L. elettorale: salta il patto a 4, il testo torna in commissione

08 giugno 2017 ore 17:34, intelligo
ULTIMO AGGIORNAMENTO – La riforma della legge elettorale sul modello tedesco torna dall’aula della Camera in commissione Affari costituzionali. Il passo indietro potrebbe essere definitivo, dopo l’incidente di stamani a Montecitorio. Un vero mezzogiorno di fuoco, quello andato in scena alla Camera, quando è passato a scrutinio segreto un emendamento della deputata di Forza Italia Michaela Biancofiore volto a uniformare le regole di voto nazionali a quelle del Trentino. Il relatore Emanuele Fiano (Pd) aveva espresso parere contrario, i deputati del Movimento 5 Stelle avevano lasciato intendere che non avrebbero sostenuto in modo unanime l’emendamento Biancofiore. Sta di fatto che l’emendamento è stato approvato. Immediata l’ira del Pd, che ha scaricato la colpa sui pentastellati. Per Fiano, la riforma elettorale a 4 (Pd, M5s, Forza Italia, Lega) “è morta”. Accuse respinte dal M5S: secondo Roberto Fico, sarebbe irresponsabile, da parte del Pd, dire addio alla legge solo perché stato accolto un emendamento ragionevole. Ma molti scommettono che a questo punto la riforma elettorale basata su proporzionale e sbarramento al 5 per cento non vedrà mai la luce, tanto che si torna a parlare di elezioni anticipate con il cosiddetto “Consultellum”.

CHE COSA ERA SUCCESSO IN MATTINATA - Avevamo scritto: L’accordo sul sistema elettorale simil-tedesco - prevalentemente proporzionale e con sbarramento al 5 per cento - tra le quattro maggiori forze politiche (Pd, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega) sembrava preludere a una scorpacciata di voti a discapito dei partiti minori. L’intesa, però, rischia di provocare un’indigestione a Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini, che dovranno schivare più di una polpetta avvelenata. Se ne è avuta oggi una dimostrazione lampante alla Camera, dove la maggioranza trasversale è andata sotto (270 voti a favore, 256 contrari) su un emendamento - il primo all'esame dell'aula - di Michaela Biancofiore, deputata di Forza Italia, relativa al sistema di voto in Trentino Alto Adige. Immediate le polemiche tra Pd, FI e M5s. Riforma già da archiviare? E' presto per dirlo ma il cammino si complica. Ecco quali sono i principali pericoli da cui i quattro partiti dovranno guardarsi sulla via dell’approvazione della riforma (il via libera della Camera è atteso martedì, poi la palla passerà al Senato, dove i numeri per la maggioranza trasversale sono più a rischio). Il caso di oggi era stato anticipato ieri da alcuni segnali: al primo test in Aula col voto segreto, quello sulle pregiudiziali di costituzionalità della riforma elettorale, erano mancati 72 all’intesa a quattro. Nel secondo voto segreto, la dispersione di voti è stata di poco inferiore. Nel Pd è subito ricomparso il fantasma dei 101 franchi tiratori che nel 2013 stopparono l’ascesa di Romano prodi al Quirinale, ma anche negli altri gruppi parlamentari schierati a favore dell’accordo si sono registrate defezioni, più o meno giustificate. Considerando che a Montecitorio si attendono altri 98 voti a scrutinio segreto, le sorprese, per i quattro sottoscrittori dell’accordo, potrebbero fioccare. A Palazzo Madama, poi, il viatico rischia di essere ancor più faticoso.
Prima ancora di assaggiare polpette avvelenate o cibi comunque avariati, le truppe parlamentari che dovrebbero convertire in legge l’accordo siglato dai rispettivi leader fanno già registrare parecchi mal di pancia, talvolta alla luce del sole, oltre che nel segreto del voto in aula. Particolarmente rilevante il caso del Movimento 5 Stelle, in cui, nonostante gli sforzi di mediazione fatti dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, la componente cosiddetta ortodossa, vicina al presidente della Vigilanza Roberto Fico
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, non nasconde i propri dubbi sulle modalità dell’accordo trasversale. Il Movimento 5 Stelle vorrebbe introdurre nella riforma elettorale preferenze e voto disgiunto: nel weekend il popolo pentastellato sarà chiamato a pronunciarsi online. L’annuncio di Beppe Grillo – che ha aperto la strada a uno spostamento del voto finale in aula a martedì – ha fatto subito pensare a uno smarcamento da parte del fondatore del M5S. Macché, “il Movimento vuole la legge e il voto”, ha assicurato Grillo. I dubbi però, in attesa del voto dei militanti sul suo blog, rimangono.

IL FATTORE NAPOLITANO -  "Il voto anticipato è paradossale, è un colpo alla credibilità del Paese", aveva tuonato martedì il senatore a vita Giorgio Napolitano. E aveva aggiunto: "In tutte le democrazie si vota a scadenza naturale. Questa è una legge elettorale fatta da quattro leader per calcolo di convenienza". Un duro attacco che è stato seguito in serata da un’esternazione critica – seppure con toni meno taglienti – da parte di Prodi, anch’egli contrario alle elezioni anticipate e all’impianto della riforma elettorale. Si è trattato di doppio colpo per Matteo Renzi: le bordate di due padri nobili del centrosinistra non sono un buon preludio per la riforma elettorale e in generale per le sorti del Pd da lui guidato.


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autore / intelligo
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