Intercettazioni Consip, Napolitano diventa "anti-renziano" e dà fastidio a Orfini

19 maggio 2017 ore 10:15, Americo Mascarucci
"Tutti adesso gridano contro l'abuso delle intercettazioni e l'abuso della pubblicazione. È un'ipocrisia paurosa perché è una questione aperta da anni e anni con sollecitazioni frequenti e molto forti da parte delle alte istituzioni". Con queste parole l’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha rianimato la polemica sulle intercettazioni, dopo che sono usciti gli stralci della conversazione telefonica fra l’ex Premier Matteo Renzi e il padre Tiziano relativamente al coinvolgimento di quest’ultimo nell'inchiesta Consip. Nell'intercettazione Matteo sembrerebbe tampinare il padre chiedendogli insistentemente chiarimenti sui suoi rapporti con l’imprenditore Romeo al vertice della Consip e quasi lasciando intendere di non credere alle rassicurazioni paterne. Una telefonata sulla quale molti hanno adombrato il sospetto che possa essere stata costruita ad hoc da Renzi Junior consapevole di essere intercettato. Ipotesi ovviamente tutta da dimostrare ma che ha provocato la reazione indignata del Pd, con il presidente Matteo Orfini che ha parlato di gogna mediatica.
Intercettazioni Consip, Napolitano diventa 'anti-renziano' e dà fastidio a Orfini

L'INTERVENTO DI NAPOLITANO - Napolitano attacca ricordando di aver più volte sollevato il problema negli anni in cui era al Quirinale senza che però né il Governo né il Parlamento intervenissero per porre un argine al dilagare delle intercettazioni. "Tutti adesso gridano contro l'abuso delle intercettazioni e l'abuso della pubblicazione. È un'ipocrisia paurosa perché è una questione aperta da anni e anni con sollecitazioni frequenti e molto forti da parte delle alte istituzioni. Quella dell'abuso delle intercettazioni è una vicenda che si trascina in modo intollerabile". 

LA REPLICA DI ORFINI - Orfini però non gradisce e ricorda che l'allora senatore a vita non salì sulle barricate quando, nel dicembre 2005, il Giornale pubblicò il dialogo tra Fassino e Consorte sulla scalata di Unipol a Bnl ("Abbiamo una banca?"). "Non ricordo altolà di Napolitano, allora" ha insinuato Orfini. 

LA CONTROREPLICA - Una dichiarazione che ha fatto imbestialire l’ex Capo dello stato che ha prontamente replicato: "All'on. Matteo Orfini, incerto nella memoria, ma pronto ad alimentare insinuazioni malevoli, ho inviato dei riferimenti documentali relativi a quel che dichiarai circa le pubblicazioni di intercettazioni irrilevanti sul caso Unipol. Mi auguro abbia modo di esprimermi le sue scuse". I documenti di cui parla però l’ex Presidente per Orfini farebbero riferimento ad un periodo successivo. Insomma soltanto in seguito Napolitano avrebbe preso davvero posizione e non nell'immediatezza del caso. La polemica è forte e alla fine a spegnerla ci pensa lo stesso Orfini affermando: "Non ho alcuna difficoltà nel riconoscere una evoluzione positiva nel pensiero del Presidente e una impeccabile fermezza sul tema, soprattutto durante la sua presidenza". Appunto, dopo ma non prima.

CONCLUSIONI - E' finito l'idillio fra Renzi e Napolitano che ha caratterizzato i primi anni del Governo di Matteo. Certamente gli interventi dell'ex Presidente della Repubblica non sono più molto graditi da quando Napolitano prese chiaramente ed in modo fermo posizione contro le elezioni anticipate. "In Italia c’è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate. Bisognerebbe andare a votare o alla scadenza naturale della legislatura o quando mancano le condizioni per continuare ad andare avanti. Per togliere le fiducia ad un governo deve accadere qualcosa. Non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno". Quel qualcuno chi potrebbe mai essere se non Renzi? 

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