. 
Lavoro e bonus giovani i pilastri del Def. Mdp: 'Aspettiamo segnali'

INVESTIMENTI
Padoan conferma poi l’orientamento del Governo per maggiori risorse per investimenti pubblici, da destinare sia alle amministrazioni centrali sia a quelle locali. Si parte dai 300 milioni di euro nel 2018, ad 1,3 miliardi nel 2019 e 1,9 miliardi nel 2020.
"L'insieme degli interventi produce un impatto netto positivo per la crescita: si stima incremento del tasso di crescita del Pil di 0,3 punti percentuali nel 2018-2019", ha spiegato Padoan, "lo sforzo per il miglioramento dell'Italia in questi anni di crisi è tra i più significativi dei paesi dell'area euro".

LOTTA ALLA POVERTA’
Poi c’è il capitolo coesione sociale con interventi rivolti a contrastare la povertà. In questo ambito sono previste maggiori risorse per il reddito di inclusione con lo stanziamento di 600 milioni di euro nel 2018  seguiti da altri 900 milioni nel 2019 e 1,2 miliardi nel 2020.   Per la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia inoltre, scrive il Ministero, serviranno 15,7 miliardi, di cui circa 10 miliardi (0,6% del Pil) sono quelli recuperati grazie al maggior spazio sul deficit accordato da Bruxelles.

REAZIONE DI MDP
"La nostra insoddisfazione è massima. La relazione sulla Nota di aggiornamento al Def non è orientata a crescita ed equità, come invece avevamo auspicato e richiesto" attacca la capogruppo di Mdp al Senato Maria Cecilia Guerra, che intervistata dal Corriere della Sera, annuncia il voto favorevole allo scostamento del piano di rientro dal deficit programmato, ma la non partecipazione al voto sulla Nota. 
Poi Guerra aggiunge: "Poniamo una questione di merito su sanità e lavoro. Da Gentiloni ieri non abbiamo avuto risposte. Abbiamo deciso di non votare a favore della nota di aggiornamento del Def, ma non voteremo nemmeno contro. Per la legge di bilancio, decideremo dopo avere valutato l'atteggiamento di Gentiloni. Chiediamo: abolizione super ticket per la sanità e più tutele sul lavoro dove crescono i contratti a tempo determinato e non quelli a tempo indeterminato". 
Dunque al momento non ci sarà un voto di MdP contro il Governo. "C'e' ancora la legge di Bilancio. Noi cerchiamo ancora un'interlocuzione - aggiunge -, abbiamo molte proposte e speriamo arrivino risposte". 
Un modo per coniugare la posizione moderata di Giuliano Pisapia dialogante con il Governo e quella oltranzista di Massimo D'Alema che invece vorrebbe passare armi e bagagli all'opposizione. 
Alfredo D'attorre altro parlamentare Mdp ha poi chiarito: "Con una scelta di responsabilità noi assicureremo i nostri voti per garantire lo spostamento in avanti del pareggio di bilancio, sulla nota di aggiornamento al Def non parteciperemo al voto per segnalare il fatto che non è questa la nostra politica economica, che non ci sentiamo d'accordo. Prendiamo atto di non far parte politicamente di una maggioranza che prende le sue decisioni indipendentemente dalle nostre posizioni e ci predisponiamo a un confronto di merito su una legge di bilancio".
E ieri Filippo Bubbico di Mdp si è dimesso dalla carica di viceministro dell'Interno, spiegando che "per coerenza con le posizioni annunciate oggi dal gruppo Mdp rispetto al Documento di economia e finanza presentata dal ministro Padoan, ha deciso di non rimanere nella compagine di governo".

REPLICA DEL PD
Responsabilità che però non è interpretata come tale dalle parti del Nazareno. "Lo strappo di Mdp è un fatto politico che dobbiamo sottolineare per la sua gravità, in un momento in cui stiamo facendo tanto per l'occupazione" risponde il responsabile della comunicazione del Pd, Matteo Richetti. "Non è solo una cosa tecnica - aggiunge - Non possiamo nasconderci dietro un dito, ci sono buone notizie sull'economia, che hanno tenuto insieme finora il centrosinistra".

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