GRECIA, la crisi infinita e la brutta fine di Tsipras

23 febbraio 2017 ore 11:47, intelligo
Sembrava conclusa la spinosa questione greca invece è ancora all'ordine del giorno insieme alla brexit e alla frexit. Le istituzioni europee stanno sicuramente passando il periodo peggiore dalla loro origine. Il governo Tsipras aveva accettato molte delle richieste dei paesi creditori europei in cambio di prestiti a lunghissima scadenza e con tassi di interesse molto bassi. Il governo di sinistra greco ha accettato di rivedere le molte incongruenze della sua politica che non poteva che portarla verso il disastro. Un sistema pensionistico estremamente costoso con prepensionamenti facili, una riscossione delle tasse molto lacunosa, le assunzioni di massa nel pubblico impiego e spese militari molto consistenti per via dei secolari contrasti con la Turchia. 
GRECIA, la crisi infinita e la brutta fine di Tsipras
Non tutti i provvedimenti per ammissione degli stessi greci hanno trovato reale attuazione, comunque dei miglioramenti c'erano stati, la ricapitalizzazione delle grandi banche in crisi, un avanzo primario nei conti dello stato (ovvero delle entrate superiori alle uscite escludendo il pagamento degli interessi), una sia pur moderata crescita economica (pil + 0,3%  nell'anno appena concluso). Insomma fra coloro che ritengono il paese dissanguato da una politica del rigore eccessiva e i politici tedeschi convinti che lo stato greco volesse attingere ai loro soldi senza alcuno sforzo, la realtà sembra un pochino più complessa. A dicembre doveva essere concluso l'accordo definitivo che prevedeva maggiore rigore nella spesa pubblica e un alleggerimento dei debiti verso le istituzioni internazionali. C'è stato invece un "regalino" di Natale ai pensionati da parte del governo Tsipras in caduta vertiginosa nei sondaggi di voto, che ha bloccato la situazione e reso più diffidenti i creditori che si sono impuntati per ottenere un avanzo primario più consistente tale da rendere più sicura la futura restituzione dei soldi prestati nell'ambito del terzo piano di aiuti allo stato ellenico. 
La questione greca è rimasta a lungo bloccata, nell'ultimo Eurogruppo di lunedì 20 febbraio si è infine deciso di arrivare ad una conclusione: i "tecnici" europei andranno ad Atene per concordare alcuni tagli di spesa ma formalmente Tsipras insiste nell'affermare che non concederà un euro in più in misure di austerità, le due affermazioni ovviamente sono totalmente discordanti, chi in realtà ha ceduto? 
Esattamente non lo sappiamo, però nelle ore successive i titoli di stato greci hanno visto un bel ricupero, segno che molti propendono per l'idea che i "rigoristi" abbiano vinto. Speriamo che il senso della logica prevalga, anche perché con i partiti populisti che in tutto il continente vanno forte, la confusione in cui potrebbe cadere la nostra Europa è veramente tanta. 

di Luciano Atticciati

#Grecia #grexit #politica 

autore / intelligo
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