Disoccupazione: per Istat scende per Ocse è stabile. Nodo over 50

12 settembre 2017 ore 11:39, Luca Lippi
La disoccupazione trimestrale, secondo l’Istat, passa dall’11,6% della precedente rilevazione all’11,2% di quella odierna. Gli analisti avevano previsto una discesa della disoccupazione italiana all’11,3%. Il dato, seppure nelle dimensioni di ‘zero virgola’ sorprende positivamente le previsioni. Per l’Ocse il tasso di disoccupazione risulta stabile a luglio a 5,8%, sostanzialmente invariato per il secondo mese consecutivo
IL DETTAGLIO
Sempre leggendo il report dell’Istat, nel secondo trimestre del 2017 l'occupazione presenta una nuova crescita congiunturale (+78 mila, +0,3%) dovuta all'ulteriore aumento dei dipendenti (+149 mila, +0,9%), in oltre otto casi su dieci a termine (+123 mila, +4,8%).  Continuano a calare gli indipendenti (-71 mila, -1,3%). Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti rispetto al trimestre precedente. I dati mensili più recenti (luglio 2017) mostrano, al netto della stagionalità, un aumento degli occupati (+0,3% rispetto a giugno, corrispondente a +59 mila unità), che riguarda sia i dipendenti sia gli indipendenti.
Tra il secondo trimestre del 2017 e lo stesso periodo dell'anno precedente si stima una crescita di 153 mila occupati (+0,7%) che riguarda soltanto i dipendenti (+356 mila, +2,1%), oltre tre quarti dei quali a termine, a fronte della rilevante diminuzione degli indipendenti (-3,6%). L'incremento in termini assoluti è più consistente per gli occupati a tempo pieno, e l'occupazione a tempo parziale aumenta soprattutto nella componente volontaria. La crescita dell'occupazione riguarda entrambi i generi e tutte le ripartizioni ed è più intensa per le donne e nel Nord.
Disoccupazione: per Istat scende per Ocse è stabile. Nodo over 50
LA QUESTIONE OVER 50
Inevitabilmente ora emergerà la questione che a lavorare rimangono gli anziani per le dinamiche conseguenti alla riforma Fornero. Tuttavia, senza entrare nel merito della questione, facendo fede a quanto scrive l’Istat pare questa dinamica sia falsa. Dall'ultimo rapporto Istat del 31 agosto scorso si legge: "A luglio 2017 il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi, è pari al 35,5%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono per definizione esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi. L'incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di età è pari al 9,5%. Tale incidenza risulta in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto a giugno. Il tasso di occupazione cresce di 0,2 punti, mentre quello di inattività cala di 0,4 punti. Guardando alle altre classi di età, il tasso di occupazione a luglio cresce tra i 25-34enni (+0,2 punti percentuali) e gli ultracinquantenni (+0,3 punti) mentre rimane stabile tra i 35-49enni. Il tasso di disoccupazione rimane invariato tra i 25-34enni mentre cresce tra gli over 35. Il tasso di inattività cala in tutte le classi di età con variazioni comprese tra -0,1 punti dei 35-49enni e -0,5 punti degli over 50". 
Prosegue la nota dell’Istat: "Al netto dell'effetto della componente demografica, l'incidenza degli occupati sulla popolazione è in crescita su base annua in tutte le classi di età. Il calo della popolazione tra 15 e 49 anni influisce in modo decisivo sulla variazione dell'occupazione nei dodici mesi in questa fascia di età, attenuando l'aumento per i 15-34enni e rendendo negativa la variazione per i 35-49enni. Al contrario la crescita della popolazione degli ultracinquantenni ne amplifica la crescita occupazionale, con un conseguente aumento del divario generazionale". 
In sostanza, pare proprio che l’Istat voglia invitarci a capire che se cresce la popolazione degli over 50 è normale che cresca anche il numero degli occupati. Per essere ancora più chiari, se in un dato momento un lavoratore compie 50 anni, questo non viene più computato nella fascia 35-49 (e quindi quella fascia ‘perde’ un occupato) mentre la fascia 50-64 ne ‘guadagna’ uno. Poiché nella nostra società la distribuzione della popolazione nelle fasce di età non è uguale ma è più larga nelle fasce di età più anziane il ricambio non è equivalente all'uscita di giovani verso le fasce più anziane. C'è quindi un invecchiamento degli occupati più o meno equivalente all'invecchiamento della popolazione complessiva: che le aziende assumano prevalentemente over 50 è un effetto ottico dovuto alla dinamica demografica.
Quasi nessuno legge con attenzione fino alla fine le note dell’Istat, spesso in fondo si trova la ‘Variazioni Tendenziali al Netto della Componente Demografica’. In quella del 31 agosto scorso si leggeva che “nella fascia 15-34 gli occupati sono aumentati di 1,7% e i disoccupati diminuiti del 3,2%, in quella 35-49, apparentemente penalizzata dai dati grezzi, gli occupati aumentano del 0,9% e i disoccupati calano del 2,3%, mentre nella fascia 50-64, quella ‘privilegiata’, l'occupazione aumenta del 1,8% contro il 3,7% e la disoccupazione aumenta del 15,4%". 

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autore / Luca Lippi
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