Regno Unito, May non si dimette e con Dup "nuovo governo per Brexit"

09 giugno 2017 ore 14:38, Americo Mascarucci
"Ora formerò un nuovo governo, garantirò la stabilità agli inglesi e rispetterò la Brexit decisa dal popolo". E’ quanto riferito dalla premier britannica Theresa May al termine dell’incontro a Buckingham Palace con la regina Elisabetta. La May dunque non si dimette e darà vita ad un nuovo governo che con ogni probabilità vedrà l’ingresso degli unionisti nordirlandesi del Dup. Un Governo per portare avanti il negoziato sulla Brexit e il contrasto al terrorismo. 
Il Partito Unionista Democratico (in inglese Democratic Unionist Party, DUP) è un partito politico protestante dell'Irlanda del Nord, creato il 30 settembre 1971 da Ian Paisley. Il suo presidente è Maurice Morrow e il suo leader è Peter Robinson.
Rappresenta la corrente unionista (conservatrice e che vuole continuare a restare unita col Regno Unito); è il più grande dei due principali partiti politici unionisti in Irlanda del Nord (l'altro è il Partito Unionista dell'Ulster).
Un governo dunque che porterà avanti il cammino della Brexit, l’uscita del Regno Unito dalla Ue.
Regno Unito, May non si dimette e con Dup 'nuovo governo per Brexit'

LA SCONFITTA - La May si trova costretta a cercare alleanze in Parlamento a causa dei risultati delle elezioni di ieri che in pratica non hanno consentito ai Conservatori di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi. La May ha vnto numericamente ma non politicamente, perché non ha ottenuto la forte legittimazione popolare che cercava. I sondaggi sembravano rincuorarla visto che quando la campagna elettorale è partita il premier britannico era accreditata di un vantaggio di ben 20 punti sul suo principale avversario, il laburista massimalista Corbyn. Invece settimana dopo settimana quell’enorme vantaggio si è assottigliato sempre di più, e complici forse gli attentati terroristici che hanno insanguinato la campagna elettorale è diventato sempre più esiguo. Quindi parlare di vittoria davanti ad uno scenario simile è davvero molto difficile per la May. 

IL FRONTE LABURISTA - Corbyn alla fine nonostante i voti inferiori a quelli dei Conservatori, esce sicuramente vincente grazie all’impressionante recupero che è riuscito ad ottenere partendo come detto in posizione di forte debolezza. Certo, neanche lui ha i numeri per governare, ma ciò che interessava ai Laburisti in questa partita non era tanto conseguire una vittoria numerica altamente improbabile, quanto indebolire May e il suo governo ed evitare di fargli ottenere la vittoria schiacciante che i sondaggi avevano profetizzato inizialmente: e a quanto pare ci sono riusciti se May anziché rafforzarsi ha perso seggi in Parlamento.
L’interesse di Corbyn è dunque ora quello di dar vita ad una forte opposizione sociale, spostando i Laburisti su posizioni socialiste alla Melenchon e dunque lontane dal liberalismo alla Tony Blair. 
"Se c'è un messaggio da questi risultati, è che la premier ha indetto queste elezioni perché voleva un mandato – ha dichiarato a caldo il leader dell’opposizione - Bene, il mandato è che ha perso seggi, perso voti, perso sostegno e perso fiducia, quindi si dimetta". Messaggio però rispedito al mittente. May va avanti ma certamente il percorso sarà molto più difficile e tortuoso ora che per governare dovrà scendere a patti con altre forze. 
E anche il cammino della Brexit per quanto difficile da interrompere potrebbe non filare più così liscio come la premier sperava anche grazie a risultati elettorali molto diversi da questi. 

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