Boeri nel mirino: polemiche e bilancio su pensioni pagate da immigrati

05 luglio 2017 ore 11:27, Luca Lippi
Abbiamo bisogno degli immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale, questo è il grido di Boeri per salvare i conti dell’Inps. In realtà poi descrive dettaglaiatamente altre criticità, alle quali partecipa anche il popolo degli immigrati e quindi ne accresce i costi più che se questi ultimi scegliessero una destinazione diversa dall’Italia.

Immigrazione - Oggi gli immigrati offrono un contributo molto importante al finanziamento del nostro sistema di protezione sociale e questa loro funzione è destinata a crescere nei prossimi decenni man mano che le generazioni di lavoratori autoctoni che entrano nel mercato del lavoro diventeranno più piccole. Nella Parte terza del Rapporto documentiamo come gli immigrati che arrivano da noi siano sempre più giovani: la quota degli under 25 che cominciano a contribuire all’Inps è passata dal 27,5% del 1996 al 35% del 2015. In termini assoluti si tratta di 150.000 contribuenti in più ogni anno. Compensano il calo delle nascite nel nostro Paese, la minaccia più grave alla sostenibilità del nostro sistema pensionistico, che è attrezzato per reggere ad un aumento della longevità, ma che sarebbe messo in seria difficoltà da ulteriori riduzioni delle coorti in ingresso nei registri dei contribuenti rispetto agli scenari demografici di lungo periodo.
Boeri nel mirino: polemiche e bilancio su pensioni pagate da immigrati
Nel triennio precedente alla crisi circa 150.000 lavoratori immigrati cominciavano a versare contributi ogni anno mentre il 5% dello stock di lavoratori immigrati (circa 100.000 persone) uscivano dal nostro mercato del lavoro. Nella simulazione la popolazione dei contribuenti immigrati si riduce mediamente ogni anno di circa 80.000 persone nei prossimi 22 anni. Ipotizzando una retribuzione annua di ingresso di 2.700 euro, molto inferiore a quella dei lavoratori italiani, poi crescente fino a un massimo di 9.500 euro al termine della carriera. Guardando tanto al gettito contributivo che alle spese associate a prestazioni destinate agli immigrati (pensioni, prestazioni a sostegno del reddito, assegni al nucleo famigliare, invalidità civile), iI risultati della simulazione a prezzi costanti possono essere riassunti in tre cifre: nei prossimi 22 anni avremmo 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi per le casse dell’Inps. Insomma una manovrina in più da fare ogni anno per tenere i conti sotto controllo.
Il Rapporto mette in luce come ci sia una forte relazione positiva fra occupazione femminile e natalità. Possiamo aspirare a diventare uno dei paesi con alta partecipazione femminile e alta natalità, anziché essere relegati all’estremo opposto della bassa partecipazione e bassa natalità. Questo ci permetterebbe di rendere più sostenibile il nostro sistema di protezione sociale unendo ai vantaggi di avere un più alto numero di contribuenti, quelli di impedire un forte declino dei tassi di fecondità che può minare alla base i sistemi pensionistici a ripartizione. Il declino delle nascite in Italia si spiega con gli alti costi della genitorialità. 
Il costo dell’Inps. Nel 2016 è costata 3.660 milioni contro i 4.531 del 2012, all’indomani dell’incorporazione di Inpdap ed Enpals. I maggiori risparmi sono stati ottenuti in questi anni sulle spese per l’informatica (-156 milioni) e il personale in servizio (-214 milioni), oltre che nella razionalizzazione della nostra presenza sul territorio, ad esempio accorpando le sedi Inps e Inpdap (-109 milioni). I costi complessivi della macchina nel 2016, al netto dei riversamenti all’erario per l’Irpef dei dipendenti, sono stati di 3,3 miliardi. Quindi, a fronte di circa 440 miliardi di prestazioni erogate, l’Inps costa allo Stato italiano poco più di 3 miliardi l’anno.
Manca la sottolineatura dell’adeguatezza sulle pensioni. Il rapporto è tutto sbilanciato sulla sostenibilità e quindi nessun accenno alla previdenza complementare, a meno che non sia sfuggito.
Tuttavia il conto è presto fatto, ogni anno gli stranieri versano otto miliardi di euro in contributi e ne prelevano tre, lo ha afferma lo stesso Boeri, però dimentica che l’Ente che gestisce fonda i suoi conti, ormai, in larga parte su un sistema di tipo contributivo, per cui ciò che viene versato sarà prima o dopo chiesto indietro sotto forma delle varie prestazioni assistenziali (ad esempio assegni di disoccupazione) o previdenziali (pensioni). Ed è ormai noto che se oggi  il sistema si regge, sul lungo termine l’apporto degli stranieri è destinato non a puntellare, bensì a mandare gambe all’aria i conti dell’Inps.
La tesi appena esposta è confermata dallo stesso Boeri,  “È vero un giorno avranno la pensione pure loro, però molti torneranno al loro Paese d’origine. I loro versamenti saranno a fondo perduto”. In sostanza si appella alla speranza per l’Inps sul lungo termine di compiere un furto!  E come fa a dirlo il presidente dell’Inps? Con la legge sullo ius soli si sta facendo di tutto perché gli immigrati restino qui vita natural durante, e allora Boeri dice tutto e il contrario di tutto.

