Consulta-Art.18, Cgil: da Triplice al due di coppe. Ma i sindacati contano ancora?

12 gennaio 2017 ore 15:14, intelligo
Adesso Susanna Camusso, leader  della Cgil, ha due problemi: spingere comunque l’acceleratore sul referendum sforbiciato e ridimensionato dalla Consulta; e, nello stesso tempo, rischiare di non raggiungere il quorum, quando ci sarà il voto (verosimilmente, a maggio, o a giugno). 
In altre parole, l’auspicata bocciatura della politica economica di Renzi (il Jobs Act), da parte del sindacato più
Consulta-Art.18, Cgil: da Triplice al due di coppe. Ma i sindacati contano ancora?
importante, potrebbe diventare, paradossalmente, la bocciatura della stessa Cgil.
Un’organizzazione da decenni in crisi di identità: forte con gli avversari politici, debole nelle fabbriche.
L’ultima cosa, infatti, che si ricorda della Cgil è stata la grande manifestazione (politica) del Circo Massimo contro il governo Berlusconi: un milione di persone in piazza contro l’annunciata cancellazione dell’articolo 18. Lo schema era: premier filo-fascista e ultraliberista contro i diritti dei lavoratori, antifascisti e democratici.
Poi, all’articolo 18 ci ha pensato Matteo Renzi, che ha portato il berlusconismo a sinistra e il Pd a destra. Cioè, quella “rivoluzione liberale” (mercato del lavoro, flessibilità, lotta alla burocrazia, allo statalismo, polemica contro la magistratura), che avrebbe dovuto fare il Cavaliere e che non ha fatto.
E la Cgil? Si è rimessa in moto contro “il modello-Marchionne a 360 gradi”. Stanca di essere espulsa dalle aziende, è tornata in campo, promuovendo il referendum.
Ma la vera domanda è: quanto conta il sindacato oggi? E’ una presenza ancora utile e vitale per la società e per le sue nuove esigenze e aspirazioni? Per la nuova modernità? 
I dati sono sconfortanti come i sospetti. Se la frase cult del passato era “piove governo ladro”, ora si potrebbe dire “è tutta colpa dei sindacati”, se ci troviamo in crisi (spesa pubblica, assistenzialismo, mancanza di meritocrazia, disoccupazione).
La realtà è che il 67% degli italiani non si fida più dei sindacati. Gli iscritti? Gonfiati e fantasma: su 4 milioni complessivi (tra la Triplice e gli altri), ben 2 milioni sarebbero finti (pompati dai Caf). Senza contare poi, la questione delle categorie rappresentate: non più i lavoratori in attività, o da garantire (i precari); ma i dipendenti pubblici e  i pensionati, ossia i già garantiti, e quelli fuori dal mercato.
Un velleitarismo politico ben foraggiato e finanziato, al punto che 
Stefano Livadiotti con la Bompiani ha pubblicato un libro sull’ “Altra casta”, aggiungendo il sindacato alle caste (politiche) già inchiodate scientificamente dai libri di Stella e Rizzo.
L’articolo 18 è paradigmatico del dna attuale del sindacato e in particolare, della Cgil. E il motivo è semplice: oltre all’iscrizione obbligata (100 euro all’anno), se un lavoratore intende farsi rappresentare legalmente, c’è un guadagno ulteriore: percentuali per le consulenze sulle cause di lavoro (che ruotano ovviamente quasi tutte intorno ai licenziamenti); e percentuali sulle vertenze (il 10% su cause fino a 10mila euro, che scendono al 4% se l’indennizzo del lavoratore supera i 20mila euro).
Un enorme giro di denaro, se si considerano i numeri: circa un milione di italiani coinvolti all’anno in cause di lavoro, secondo l’Istat. Un articolo 18, quindi, molto economico e molto poco sindacale, specialmente se si considera il fatto che dentro i sindacati non viene quasi mai applicato e abbondano i voucher.

autore / intelligo
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