Pensioni, sconto lavoratrici e giovani ma tavolo a rischio su età pensionabile

22 settembre 2017 ore 11:27, Luca Lippi
I sindacati ‘duri’ su aumento età pensionabile, risorse Ape sociale, anticipo donne e pensione giovani. Il ‘veto’ è destinato a trasformarsi in una rottura delle trattative. Questa è la direzione che sta prendendo il confronto tra Governo e sindacati sulla riforma delle pensioni ormai nella ‘fase 2’. Primo fra tutti c’è da sciogliere il nodo dell’aumento dell’età pensionabile. Il governo, intanto ha già fatto sapere che non ci sono disponibilità liquide da destinare alla previdenza. Il cosiddetto ‘tesoretto’, cioè il miglioramento del pil per il 2018, non significa aumento di liquidità e quindi per il ministero dell’economia il discorso sarebbe già chiuso.

CERTO L’AUMENTO DELL’ETA’ PENSIONABILE
È impossibile bloccare l’aumento dell’età pensionabile e su questo punto sicuramente salterà il tavolo di contrattazione tra governo e sindacati. Verrebbe deciso da un decreto 'direttoriale' del ministero dell'Economia in caso di innalzamento delle aspettative di vita da parte dell'Istat.  L’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019 non è un fulmine a ciel sereno. Il prolungamento è imposto dalla crescita della cosiddetta ‘aspettativa media di vita’, che è diventata parametro fondamentale del sistema previdenziale Inps. In pratica, per garantirne la sostenibilità. 
Fu istituito in base ad una legge del 2010 (governo Berlusconi) ed ha cadenza triennale. Solo che dal 2019 avrà un ritmo più spedito - due anni - così come stabilito dalla riforma Fornero. Da quando è stato introdotto l'età per la pensione è salita di undici mesi. Attenzione, i mesi in più si sommano sia al minimo di età richiesto per l'assegno di vecchiaia che al minimo di anni di contributi per la pensione anticipata.
I sindacati vorrebbero che una decisione sull’adeguamento alla speranza di vita tornasse nell’alveo del confronto tra le parti, e non lasciata agli automatismi amministrativi, proposta peraltro osteggiata dall’Inps il cui presidente ha dichiarato che togliere questo adeguamento automatico significa aumentare la spesa pensionistica e metterla sulle spalle delle generazioni future. Per i sindacati sarebbe anche ora di differenziare l’età di uscita, oggi a 66 anni e 7 mesi, magari in base alla tipologia di lavoro (più o meno gravosa). E così anche per quanto riguarda quella che era l’anzianità, ovvero gli anni di lavoro richiesti prima di uscire. Dal 2019 si passerebbe a 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne (anche in questo caso 5 mesi in più rispetto ai limiti attuali se le proiezioni Istat attese per l’autunno lo confermeranno).

APE SOCIALE
Per Ape sociale e precoci la situazione è favorevole dato che i soldi non spesi nel 2017 saranno certamente girati nella legge di stabilità 2018. Altre novità in vista sulla questione, a parte quella dello sconto pensionistico per le madri lavoratrici, non ce ne saranno


IL NODO SCONTO 3 ANNI MADRI LAVORATRICI
Il governo ha allo studio un bonus di sei mesi sull’anzianità contributiva delle lavoratrici madri per ogni figli fino a un massimo di 4 (totale un anticipo di due anni) da applicare in sede di richiesta all’adesione all’Ape. A tale proposito i sindacati, sempre nella nota congiunta di cui sopra, hanno rilanciato:  chiedono il riconoscimento di un anticipo per l'accesso alla vecchiaia per tutte le lavoratrici fino a tre anni.
Dicono Cgil Cisl e Uil che per le donne "E' necessario porre fine alle disparità di genere che ancora le penalizzano nel nostro Paese. Un intervento sul solo meccanismo dell'Ape sociale è riduttivo, occorre una misura più ampia con il riconoscimento di un anno di anticipo per ogni figlio, fino a un massimo di tre, e il riconoscimento di un bonus contributivo per i lavori di cura, al fine di migliorare le Pensioni delle donne". 

GIOVANI E PREVIDENZA COMPLEMENTARE
Per quanto riguarda la previdenza complementare, i sindacati definiscono "fondamentale" il rilancio delle adesioni "estendendo la fiscalità incentivante, prevista per i lavoratori privati, anche a quelli del settore pubblico". Per i sindacati, "occorre operare, finalmente, una separazione contabile della spesa previdenziale da quella assistenziale al fine di dimostrare che la spesa per Pensioni, in Italia, e' sotto la media europea". "Bisogna, poi, varare subito una riforma della governance dell'Inps e dell'Inail per realizzare un sistema efficiente, trasparente e partecipato" si legge nel documento unitario. Cgil, Cisl e Uil chiedono, infine, il ripristino della piena indicizzazione delle Pensioni introducendo un nuovo paniere e recuperando quanto perso in questi anni.
Ovviamente siamo molto lontani dalla realtà, sulle richieste dei sindacati pesa il veto di Padoan che ha già fatto intendere che non ci sono e non ci saranno diponibilità liquide per intervenire su nulla che non sia rilancio dell’economia e tutela del lavoro giovanile. Dobbiamo attendere i prossimi incontri tra governo e sindacati e ci sarà da aspettarsi un blocco delle trattative su tutte le questioni.

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autore / Luca Lippi
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