Polemica sulla funzione dell’Inps - la parola "protezione" dovrebbe sostituire la parola "previdenza", secondo Boeri, già nell'acronimo dell'Istituto, dal momento che solo 150 prestazioni tra le oltre 400 erogate sono di carattere previdenziale. Recentemente ai compiti già previsti si sono aggiunte il Bonus mamma domani, l’Ape sociale e l’Ape volontaria, ancora sui nastri di partenza, tutte prestazioni di natura non strettamente previdenziale. Nel 2018 l’Inps sarà l’ente concessorio del Reddito di Inclusione, la prima misura di assistenza sociale omogenea per tutto il territorio nazionale. Ogniqualvolta si propone un programma rivolto direttamente ai cittadini, alle famiglie, l’Inps viene chiamato in causa, come amministrazione cardine di questi servizi (ma non è detto che sia sempre cosi). I cittadini devono sapere che sono “clienti” ma che purtroppo non possono scegliere il negozio dove servirsi., dove non vale la regola che “il cliente ha sempre ragione”. Una volta gli iscritti all’Inps erano definiti utenti. In questo caso il cambio del nome corrisponde alla sostanza delle cose.
Inutile stare a fare nuovamente i conti, l’Inps non riesce a svolgere la funzione per cui è stato creato e l’immigrazione non può fare altro che aggravare la parte protezionistica dell’Inps a danno di quella previdenziale. E’ quanto sostenuto polemicamente anche dal prof, Claudio Borghi a Intelligo.
La polemica diventa velenosa in conclusione, quando boeri affronta la questione sul bilancio dell’Istituto.

Bilancio Inps - "Chi giudica la gestione dell'Inps sulla base dei suoi bilanci dovrebbe avere presente che il 99% delle spese dell'Inps è composto da prestazioni che vengono erogate dall'istituto sulla base di leggi dello Stato e per conto dello Stato. L'Inps è tenuto ad applicare queste leggi e non ha il potere di adattare le aliquote contributive per eventualmente coprire nuove uscite. Abbiamo diverse proposte normative per ridurre il disavanzo strutturale di molte gestioni pensionistiche, legato al fatto che l'85% delle prestazioni in essere è ancora in applicazione del metodo retributivo o di regole ancor più vantaggiose e insostenibili. Abbiamo anche fornito indicazioni dettagliate per misure di taglio della spesa che preservino, se non migliorino, l'efficienza nell'erogazione dei servizi nell'ambito della spending review. Tutte queste proposte sin qui sono rimaste inattuate. Il paradosso è che chi oggi attribuisce all'Inps la responsabilità dei suoi disavanzi di gestione e patrimoniali ci criticava allora per il fatto di formulare proposte che non ci competevano! Non pochi di questi rigoristi sui conti dell'Inps hanno, tra l'altro, sostenuto nelle piazze o in Parlamento l'approvazione di misure di aumento della spesa previdenziale non coperte da un aumento dei contributi". Certo sarebbe sciocco attribuire all'Inps i risultati della gestione economica. Ma Boeri non può cavarsela dicendo che comunque le pensioni saranno pagate (il che è vero, sempre che lo Stato non fallisca). Ma anche nel caso delle pensioni vale il detto che nessun pasto è gratis. Se è il Tesoro ad aggiungere le risorse che mancano, usa quelle che incassa dalle tasse e le sottrae ad altre destinazioni. 

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autore / Luca Lippi
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