L'ok sul piano Madia non c'è ancora: cosa significa e proteste docenti

17 febbraio 2017 ore 11:59, Luca Lippi
In ritardo, o in alto mare, riguardo la revisione delle norme contenute nella legge Brunetta del 2009. Ricordiamo che dopo la legge Brunetta, i contratti della Pa si erano bloccati, perché quella norma aveva sottratto materie importantissime alla contrattazione. Dunque, il nuovo contratto dovrà presupporre il superamento della Brunetta. Grazie al protocollo del 30 novembre 2016, è previsto il riequilibrio fra leggi e contratti, da ritrovare nel Testo unico. Stesso riequilibrio deve riguardare provvedimenti di legge già varati, come la Buona scuola. Terzo ordine di problemi, la partita economica.
Su questa piattaforma si andrà a disegnare la nuova piattaforma contrattuale della Pa. Probabilmente non sarà più la legge a dettare ogni aspetto, ma conservando il ruolo di cornice invalicabile, rimetterebbe al contratto la possibilità di intervenire. Sarebbe questa, secondo il testo che l'Ansa è in grado di anticipare, una delle novità (insieme alle altre di seguito) che dovrebbe essere inserita nella riforma Madia, che sarà al centro del tavolo con i sindacati nel pomeriggio.
Tuttavia, il problema è proprio il superamento delle precedenti disposizioni all’epoca di Brunetta. A differenza di quanto avviene nel privato, Brunetta aveva individuato la legge come strumento esclusivo di regolazione dei rapporti di lavoro. L’elemento che caratterizza le modifiche inserite nella riforma Madia seguono l'impostazione tracciata in passato da D'Antona. In sostanza è il riconoscimento ai contratti la possibilità di derogare la legge quando questa dovesse 'invadere' profili che riguardano il rapporto di lavoro nel pubblico impiego. Attualmente la derogabilità è consentita solo se espressamente prevista dalla legge. 

L'ok sul piano Madia non c'è ancora: cosa significa e proteste docenti

Siamo quindi a uno stallo, il decreto legislativo in materia di pubblico impiego, preannunciato con enfasi negli ultimi giorni non è ancora pronto.  I sindacati davano per certo che il Governo avrebbe approvato il provvedimento nel corso della seduta del Consiglio dei Ministri di oggi, al netto di sorprese dell'ultimo momento, l'ordine del giorno della riunione non prevede nulla in proposito.
E' probabile che il Governo non abbia ancora trovato una soluzione al problema posto dai sindacati che chiedono il ripristino delle disposizioni in vigore prima del 2009 quando i contratti potevano derogare norme di legge.
La mancata approvazione del decreto farà inevitabilmente slittare anche la conclusione della trattativa sulla mobilità.  
Ma è anche possibile che a questo punto i sindacati accettino di sottoscrivere quanto già concordato fino ad ora rinviando ad una sequenza contrattuale successiva la soluzione del nodo della chiamata diretta.
Per esempio nell'ambito 'scuola' poiché sarà assai improbabile l'ipotesi che i sindacati possano cedere sull'importanza del ruolo del Collegio Docenti nella scelta dei criteri per l'assegnazione degli insegnanti alle scuole, è piuttosto concreta la conclusione che i sindacati finiranno per accettare la firma sul nuovo Contratto, rinviando ad una sequenza contrattuale la risoluzione della questione legata alla chiamata per competenze, così come avvenne lo scorso anno.

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autore / Luca Lippi
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