Lavoro: donatore sangue inidoneo retribuito, l'Inps mette i paletti

08 febbraio 2017 ore 12:02, Luca Lippi
Anche chi, volendo donare il proprio sangue (o emocomponenti), risulti non idoneo avrà diritto alla retribuzione che spetta a chi effettivamente effettua il prelievo. Sull’argomento l’Inps ha però emesso una precisazione necessaria. 
Tutto nasce da un decreto interministeriale firmato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin (Dm 18 Novembre 2015), per il quale sono stati stanziati 406mila euro all’anno. 
Secondo il Decereto l’aspirante volontario (cui il medico del servizio trasfusionale abbia certificato la non idoneità alla donazione) si vedrà pagata, come gli altri, l’intera giornata lavorativa e i contributi figurativi (ovvero i contributi non versati dal datore di lavoro né dal lavoratore, ma direttamente dall’Inps). Un provvedimento, preso d’intesa con il Ministero dell’Economia, che vuole incentivare la donazione di sangue venendo incontro a quei cittadini che, pur ispirati dal valore della volontarietà e gratuità, vengano riconosciuti inidonei alla donazione (guarda i criteri per la donazione). Con questo decreto si concludeva l’iter previsto dall’articolo 8, comma 2, della legge 21 ottobre 2005, n. 219, con cui sono disciplinate le modalità attraverso le quali i lavoratori dipendenti possono vedersi riconosciute la retribuzione e la contribuzione figurativa, nel caso in cui il medico del servizio trasfusionale certifichi la non idoneità alla donazione.
Delle ultime ore la precisazione dell’Inps che con la Circolare Inps 29/2017 stabilisce il diritto alla retribuzione e all'accredito della relativa contribuzione figurativa per il periodo di assenza dal posto di lavoro anche in caso in cui l'interessato risulti inidoneo alla donazione ma solo limitatamente al tempo necessario all’accertamento dell’idoneità e alle relative procedure.

Lavoro: donatore sangue inidoneo retribuito, l'Inps mette i paletti

Nel dettaglio
L'Inps precisa che ove il lavoratore dipendente sia stato accertato inidoneo alla donazione di sangue o emocomponenti ha diritto alla retribuzione limitatamente al tempo necessario all'accertamento della predetta inidoneità nei seguenti casi: 
-sospensione o esclusione del donatore per motivi sanitari, secondo i criteri di esclusione o sospensione dalla donazione, previsti dalla normativa vigente; 
-mancata decorrenza dei tempi di sospensione, previsti dalla normativa vigente, tra una donazione e la successiva; 
-rilevata esigenza di non procedere al prelievo per specifico emocomponente e/o gruppo sanguigno, in base alla programmazione dei bisogni trasfusionali.
Detto questo, si conclude che il dipendente avrà diritto alla retribuzione che gli sarebbe stata corrisposta per le ore non lavorate comprese nell’intervallo di tempo necessario all'accertamento della predetta inidoneità. Tale intervallo di tempo deve essere calcolato con riferimento sia al tempo di permanenza presso il centro trasfusionale sia a quello di spostamento dallo stesso alla sede di servizio. La retribuzione in argomento andrà determinata applicando i criteri delineati nelle circolari Inps nn. 25 e 115 del 1981 relativamente al rimborso delle giornate di riposo fruiti dal lavoratore che ha effettuato la cessione gratuita del sangue.  
Inoltre, l'Inps precisa che la non idoneità del donatore deve essere certificata dal medico, responsabile della selezione del donatore, del servizio trasfusionale o relativa articolazione organizzativa o dell’Unità di raccolta, gestita dalle Associazioni e Federazioni di donatori di sangue che abbiano ottenuto, ai sensi della normativa vigente, l’autorizzazione e l’accreditamento secondo le modalità previste dalle regioni e dalle province autonome. 
A tale proposito, il lavoratore sarà tenuto ad inoltrare al datore di lavoro, unitamente alla domanda, il certificato di cui sopra attestante: 
-i dati anagrafici del lavoratore e gli estremi del documento di riconoscimento dal quale sono stati rilevati; 
-la mancata donazione, la motivazione, il giorno e l’ora di entrata e di uscita dal centro trasfusionale. 

La procedura di rimborso 
I datori di lavoro dovranno conservare la documentazione appena indicata per un periodo di 10 anni e, per ottenere il rimborso da parte dell'Inps della retribuzione persa, i datori di lavoro sono tenuti alla compilazione della denuncia contributiva Uniemens, dovranno porre a conguaglio le retribuzioni corrisposte al lavoratore risultato inidoneo alla donazione di sangue o emocomponenti, con i contributi o altre somme dovuti all’Inps. 
I datori di lavoro che non sono tenuti alla denuncia contributiva, possono richiedere il rimborso, tramite pagamento diretto, delle somme anticipate al lavoratore tramite presentazione telematica della domanda secondo le indicazioni fornite con la circolare INPS n. 5 del 16 gennaio 2012 allegando la documentazione sopra citata (dichiarazione del lavoratore e il certificato medico). 
Nei casi in cui sia dovuto il conguaglio o il pagamento diretto il datore di lavoro avrà diritto anche al ri,borso della contribuzione figurativa per il periodo di inidoneità alla donazione del dipendente. In tal caso il datore di lavoro dovrà provvedere ad inviare i dati necessari a determinare la collocazione e il valore della contribuzione figurativa. La valorizzazione della contribuzione figurativa avviene sulla base della retribuzione persa, cioè in base all’importo della normale retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore in caso di prestazione lavorativa, nel mese in cui si colloca l'evento. Il predetto importo deve essere determinato dal datore di lavoro sulla base degli elementi retributivi ricorrenti e continuativi. Il beneficio della contribuzione figurativa è riconosciuto anche per i periodi antecedenti all’emanazione del D.M. 18.11.2015 cioè quelli intercorrenti tra la data di entrata in vigore della legge n. 219 del 2005 (11 novembre 2005) e quella di entrata in vigore del D.M. 18.11.2015 (8 marzo 2016). 

autore / Luca Lippi
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