Morte degna a Riina, cresce il fronte del no alla Cassazione

06 giugno 2017 ore 12:05, intelligo
Il diritto a una “morte dignitosa” riconosciuto dalla Cassazione al superboss mafioso Totò Riina fa sempre più discutere. All’indomani della sentenza della Prima sezione penale della Suprema corte, che ha annullato una ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Bologna invitando a valutare se Riina, gravemente malato, debba morire a casa sua o comunque fuori dal carcere, è quasi unanime il coro di chi protesta contro la decisione. Fuori dal coro le voci delle forze politiche e delle associazioni che si battono prioritariamente per i diritti dei detenuti.

IL FRONTE DEL NO ALLA SCELTA DELLA CASSAZIONE – In prima linea contro la sentenza della Suprema corte ci sono i figli del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso a Palermo nel 1982 in un agguato ordinato da
Morte degna a Riina, cresce il fronte del no alla Cassazione
Toto Riina
Riina. ''Penso che mio padre una morte dignitosa non l'ha avuta, l'hanno ammazzato lasciando lui, la moglie e Domenico Russo in macchina senza neanche un lenzuolo per coprirli”, lamenta la conduttrice tv Rita Dalla Chiesa. “Di dignitoso, purtroppo, nella morte di mio padre non c'è stato niente'', aggiunge. Meno tranciante ma ugualmente critica la posizione del fratello di Rita, il sociologo ed ex parlamentare Nando Dalla Chiesa: “Ne abbiamo avute troppe di perizie di comodo per non sapere come si riesca a restare anni e anni agli arresti domiciliari”. Di segno simile le reazioni sul versante politico, dal Pd (occorre “dire no ad una simile decisione: Riina non deve essere scarcerato", è il parere del deputato Emanuele Fiano) a Forza Italia ("Riina sta male? Ci sono carceri attrezzate per l'assistenza medica necessaria", protesta via Twitter il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri), dalla Lega (“Fine pena mai, per Riina e per quelli come lui!”, insorge il leader leghista Matteo Salvini) al Movimento 5Stelle (“È sorprendente la benché minima possibilità di una sua scarcerazione”, dicono di Riina i componenti pentastellati della commissione parlamentare Antimafia).

LE VOCI IN DISSENSO – A favore della decisione della Cassazione e in generale del diritto di Riina a una morte dignitosa si schiera il Partito radicale: "La sentenza della Corte di cassazione sul caso Riina è ineccepibile sotto il profilo giuridico, ed è un raro esempio di indipendenza del giudizio di una suprema corte da considerazioni di tipo moralistico, populistico o, peggio, politico", affermano in una nota gli eredi politici di Marco Pannella. "Principi e norme come 'umanità della pena', 'diritto a morire dignitosamente', 'attualità della pericolosità sociale', sono raramente rispettati da un giudice quando si tratta di persona che per il suo passato criminale ha rappresentato l'emblema della mostruosità che non può mai svanire, che va alimentato per tutta la vita", fa notare ancora il Partito radicale. Nello stesso solco si inserisce l’associazione pro detenuti Antigone: “Uno Stato forte e democratico non fa mai morire nessuno in carcere deliberatamente", dichiara in una nota il presidente Patrizio Gonnella. "In attesa di leggere le motivazioni della pronuncia della Cassazione, quella riguardante Riina – aggiunge Gonnella - è una sentenza molto importante poiché pone il tema della dignità umana e di come essa vada preservata anche per chi ha compiuto i reati più gravi e, di conseguenza, come la pena carceraria non possa e non debba mai trasformarsi in una sofferenza atroce e irreversibile”.

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autore / intelligo
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