Piano Industria 4.0: con quali risorse?

20 settembre 2017 ore 12:25, Luca Lippi
Industria 4.0 è la terapia shock non per rilanciare l’industria italiana, che ha dalla sua parte una storia ininterrotta di successi, ma un richiamo alla solidità per richiamare investitori stranieri, un modo per dimostrare che nonostante la crisi economica mondiale, in Italia si può e si deve scommettere sulle competenze e sulla professionalità dei nostri imprenditori.
Stessa cosa fu fatta dal presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt, allo scopo di risollevare il Paese dalla grande depressione che aveva travolto gli Usa a partire dal 1929. Siamo al “New Deal” italiano?

INTANTO IL PIANO CAMBIA NOME
Nella riunione di ieri il ‘piano industria’ si è trasformato in ‘piano impresa’. Così come ha spiegato lo stesso Ministro dello Sviluppo Economico Calenda nel corso delle diverse assemblee di Confindustria e Confcommercio il concetto di Industria 4.0 è stato superato dal concetto Impresa 4.0, in sostanza è la digital transformation a dettare il ritmo e quindi si devono abbracciare tutti i settori dell’economia e non solo l’industria e il manifatturiero. Da qui, il legame strettissimo tra tecnologia, economia, occupazione, ricerca e formazione in fusione per esprimere un unico concetto, la ‘competitività’ del nostro Paese.
Piano Industria 4.0: con quali risorse?

L’ESORDIO DI INDUSTRIA 4.0 
Il Ministro Calenda ha spiegato lo scorso anno "abbiamo un sistema industriale basato sulle Pmi e l’obiettivo del Piano è che queste abbiano“la possibilità di accedere a tecnologie prima molto contingentate”.
Incentivi fiscali attivabili dall’impresa (super-ammortamenti, credito d’imposta per ricerca e sviluppo), finanza agevolata per l’Industria 4.0, sviluppo di nuove competenze (con il supporto di scuole, università e centri di ricerca), infrastrutture (banda larga, open standard IoT), detassazione produttività, supporto delle associazioni imprenditoriali per stimolare la cultura dell’innovazione nelle Pmi.
A) Gli incentivi
-proroga super-ammortamento al 140% per acquisto beni strumentali (al 120% per mezzi di trasporto);
-iper-ammortamento al 250% per investimenti in digitalizzazione, con estensione termini di consegna al 30 giugno 2018 previo ordine e acconto del 20% entro fine 2017;
-credito d’imposta R&S per investimenti incrementali, con aliquota raddoppiata al 50% e tetto di spesa alzato a 20 milioni di euro (dai 5 attuali).
B) I finanziamenti
-detrazione fiscale del 30% per investimenti fino a 1 miliardo di euro in Start-up e PMI innovative;
-finanziamenti pubblici per finanziare la nascita di nuove imprese 4.0 e brevetti ad alto contenuto tecnologico. 
Altre misure contenute nel documento sono per quanto riguarda il “lavoro”, il rafforzamento dei premi di produttività (scambio salario / produttività) con un impegno pubblico di 1,3 miliardi di euro dal 2017 al 2020.
Riguardo gli Investimenti in infrastrutture digitali (banda ultra larga) nelle cosiddette “aree grigie”, dove ci sono il 69% delle imprese; standard aperti per l’Internet of Things.
Sono stati individuati dei poli all’interno dei quali dovranno svilupparsi strutture e competenze, formazione, consulenza tecnologica per le Pmi, lancio e sviluppo progetti innovativi, sperimentazione in chiave Industria 4.0, coordinamento con l’Europa.
I poli sono i seguenti:
Politecnici di Milano, Roma e Bari;
Istituto Superiore Sant’Anna di Pisa;
Università di Bologna, università venete e Federico II di Napoli
Una parte rilevante del Piano si concentra proprio sulle competenze da formare, sfruttando: alternanza scuola lavoro, corsi universitari e master specializzati, incremento degli studenti negli istituti tecnici superiori e dei dottorati di ricerca su tecnologie 4.0.

IL PIANO IMPRESA 4.0
Per quanto riguarda super e iperammortamento, gli investimenti del primo semestre cresciuti del 9% e gli ordinativi dei primi 8 mesi “ai massimi livelli dal 2010”, come ha sottolineato Calenda, parlano chiaro: le misure stanno funzionando e saranno rinnovate. Il Mise dice che “a fronte dei risultati riscontrati sui principali indicatori manifatturieri, nel 2018 verranno rifinanziate le principali misure previste nel primo anno, rivedendo le aliquote e i perimetri degli incentivi, compatibilmente con le risorse di finanza pubblica disponibili”.
Lo stesso Calenda, nei corridoi di Montecitorio, ha rivelato che le singole misure saranno oggetto di un’ulteriore analisi più approfondita. nella sostanza non c’è ancora un programma definito soprattutto per quanto riguarda le risorse disponibili da investire. Il pericolo che Impresa 4.0 si afinanziato col taglio dell'iperammortamento è concretissimo.

