Padoan da Trento su Pil e populismi: "Ue soluzione, non il problema"

05 giugno 2017 ore 10:31, Luca Lippi
Pier Carlo Padoan al Festival dell’Economia di Trento: Il mio obiettivo è offrire al Paese dei conti sempre più in ordine e degli spazi di utilizzo per il sostegno alla crescita”. Sembra essere una sorta di testamento quello del ministro dell’Economia, un messaggio di fine mandato e anche una risposta alle pressioni degli ultimi giorni. Nei giorni scorsi il ministro è stato ‘nominato’ dal segretario del Pd Matteo Renzi, contestualmente il titolare dell’Economia si sta trovando nel mezzo di una bufera messa in moto dall'incertezza politica causata dalle fibrillazioni per eventuali elezioni anticipate. Padoan ha usato il palco della manifestazione trentina per rispondere al candidato premier del centrosinistra. 
Padoan da Trento su Pil e populismi: 'Ue soluzione, non il problema'
Le parole di Padoan –Cosa fare con questi spazi è una decisione politica in cui non entro, spetta alla legge di Bilancio definirli e a chi la farà”. Perché elezioni anticipate o meno, comunque il prossimo anno “tornerò a Trento da pensionato dell’Università di Roma”. Battute a parte, Padoan risponde a distanza a Renzi che dalle colonne del Sole 24 Ore, chiedeva di “non sprecare la manovra”, andando verso una diminuzione delle tasse: "L’ultima cosa che un ministro vuole fare è sprecare la manovra. La legge di Bilancio non va mai sprecata ma inserita in una prospettiva di medio termine”. 
Padoan ricorda anche cheil cuneo fiscale in Italia è stato abbassato nel primo momento in cui il governo Renzi è entrato nel Paese”. Sottolinea il titolare del Mef gli scgari per le famiglie e le imprese e prosegue: “Ritengo che gli elementi di crescita attuali siano dovuti anche a questo”.

Sulle previsioni – Prendendo spunto dai dati sulla crescita certificati dall’Istat giovedì scorso Padoan ha detto che aumentano i margini di azione dell’Italia sui conti pubblici. Il ministro ha già fatto richiesta di uno ‘sconto’ a Bruxelles pari a 9 miliardi e su questo “vedremo come andrà a finire, l’accordo non è ancora definitivo”. Tuttavia non nasconde ottimismo: “Stiamo andando nella direzione giusta, a velocità un po’ superiore a quella attesa. La crescita sarà migliore delle previsioni di Commissione Ue, Ocse e degli altri, perché incomincerà ad agire l’impatto delle misure che sono state prese nei tre anni scorsi. Queste cose cambiano i parametri, come si dice in gergo tecnico ci sono rischi al rialzo. Ci vuole tempo perché la combinazione di politiche di bilancio e di riforme strutturali diano i loro pieni frutti insieme”.

Europa e Ue – il ministro ha dedicato ampio spazio di dialogo all’immigrazione e ai populismi. Un dato di fatto da cui non si può prescindere è che “la voce dell’Italia è tanto più forte quanto più si riconosce che il Paese rispetta gli impegni”. Ma non bisogna fare l’errore di considerare Bruxelles come la causa di tutti i mali: L’Europa è parte della soluzione e non parte dei problemi dei cittadini”. Quanto alla diversa visione tra i Paesi sostenitori dell’austerity e quelli pro flessibilità, Padoan ha osservato che “la politica di abbattimento del debito non è in contrasto con le politiche di crescita”. E sull’immigrazione: “È una sfida epocale, non illudiamoci che i flussi diminuiscano per ragioni demografiche”. Per fare fronte non solo all’emergenza ma gestire il fenomeno è necessaria un’”azione collettiva e l’Europa è in grado di farla”. E’necessario che le economie più avanzate capiscano che “la crescita deve essere inclusiva: questa è una priorità che l’Italia ha posto tra i temi principali del G7 delle Finanze di Bari”.

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autore / Luca Lippi
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