Gb, la Brexit si affloscia e la Regina rinvia: il giorno nero di Theresa May

13 giugno 2017 ore 10:04, Americo Mascarucci
Non si terrà più il 19 giugno come previsto in un primo momento il Queen's Speech, il discorso della regina in Parlamento in cui viene presentato il programma di governo. L'appuntamento slitterà di alcuni giorni complice la situazione di stallo seguita alle elezioni politiche dove il Partito Conservatore di Theresa May non è riuscita ad ottenere la maggioranza assoluta. Per poter formare il governo la premier britannica ha bisogno del sostegno del gruppo degli Unionisti Nordirlandesi che si sono detti d'accordo, con i quali però la trattativa non sembra proprio filare liscia come l'olio. Anzi, il cammino di May è tutto in salita e non è escluso che alla fine possa trovarsi costretta al passo indietro.
Gb, la Brexit si affloscia e la Regina rinvia: il giorno nero di Theresa May

LE SCUSE DI MAY : "Io vi ho cacciato in questo guaio, io ve ne tirerò fuori" ha ammesso davanti al 'gruppo del 1922', i parlamentari Tory senza incarichi di governo, che ha incontrato a Westminster. "Resterò in carica fin quando mi vorrete", ha aggiunto la premier. Il riferimento è alla decisione di indire elezioni anticipate alla ricerca di una forte legittimazione popolare per trattare in posizione di forza con Bruxelles l'uscita del Regno Unito dalla Ue. La May si è fidata dei sondaggi della vigilia che sembravano delineare per lei una schiacciante vittoria, tale da consentirle un negoziato duro con l'Europa, senza sconti e con l'obiettivo di ottenere il massimo. Le elezioni invece hanno delineato uno scenario completamente opposto alle attese, al punto che May si ritrova priva di una maggioranza parlamentare in grado di supportare le sue decisioni.

TRATTATIVE CON I LABURISTI - Il rinvio del discorso della Regina dovrebbe anche posticipare di alcuni giorni l'inizio dei negoziati sulla Brexit. A complicare le cose la notizia che un gruppo di parlamentari conservatori vicini alle posizioni dell'ex premier David Cameron e dunque contrari alla Brexit, avrebbe avviato contatti con i Laburisti con l'obiettivo di obbligare la May a cambiare stategia e scegliere la linea di una Brexit morbida. E' chiaro che dopo il voto degli inglesi non si può più tornare indietro, ma si punterà a fare in modo che l'uscita dalla Ue sia la meno indolore possibile. Insomma un'uscita "soft" che limiti la rottura con l'Europa. Ciò che invece May non vuole ma che ora, indebolita pesantemente dal voto, potrebbe trovarsi costretta ad accettare pena la sua definitiva uscita di scena. 
I sostenitori della "soft-Brexit" vorrebbero un'apertura nei confronti di Bruxelles su immigrazione, unione doganale e mercato unico. Da parte dei Laburisti vi sarebbe anche la disponibilità ad un governo di coalizione a patto che, oltre ad ammorbidire la Brexit, l'esecutivo si impegni a realizzare alcuni punti chiave del programma elettorale di Corbyn ad iniziare dal nuovo contratto per i dipendenti del pubblico impiego. Appare evidente però come uno scenario simile non possa trovare ancora la May nelle vesti di premier, ma inevitabilmente dovrà comportare la scelta di un nuovo primo ministro, sempre espressione dei Conservatori ma lontano da lei sull'antieuropeismo e pronto a sposare anche le posizioni dei Laburisti. 
May insomma si è messa in un vicolo cieco dal quale uscire non sarà facile. Anche se dagli unionisti arriverà l'atteso semaforo verde il suo governo sarà comunque molto debole ed esposto ai "ricatti" di piccoli gruppi. Non proprio la posizione ideale per fare pressioni sull'Europa e ottenere dalla Brexit le condizioni più ottimali e convenienti per il Regno Unito. 


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