Elezioni, la nuova scheda elettorale e le date più probabili del voto

01 giugno 2017 ore 12:22, Americo Mascarucci
Tutti pazzi per il modello tedesco. Salvo imprevisti colpi di scena il prossimo Parlamento sarà eletto con un sistema elettorale simile, ma non identico, a quello in vigore in Germania che prevede un mix di maggioritario e proporzionale. Sistema che non sempre ha garantito la governabilità come del resto dimostrano i ricorsi alle larghe coalizioni. In Italia il sistema dovrebbe essere applicato con alcuni correttivi. E già circolano le prime bozze dell'ipotetica scheda elettorale che gli italiani si troveranno davanti se il sistema elettorale con sbarramento proporzionale al 5% sarà approvato in via definitiva dal Parlamento. Hanno detto sì il Pd, il Movimento %Stelle, Forza Italia e la Lega Nord. Contrari i centristi di Alternativa Popolare e i Democratici e Progressisti di Bersani. E se alla Camera dei Deputati il via libera sembra scontato, al Senato potrebbe essere molto meno facile far passare la proposta con lo sbarramento al 5%.
Elezioni, la nuova scheda elettorale e le date più probabili del voto

IN GERMANIA - Metà dei membri del Bundestag è eletto direttamente dalle 299 circoscrizioni uninominali in cui è diviso il Paese. L'altra metà in base alla percentuale di voti ottenuta dal partito in ogni Land. Gli elettori dispongono di due voti: con uno l’elettore sceglie un singolo candidato all’interno del proprio collegio (con sistema maggioritario: chi prende un voto in più degli altri viene eletto), con l'altro sceglie una lista o un partito. Questo secondo voto (il più importante) stabilisce qual è la percentuale di seggi parlamentari che avrà ogni partito (con metodo proporzionale): chi prende ad esempio il 30% di secondi voti, avrà diritto al 30% dei seggi. I candidati della quota proporzionale sono scelti in listini bloccati: ce n’è uno per ogni Land. In Germania il numero dei seggi è variabile, perché chi vince nel proprio collegio entra automaticamente in Parlamento anche se in numero maggiore rispetto alla quota proporzionale che spetterebbe a un partito. Così quando ciò accade tutti gli altri partiti ricevono dei deputati in più, in modo da mantenere la corretta ripartizione proporzionale stabilita dal secondo voto.

LA SCHEDA - In Italia gli elettori dovrebbero trovarsi davanti due schede, una per la Camera, l'altra per il Senato. Ma voto maggioritario e voto proporzionale non saranno separati ma espressi in un'unica scheda senza la possibilità contemplata in Germania, del voto disgiunto. Insomma se si vota il candidato di un partito nel collegio uninominale non si potrà poi votare un altro partito nella quota proporzionale. 
Al centro della scheda ci saranno i simboli delle forze politiche e sulla sinistra i candidati del collegio uninominale: a destra invece ci saranno i listini circoscrizionali che dovrebbero essere composti da un massimo di sei nominativi (la Corte Costituzionale bocciando i listini bloccati del Porcellum ha stabilito che questi sono possibili soltanto se corti). Lo sbarramento al 5% lascerà fuori dal Parlamento le forze politiche che non raggiungeranno l'asticella. I voti ottenuti tuttavia non andranno persi ma saranno ripartiti tra quelli che il 5% lo hanno superato ma su base proporzionale. 

IL SISTEMA ITALIANO - I collegi uninominali saranno 303 alla Camera e 150 al Senato. L'elezione automatica si avrà soltanto se uno dei candidati vincerà nel collegio con oltre il 50%, altrimenti verrà eletto il numero 1 del listino circoscrizionale. Soltanto se il partito avrà conquistato altri seggi nella circoscrizione, scatteranno i vincitori del rispettivo collegio uninominale. Una volta esauriti tutti i vincitori dei collegi, se resteranno poltrone da occupare sarà il turno degli altri nomi del listino. 
Un sistema che molti hanno già definito "porcellinum" dal momento che sembra ritagliato su misura per i big e i loro fedelissimi e che secondo molti osservatori non tutelerebbero la volontà degli elettori. Punti di vista ovviamente, anche perché come sempre avviene all'atto pratico il sistema potrebbe apparire molto meno difficile di come potrebbe apparire. 

LE DATE - Altro rebus è costituito dalle possibili date del voto. Se tutto andrà liscio ed entro la prima metà di luglio come tutti sperano si avrà la nuova legge elettorale le elezioni anticipate in autunno sarebbero scontate. Il Pd vorrebbe votare il 24 settembre, prima data utile, ma molti fanno osservare che, qualora ciò avvenisse si costringerebbero tribunali e prefetture a restare aperti nel periodo delle ferie, quasi a ridosso di ferragosto. Per votare in questa data poi occorrerebbe sciogliere le Camere entro luglio e questo significherebbe un ok alla legge elettorale rapido e senza intoppi. Altre possibili date, che potrebbero trovare d'accordo anche il Quirinale sarebbero quelle del primo o del 22 ottobre, ad accordo trovato sulla Finanziaria 2018 e ad estate ormai finita. 

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