Migranti, a Tallinn l'Italia resta l'unico porto aperto: almeno Ong sotto tiro

06 luglio 2017 ore 17:10, Americo Mascarucci
Italia sola contro tutto a Tallinn. Le proposte avanzate dal Governo di Roma stanno trovando il muro contro muro da parte degli altri paesi europei e anche il piano d'azione della Commissione Europea sembrerebbe incontrare più di un ostacolo. Il vertice potrebbe davvero rappresentare una svolta, ma non per ciò che riguarda la soluzione del problema immigrazione quanto per il fatto di certificare il fallimento dell'Unione Europea, perché alla fine se le richieste italiane come sembra non saranno accettate, apparirebbe evidente la totale assenza di solidarietà fra i paesi membri.
Migranti, a Tallinn l'Italia resta l'unico porto aperto: almeno Ong sotto tiro

PORTI CHIUSI - L'Italia ha chiesto di aprire i porti della costa meridionale dell'Europa per creare oltre a quella italiana, altre vie di sbocco per le navi che recuperano i migranti nel Medirerraneo. Un secco no è giunto da Francia e Spagna con quest'ultima che ha dichiarato senza troppi giri di parole: "L’Italia ha chiesto aiuto, e noi vogliamo dargliene, ma i porti della Spagna sono sottoposti ad una pressione importante nel Mediterraneo occidentale, aumentata del 140%, che impone anche a noi un grosso sforzo per i salvataggi in mare". Della serie, aiuto sì ma anche no.
La Francia dal canto suo continua a rifiutare i migranti economici, ancora di più dopo l'ondata di atti terroristici con cui Parigi ha dovuto fare i conti sotto elezioni. E se tutti speravano che Macron avrebbe condiviso con l'Italia il peso dell'immigrazione aprendo le frontiere ai migranti, oggi ecco l'amara verità: Macron sull'immigrazione sembra comportarsi nè più, né meno come forse si sarebbe comportata la leader dell'estrema destra Marine Le Pen se avesse vinto le presidenziali: chiusura dei porti e respingimenti alla frontiera.  
Al no della Francia e della Spagna si sono aggiunti anche la Germania e il Belgio. "Non sosteniamo la cosiddetta regionalizzazione delle operazioni di salvataggio" annuncia immediatamente il ministro tedesco Thomas de Maiziere. Theo Francken, ministro belga per l’Asilo e politica migratoria esclude l'apertura dei porti. Il ministro per la Sicurezza e Giustizia olandese Stef Blok spiega: "Aprire più porti europei ai migranti soccorsi non risolverà il problema. Bisogna pensare al ruolo che i porti africani potrebbero avere, porti come quelli di Tunisia ed Egitto ad esempio". Della serie: l'Italia si rassegni, qui i migranti non li prende nessuno

IL PIANO D'AZIONE - La Commissione Europea ha predisposto un piano d'azione per alleviare la pressione migratoria sulle coste italiane: il piano prevede che gli Stati membri si mobilitino per sostenere i rimpatri dei migranti irregolari e per accelerare i ricollocamenti. Inoltre la Commissione invita i Paesi a dare un maggior apporto al Fondo per l'Africa, per completare il contributo da 2,6 miliardi dal budget europeo, e ad andare avanti sulla riforma del regolamento di Dublino.
La Commissione punta poi ad aumentare le capacità di gestione del fenomeno migratorio da parte delle autorità libiche attraverso un progetto da 46 milioni di euro preparato insieme all’Italia, per sostenere lo sviluppo di un Centro di coordinamento per i soccorsi marittimi nel Paese nordafricano pienamente funzionante.
Prevista anche una forte mobilitazione delle agenzie Ue (Frontex, Agenzia Easo per l'asilo, la Guardia costiera e di frontiera Ue) per velocizzare il trattamento delle domande d'asilo e le operazioni di rimpatrio per chi non ne ha diritto, e per "esaminare urgentemente le proposte dell'Italia in relazione all'operazione navale congiunta Triton". Infine altro punto essenziale il lancio di un programma di reinsediamento dai campi profughi nei paesi di transito e accelerare la redistribuzione dall'Italia con una risposta più rapida alle richieste italiane.
Peccato che dal vertice di Tallinn anche l'attuazione di questo piano si stia rivelando molto più difficile del previsto. Basta leggere le dichiarazioni del commissario Ue per l'immigrazione Dimitris Avramopoulos per averne conferma: "Triton ha già un mandato ben definito, si tratta di migliorare l'attuazione di quanto già deciso". Il che significa che anche qui l'Italia avrà ben pochi spazi di manovra. Non resta che sperare nella redistribuzione dei migranti ma anche qui sono più le resistenze che le disponibilità concrete. Se in questo caso la Germania sembra disposto  darci la mano non lo sono i paesi dell'Est pronti a fare le barricate e ad alzare mri per impedire l'ingresso dei migranti. 
A questo punto resta da capire cosa farà l'Italia in presenza di tutti questi No. Si accontenterà delle briciole o deciderà di passare alle "maniere forti"?

LE ONG - Forse alla fine l'unica concreta possibilità di intesa sarà possibile su un maggiore controllo sulle attività delle Ong. I ministri europei avrebbero infatti concordato con l'Italia sulla necessità di un codice di condotta per le organizzazioni non governative che oggi salvano i migranti nel Mediterraneo centrale. Il testo è già in preparazione e verrà messo a punto tra Roma e Bruxelles. Secondo le ultime statistiche gli arrivi in Italia sarebbero saliti del 14% annuo dall'inizio del 2017.

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