Corea del Nord, sotto esercitazioni Usa e nodo petrolio cinese

19 settembre 2017 ore 10:26, Luca Lippi
La questione coreana sembra dirigersi verso la soluzione della ‘prova di muscoli’. In sostanza, al momento sul tavolo di guerra pare vinca letteralmente chi vola più in alto. Allo stato dell’arte la situazione vede Kim Jong-Un  costretto a farsi minaccioso per non essere inghiottito dagli Stati Uniti, fare tanto rumore per richiamare l’attenzione internazionale allo scopo di non essere fagocitato nel silenzio. Washington ‘abbaia’ più forte, che tradotto significa avviare azioni dimostrative. Una fonte del governo di Seul ha riferito che Caccia F-35B Stealth e due bombardieri strategici B-1B hanno simulato un bombardamento nei cieli della penisola coreana.
Nel dettaglio, l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap, così come riportato da Agi, avrebbe battuto la notizia che ‘aerei militari americani hanno volato insieme a 4 caccia F-15K sudcoreani e poi sono rientrati nelle basi in Giappone e a Guam. L'esercitazione segue di tre giorni l'ultimo test balistico nordcoreano, il lancio di un missile a medio raggio che ha sorvolato la parte settentrionale dell'arcipelago giapponese prima di cadere nell'Oceano Pacifico’. Da qui si evince, al momento, che la sfida è a chi vola più in alto.
Corea del Nord, sotto esercitazioni Usa e nodo petrolio cinese
ESERCITAZIONI VS ESERCITAZIONI
Cina e Russia hanno deciso di avviare nuove esercitazioni proprio vicino alla Corea del Nord. L'agenzia cinese Xinhua ha spiegato che le manovre congiunte si svolgono tra la baia Pietro il Grande e la parte meridionale del mar di Okhotsk, a nord del Giappone. Le esercitazioni sono la seconda fase delle manovre navali cinesi e russe nel medesimo anno, la prima parte si è svolta a luglio. Sempre l’agenzia cinese Xinhua ha sottolineato che le esercitazioni no0n sarebbero collegate alla questione coreana, soprattutto alla risposta americana. Ricordiamo che sia la Cina sia la Russia hanno chiesto una soluzione pacifica della crisi.

IL RUOLO DELLE NAZIONI UNITE
Pyongyang ha definito un ‘atto ostile’ le ultime sanzioni dell'Onu, imposte dal Consiglio di Sicurezza dopo l'ultimo e più potente test nucleare, e ha messo in guardia la comunità internazionale sostenendo che il pressing non farà che accelerare il ‘completamento della potenza nucleare’ dello Stato. Sempre in sostanza, Kim minaccia di fare di più in relazione all’inasprimento delle sanzioni.
Di fatto, Seul ‘suggerisce’ alla comunità internazionale che la Corea del Nord non ha alcuna intenzione di arrestare il processo di nuclearizzazione, anzi, sempre secondo fonti di Seul, il regime di Pyongyang si avvicina alla fase finale dello sviluppo di un missile balistico intercontinentale, che potrebbe colpire il territorio statunitense. Quanto sopra, sarebbe contenuto in un documento nelle mani del ministro della Difesa sudcoreano presentato all’assemblea Onu.

LA RISPOSTA A KIM PIU’ DURA DEVE ANCORA ARRIVARE
In un rapporto presentato dal ministro della difesa di Seul al parlamento, le forze armate di Corea del Sud, Stati Uniti e Giappone faranno un'esercitazione combinata anti-missile alla fine del mese come risposta ai continui lanci della Corea del Nord. 

LA REAZIONE DEGLI USA
Anche questa si evince dal medesimo rapporto del ministero della difesa sudcoreano. Il Pentagono prevede di inviare una portaerei nucleare e il suo gruppo di attacco per partecipare alle manovre con le Forze navali sudcoreane a ottobre (anche se il portavoce delle Forze Armate americane in Corea del Sud e del Comando del Pacifico ha riferito che l'invio non è confermato). Il documento non specifica quale delle portaerei della VII Flotta sarà inviata, ma la scorsa primavera era stata schierata nella regione la portaerei nucleare USS Carl Vinson.

LA SOLUZIONE NELLE MANI DELLA CINA
Nel 2016, la Corea del Nord ha importato dalla Cina prodotti raffinati per 115 milioni di dollari, e per soli 1,7 milioni di dollari dalla Russia, secondo i calcoli dell’International Trade Center, un’agenzia congiunta dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) e delle Nazioni Unite. Secondo stime della Us Energy Administration, Pyongyang importa circa diecimila barili di greggio al giorno, quasi tutti provenienti da Pechino. 
Nel caso la Cina decidesse di tagliare completamente l’export di greggio verso la Corea del Nord, il Paese andrebbe incontro alla paralisi. La Corea del Nord “potrebbe tagliare velocemente l’uso non militare di petrolio del 40%” in modo da produrre “un impatto lieve o no immediato sui programmi missilistici e nucleari dell’Esercito del Popolo Coreano”, che potrebbe godere anche delle probabili riserve di greggio ammassate nel corso degli anni da Pyongyang. Si tratterebbe di una vera e propria 'bomba petrolifera'.
In conclusione, la soluzione è nelle mani della Cina. Fondamentalmente Kim farà quello che la Cina desidera. Pechino non permetterà a Kim di aprire un corridoio agli Usa per avviare una crisi Cina-Usa.

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