Italexit si può fare, ma Draghi fa i conti: "Vi costa 358 mld"

24 gennaio 2017 ore 11:25, Luca Lippi
Nessuno trattiene nessuno a tutti i costi. Questo sembra essere il messaggio di Mario Draghi in risposta a due parlamentari del M5S che nei giorni scorsi chiedevano chiarimenti sull'eventuale uscita dall'euro dell'Italia. E ha quantificato anche il costo dell’uscita dall’euro per l’Italia in 358,6 miliardi di euro.
Chiariamo qualche concetto, perché Mario Draghi affermando che esiste la possibilità di uscire dall’euro, in concreto non fa altro che sottolineare che tutto è possibile concretamente ma non ha mai detto che sia necessario o utile.
Nessun clamore quindi. Draghi nella sostanza manda tre messaggi precisi: il primo all’Italia e agli euroscettici italici: si può uscire dallEuro purché prima siano regolati i rapporti di debito/credito vigenti con il resto dell’Eurozona. Il secondo messaggio di Draghi è rivolto a Berlino: non soffiate sul fuoco, perché se spingerete l’Italia ad uscire dall’euro, è evidente che le sue banche non avranno in un solo colpo tutti i 360 miliardi di euro da pagare ai creditori dell’area, per cui a catena fallisce tutto il sistema, anche perché con la certa svalutazione che subirebbe la nuova lira introdotta da Roma, il peso dei debiti italiani (in euro) diverrebbe insostenibile. Il terzo e ultimo messaggio è per la Commissione europea: non confidate nell’infinita e ostentata volontà della BCE di mettere in sicurezza l’Eurozona, perché la misura è colma. O voi commissari fate pressione sul governo tedesco, perché allenti le sue politiche fiscali e contribuisca così ad accelerare la ripresa in tutta l’area, oppure sul fronte degli stimoli monetari il lavoro è finito e alla prossima eventuale crisi di fiducia, la Bce potrà fare ben poco.

Italexit si può fare, ma Draghi fa i conti: 'Vi costa 358 mld'

In realtà il ruolo di Mario Draghi rimane quello di guardiano dell’unione monetaria dell’Erozona.
Per Draghi la politica deve recuperare un ruolo centrale nella prospettiva europea. Parole nette e forti da parte dell'uomo che possiede le chiavi della cassaforte dell'Ue mentre sul mondo soffia il vento del trumpismo.
Spiega Draghi a Santena durante la cerimonia di consegna del premio Cavour: “Specialmente quando la situazione è di diffusa instabilità, sia a livello nazionale, sia sul piano internazionale, è necessaria una conduzione che mantenga saldamente il potere di iniziativa politica”. 
Per l'economista italiano il compito della Bce è fondamentale ma non sufficiente a traghettare l'Europa verso una condizione di equilibrio e solidità. La responsabilità resta nelle mani dei governi. Draghi insiste sulla soluzione politica dei problemi. “Oggi l'Europa è alla ricerca di una nuova stabilità come ai tempi di Cavour. Siamo nuovamente in una fase storica in cui l'Europa è in movimento, dopo il dissolvimento del blocco sovietico, la riunificazione della Germania, gli effetti della crisi dei debiti sovrani nell'area dell'euro, l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, le tensioni geopolitiche nell'Europa dell'Est. In termini diversi, oggi come allora potremmo dire che si è alla ricerca di una nuova stabilità”. 
La strada maestra per il presidente della Bce resta la collaborazione tra gli Stati: “L'unico modo di governare problemi che gli Stati nazionali non riescono ormai da molto tempo a risolvere da soli”. L'ex governatore della Banca d'Italia da un lato chiede uno passo in avanti della politica, ma dall'altro prova ad arginare le spinte antieuropeiste. 
Spiega Draghi in una lettera (citata dal quotidiano La Stampa) in cui risponde a una interrogazione presentata da due eurodeputati del M5S Se un Paese lasciasse l'Eurosistema i crediti e le passività della sua Banca centrale nei confronti della Bce dovrebbero essere regolati integralmente. L'Italia sarebbe obbligata dunque a onorare i debiti e attualmente il saldo italiano corrisponde a un deficit di 358,6 miliardi”.
In conclusione, Draghi raramente parla dell’Italia, ma non si è fatta sfuggire l’occasione di Santena per chiarire e rispondere alle sfide lanciate dal nuovo presidente statunitense. Un’eventuale ondata di sfiducia contro l’euro potrebbe essere fatale non solo all’unione monetaria, ma a tutta la costruzione europea. Vedremo d’ora in poi se davvero e in che misura i mercati finanziari avranno compreso la portata delle parole di Draghi che sono la risposta alle speranze di disunione europea di Trump.

autore / Luca Lippi
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