La svolta di Renzi contro il Fiscal Compact: qual è la posta in gioco

11 luglio 2017 ore 11:17, Americo Mascarucci
"E' venuto il momento di dirlo: firmare il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio in Costituzione è stato un grave errore". Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio a poche ore da analoga considerazione espressa dal segretario del Partito Democratico Matteo Renzi. 
"Bisogna rendersi conto che di Fiscal Compact e di austerity l'Europa muore - ha detto Renzi - Non possiamo dare questa responsabilità a Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan. Ne parleremo nella prossima legislatura. Ma quando la proposta verrà fuori, sono assolutamente certo che sarà totalmente compatibile con il futuro dell'Unione Europea". Tutti contro il Fiscal Compact dunque? Non è un dettaglio da poco visto che il parlamento italiano sarà presto chiamato a ratificare l'inserimento del Patto di Stabilità europeo nei trattati europei. Un ampio fronte di economisti, intellettuali e scienziati da mesi sta lanciando appelli ai parlamentari italiani affinché non ratifichino questa decisione che condannerebbe l'Italia e l'Europa all'austerità e al rigore permanente. Le politiche di sviluppo ne risentirebbero fortemente, così come la crescita economica costretta a sottostare ai vibcoli imposti da Bruxelles.
La svolta di Renzi contro il Fiscal Compact: qual è la posta in gioco

LA POSTA IN GIOCO - Il Fiscal Compact è il pareggio di bilancio europeo e non è previsto  dal Trattato di Maastricht, che è un trattato europeo che può essere modificato soltanto con un altro atto europeo approvato da tutti i parlamenti degli stati membri. Nel corso degli anni, proprio di fronte all'oggettiva difficoltà di poter cambiare le regole di Maastricht, la Germania e altri paesi a lei strettamente collegati, hanno fatto ricorso a norme di rango inferiore che non hanno però valore di trattato europeo. Il patto di stabilità, prima adottato come regolamento è stato poi trasformato in trattato internazionale diventando appunto Fiscal Compact. 
A differenza del Trattato Europeo, il trattato internazionale può essere approvato anche soltanto da un gruppo di paesi. E infatti il Fiscal Compact è stato approvato da tutti meno che dalla Gran Bretagna e dalla Repubblica Ceca. Resta però il fatto che, non essendo il Fiscal Compact contemplato dal Trattato di Maastricht, la sua legittimità potrebbe essere contestata da chiunque e quindi potrebbe essere impugnata davanti alle sedi competenti. 
Per dare piena legittimità a questa norma, la Germania nel 2012 quando il Fiscal Compact è stato approvato come trattato internazionale, ha ottenuto l'impegno da parte di tutti i paesi che lo hanno votato, Italia compresa, a far ratificare dai rispettivi parlamenti l'inserimento entro il 2017 nei trattai europei. In questo modo la Germania punta a sanare l'anomalia di una norma, che vincola tutti gli stati membri ipotecando pesantemente lo sviluppo economico degli stessi, senza alcuna concreta legittimità. Nel momento in cui l'Italia approverà l'inserimento del Fiscal Compact nei trattati eiropei di fatto perderebbe l'opportunità di poterla impugnare qualora si rivelasse devastante per lo sviluppo. 
Ecco perché è forte la pressione sul Parlamento affinché non sia dato semaforo verde ai desiderata della Germania e dei paesi satelliti. Nel 2012 la scelta del Governo Monti di approvare il Fiscal Compact fu approvata da tutte le forze politiche presenti in Parlamento ad eccezione della Lega Nord, ma oggi sono in molti a ritenere quella scelta deleteria e sbagliata.
All'epoca però il Governo Monti pare non avesse altra scelta visto che l'Italia era fra i paesi dell'eurozona a rischio per la tenuta dei propri conti pubblici, ma oggi a detta di Renzi e Delrio ratificare il Fiscal Compact potrebbe significare ipotecare il futuro dell'Italia. 
Il fronte anti Fiscal Compact dunque si sta facendo molto compatto, forse grazie anche alle elezioni politiche ormai alle porte. Ora bisognerà vedere quanto le pressioni e le minacce europee potranno influenzare l'esito di una discussione davvero essenziale per il futuro dell'Italia, della sua economia e dell'occupazione. 

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