Cosa succederà a chi non ha firmato il codice di condotta delle Ong

01 agosto 2017 ore 10:46, Americo Mascarucci
Alla fine la rottura fra il Governo Gentiloni e le Organizzazioni non governative che operano i salvataggi dei migranti in mare è stata quasi inevitabile. Soltanto alcune Ong hanno infatti accettato di firmare il codice di condotta che le obbliga a rispettare alcune procedure durante le operazioni di salvataggio; altre con Medici senza Frontiere in testa, si sono invece rifiutate di farlo. In particolare sono due i punti di contrasto fra Governo e Ong: la presenza della polizia giudiziaria a bordo e al divieto di trasbordo dalle navi. Il codice di condotta prevede maggiore trasparenza sui finanziamenti, maggiori controlli da parte della polizia sulle operazioni di salvataggio e distanza obbligata dalle coste libiche con il divieto di segnalare la presenza di navi Ong ai barconi.
Cosa succederà a chi non ha firmato il codice di condotta delle Ong

LA ROTTURA
Medici Senza Frontiere, attraverso il suo direttore Gabriele Eminente si è opposta al Codice sostenendo: "In nessun Paese in cui lavoriamo accettiamo la presenza di armi, ad esempio nei nostri ospedali". La Polizia armata dunque non sarà fatta salire sulle nav per svolgere alcuna attività di controllo hanno fatto sapere dall'Associazione. La tedesca Sea Watch, ha definito "illegale" il Codice che "non salverà vite umane ma avrà l'effetto opposto. Quello di cui c'è bisogno alla luce degli oltre duemila morti di quest'anno non sono più regole, ma più capacità di soccorso".  
Hanno invece sottoscritto il documento Save the Children e Moas. "Gran parte dei punti - ha osservato Valerio Neri di Save- indicano cose che già facciamo e ci sono stati chiarimenti su un paio di punti che ci preoccupavano, quindi non abbiamo avuto problemi a firmare. Siamo convinti - ha aggiunto - di aver fatto la cosa corretta e mi dispiace che altre ong non ci abbiano seguito, ma evidentemente avevano altre sensibilità". Per il cofondatore di Moas, Christopher Catrambone, "la nostra missione è da sempre quella di salvare più vite possibili in mare e questo documento ci permette di continuare a farlo".

LE CONSEGUENZE
Cosa accadrà ora alle navi delle Ong che hanno rifiutato di sottostare al Codice? Se trasgrediranno le regole potranno incorrere anche nel sequestro della nave e non sarà loro permesso di attraccare dove riterranno più comodo farlo. Nessuno ovviamente potrà impedirgli di svolgere le loro attività di salvataggio ma in pratica saranno trattate come qualsiasi altro mezzo che in caso di necessità salva migranti in mare, peschericci o mercantili. 
Del resto dal Viminale sono stati chiari: "L'aver rifiutato l'accettazione e la firma pone quelle Ong fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse". Ma gli stascichi giudiziari non mancheranno. 
A detta del senatore di Forza Italia Lucio Malan intervistata da Intelligonews "questo Codice di condotta per le Ong è l'unica cosa che il governo è riuscito a ottenere in sede Ue ed è ampiamente insufficiente. Se anche questo si dimostrerà inefficace, l'unica cosa che rimane da fare è quella che Forza Italia chiede da anni: utilizzare le nostre navi per impedire le partenze oppure che i barconi vengano intercettati prima e riaccompagnati a casa. Il governo Renzi ci ha cacciato in questa situazione, non c'è nessun Paese che si senta in dovere di occuparsi di persone che partono da porti lontanissimi dalle loro coste. Così si stronca la tratta che esiste solo perché arrivano a destinazione. Oggi immigrare regolarmente in Italia è quasi impossibile, chi non segue le regole invece arriva qui mantenuto e difeso spesso anche se delinque contro gli italiani".

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