GLI INCENTIVI: PROMOSSI E BOCCIATI
Per quanto riguarda la Ricerca e Sviluppo, l’analisi si basa su un’indagine secondo la quale, su un campione di 68 mila imprese intervistate, oltre 11.000 imprese prevedono un aumento della spesa, in media tra il 10% e il 15%. Di queste, ben 4.500 sono imprese che nel 2016 non hanno speso un solo euro in ricerca e sviluppo. Anche qui, quindi, gli incentivi (credito di imposta per spese incrementali e Patent Box) hanno dimostrato di funzionare.
Non hanno avuto effetti significativi, invece, i diversi incentivi agli investimenti in capitale di rischio per start-up e PMI innovative. Gli investimenti sono cresciuti solo del 2%, un dato considerato “insufficiente”.
Tra i promossi anche il Fondo di garanzia, che è stato ristrutturato per essere più vicino a chi aveva realmente bisogno di agevolazioni per l’accesso al credito: il capitale finanziato è cresciuto dell’8,9% e il capitale garantito del 10,7%.
Mea culpa invece sul capitolo Competenze. “Sapevamo che sarebbe stato difficile”, ammette Calenda. Il famoso bando per l’istituzione dei Competence Center non è ancora partito, ma dovrebbe comunque arrivare entro novembre.
Promossi i Contratti di Sviluppo, modificati con una maggiore attenzione al Sud e a Industria 4.0: sono state concesse agevolazioni per circa 1,9 miliardi di euro e creati/salvaguardati più di 53.000 posti di lavoro. (Fonte: Franco Canna IlPost)

IL PARERE DI TAISCH, CO-RESPONSABILE SCIENTIFICO DELL’OSSERVATORIO INDUSTRIA 4.0 DEL POLITECNICO DI MILANO
Ha dichiarato Taisch:Le nuove misure annunciate dal Governo su Industria 4.0 sono molto positive perché, dopo i buoni risultati del primo anno del Piano Nazionale, vanno nella direzione richiesta dal sistema economico-industriale per offrire nuove opportunità di investimento alle imprese. E con azioni significative di sostegno alle competenze 4.0, si allarga il campo del nostro programma a sostegno della quarta rivoluzione industriale, che oggi è apprezzato e preso a modello da altri Paesi in Europa”.
Taisch ha proseguito: “In particolare è importante l’intenzione annunciata dal Governo di rinnovare i bonus di iper e superammortamento del Piano Nazionale Industria 4.0: si tratta di due misure che hanno riscosso notevole successo tra le imprese, anche se alcune aziende non hanno potuto beneficiarne appieno in quanto la misura fiscale è stata messa a disposizione quando i budget per il 2017 erano oramai stati decisi: se i bonus saranno rinnovati, molte imprese potranno cogliere l’opportunità di un sostegno agli investimenti nel 2018?.
Sul capitolo competenze e formazione: “Oltre a macchinari di ultima generazione, in fabbrica è necessario avere personale qualificato in grado di saperli usare. Per questa ragione, è un’ottima notizia l’annunciata riforma degli Its: abbiamo bisogno di tecnici per cogliere le opportunità della quarta rivoluzione industriale. E altrettanto giusta è la misura del credito di imposta sulla formazione: un incentivo per lo sviluppo di competenze è quello che serve a completare il Piano Nazionale, che prevede già incentivi agli investimenti tecnologici. Ora non bisogna abbassare la guardia, anche altri Paesi stanno avviando programmi di rinnovamento di grande importanza, ma con il Piano italiano Industria 4.0 l’Italia è sulla strada giusta”.

PROBLEMIA RISORSE
Il ministro Padoan avrebbe sollevato più di qualche perplessità sulla disponibilità di risorse per la Legge di bilancio 2018. Più nello specifico, per quando riguarda la crescita, il ministro ha segnalato che a fronte di investimenti privati che “stanno aumentando”, quelli pubblici sono una delle “grandezze che meno ha contribuito alla ripresa. Sugli investimenti pubblici faccio un mea culpa in quanto membro del governo. La Pa non ce la fa ad implementarli. È necessaria una riforma della pubblica amministrazione che è destinata a gestire gli investimenti”. Il governo sta valutando un ulteriore finanziamento del piano investimenti e ricordando che lo scorso anno l'apposito fondo è stato finanziato con 43 miliardi.
Riguardo l’occupazione giovanile è il primo pensiero del ministro “il mercato del lavoro negli ultimi anni è migliorato: i lavoratori dipendenti stanno aumentando e il tasso dei posti vacanti aumenta. È vero che ci sono 3 milioni di persone in cerca di lavoro, ma se ci fermiamo al dato non capiamo dove sta andando il mercato del lavoro", ha aggiunto Padoan, affermando che "il lavoro è il metro definitivo nella valutazione di una politica economica: se una economia non crea lavoro e un buon lavoro - ha detto Padoan - allora la politica economica non funziona. Il problema è che non c'è la bacchetta magica", aggiungendo che "risultati concreti richiedono più fattori e più strategie: politiche industriali, tasse, incentivi”.
Ecco che Padoan avrebbe confermato indirettamente un’attenzione per il piano ‘impresa 4.0’, ma manca ogni riferimento agli investimenti.

#Impresa4.0 #Ibdustria4.0 #Calenda #Padoan

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...