Effetto Macron in Italia: si lavora al Nazareno in salsa francese

09 maggio 2017 ore 11:53, Andrea De Angelis
C'era una volta il Nazareno tutto italiano. Adesso all'orizzonte si intravede già quello in salsa francese. I protagonisti sono sempre loro, Renzi e Berlusconi, con la benedizione doppia di Monti e Napolitano. Senza dimenticare che un simile accordo servirebbe, oggi più che mai, ad allontanare il Movimento 5 Stelle da Palazzo Chigi. Il quale, dal canto suo, continua a proporsi per scrivere proprio insieme al vecchio, odiato Pd le regole del gioco. Con tanto di doppio turno. Quello che all'ex sindaco di Firenze piaceva, salvo poi rendersi conto che gli avrebbe fatto rischiare (vedi referendum costituzionale) di creare un "tutti contro uno" in grado di condannare all'oblio proprio il rottamatore più famoso dello Stivale.

GRILLO DIVERSO DA LE PEN
Dunque il rischio c'è, ed è reale. Anche dopo Macron. Grillo infatti non è Le Pen. Mentre la seconda è più nazionalista che populista, il primo vuole mostrarsi come il paladino del popolo sovrano, l'unico in grado di depurare la politica dalla corruzione e dagli inciuci. Il Movimento 5 Stelle, insomma, ha un bacino elettorale più forte del Front National. Non a caso a Parigi meno di un cittadino su dieci ha votato per Marine, mentre a Roma quasi sette elettori su dieci hanno scelto Virginia Raggi. Matteo Renzi e il suo partito conoscono molto bene certi numeri ed è per questo motivo che ieri un ministro ha lanciato l'appello a quello che nel centrosinistra, prima dell'arrivo del neo (ed ex) segretario democratico, era considerato il più grande nemico. 

Effetto Macron in Italia: si lavora al Nazareno in salsa francese
FRANCESCHINI CHIAMA SILVIO 
"Vorrei rivolgermi direttamente a Silvio Berlusconi" dice il ministro Franceschini in un'intervista al Corriere della Sera che arriva all'indomani dell'esito delle presidenziali francesi, con l'affermazione del centrista Emmanuel Macron contro l'ultradestra populista di Marine Le Pen. "L'onda generata dalla globalizzazione ha travolto gli schemi del Novecento. Il vecchio bipolarismo tra destra e sinistra è stato sostituito dallo scontro tra forze responsabili e forze populiste. Anche il nostro Paese sta dentro questo fenomeno, che coinvolge tutta Europa. Ma mentre nel resto d'Europa il blocco moderato marca una linea di separazione rispetto agli estremismi, l'Italia resta un'anomalia. Il Pd la sua parte l'ha fatta: con le estreme ha chiuso, non punta in futuro a governare con l'area guidata da Fratoianni. Ora tocca a Berlusconi attribuirsi una funzione storica che da tempo gli chiede il Ppe, di cui fa parte. Lui ha l'occasione di allineare il nostro Paese al resto dell'Europa, dove Fillon non ha appoggiato Le Pen al ballottaggio, dove la Merkel non si sogna di governare con AfD, dove la May non vuole avere nulla a che fare con Farage. L'Italia non può essere l'unico Paese in cui una forza moderata di centrodestra sta insieme a populisti ed estremisti".

ADDIO SALVINI?
Non poteva esserci invito più esplicito. Silvio Berlusconi deve allontanarsi definitivamente da Matteo Salvini. Non solo come avvenuto già a Roma (da un lato Meloni, dall'altro Marchini) lo scorso anno, ma a livello nazionale. Del resto Lega Nord e Forza Italia sono separate anche in quel di Bruxelles. A Berlusconi si chiede in sostanza di replicare in Italia quando già avviene in Europa. Ovviamente il significato è tutto politico: un Berlusconi "depurato" dalle ali estreme potrebbe serenamente dar vita ad un nuovo Nazareno con un Renzi altrettanto distante dalla sinistra. Il matrimonio "s'ha da rifare", verrebbe da dire. Anche perché le condizioni sarebbero migliori sia a livello nazionale che fuori dai confini: Olanda e Francia, con Rutte e Macron, hanno frenato quella che sembrava essere l'ascesa dei populisti. L'Italia, per restare leader nel continente (e sedersi al tavolo con Francia e Germania), non può di certo andare in un'altra direzione. E il Macron italiano già c'è: Matteo Renzi. Il rischio dunque per Salvini (soprattutto) e Di Maio è di restare con il cerino in mano.  

LA BENEDIZIONE DI MONTI E NAPOLITANO
"La tua elezione a Presidente della Repubblica, caro Emmanuel, dà speranza a tutti gli europei. Sotto la tua guida, la Francia tornerà a dare un forte impulso alla costruzione europea. Soprattutto, hai dimostrato ai politici di tutta Europa che si possono vincere le elezioni dicendo la verità ai cittadini, chiedendo loro di impegnarsi per cambiare il paese, non facendo promesse impossibili da mantenere". Questo il telegramma mandato da Monti a Macron, come detto nell'intervista a L'Huffington Post. "Il mio governo fu un esperimento di focalizzazione sulle riforme di tutte le forze politiche che ci stavano. Su più vasta scala Macron intende fare lo stesso", dice il senatore a vita. Forze che non contemplavano, guarda caso, le ali estreme. 
"La vittoria di Macron significa che le mistificazioni e i catastrofismi predicati dai movimenti populisti possono essere sconfitti senza far loro concessioni con posizioni ambigue nei confronti di una coerente e combattiva scelta europeista. Ma non pochi in Italia lo scoprono solo adesso, dopo aver cercato di far concorrenza a Lega e M5S con polemiche fuori misura nei confronti dell'Unione Europea e delle sue istituzioni". È la critica alla politica italiana mossa dal presidente emerito Giorgio Napolitano in un colloquio con il Corriere della Sera. Impossibile non ricordare l'intervento di Renzi, ancora premier, senza la bandiera dellaeffett Ue alle sue spalle. Anche qui non si lascia spazio a dubbi, anzi vengono fatti i nomi per restare grandi in Europa: fuori Lega e 5 Stelle. In perfetto Nazareno con retrogusto francese. 

#renzi #berlusconi #macron 

 


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