Università nel caos per sciopero prof e blocco esami: sessioni al palo

28 agosto 2017 ore 12:00, Americo Mascarucci
Esami a singhiozzo nelle università italiane fino a novembre: è la conseguenza di un maxi sciopero cui hanno aderito 5444 professori e ricercatori universitari oltre a ricercatori di enti di ricerca di 79 differenti università. Una protesta tesa a denunciare cinque anni di blocco degli scatti salariali e il fatto che quella dei docenti universitari sarebbe l'unica categoria pubblica alla quale  è applicata questa restrizione, come denunciano i docenti.  Una casa del genere non accadeva da 40 anni.
Università nel caos per sciopero prof e blocco esami: sessioni al palo

GLI ESAMI A RISCHIO
Lo sciopero riguarda la sessione autunnale, che va dal 28 agosto al 31 ottobre e fa riferimento all’anno accademico 2016-2017. Tuttavia per non arrecare danno agli studenti che comunque non c'entrano nulla è stato deciso di far durare la protesta al massimo 24 ore, annullando così uno solo dei tre appelli della sessione. Negli atenei dove l’appello previsto è uno soltanto, questo sarà in ogni caso garantito. Non cambia nulla, invece, per le sedute di laurea e nemmeno per i test di ammissione a Medicina o agli altri corsi a numero chiuso. 

CHI L'ORGANIZZA
Alle spalle dei docenti non c'è alcun sindacato o organizzazione. Alcuni mesi fa è stato creato "Il Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria", un comitato promotore spontaneo di ricercatori e professori. All'inizio dell'estate il Movimento ha scritto una lettera aperta spiegando la necessità di protestare e invitando i colleghi a unirsi alla mobilitazione. La lettera ha ottenuto grande successo, è stata firmata da professori di tutte le principali università italiane. Il record appartiene alle università milanesi: in 382 hanno aderito tra Politecnico, Statale e Bicocca. Molto alto il consenso dell'iniziativa anche a Pisa con 264 adesioni, a Bologna con 213 e a Bari con 162. Saranno i docenti firmatari a scioperare ma non è detto che non si uniscano alla protesta anche altri colleghi.  
Oggi un ricercatore guadagna all’inizio 1.300 euro al mese, un ordinario ne guadagna all’inizio 2.800 e dopo vent’anni 4 mila. La situazione si è aggravata a seguito delle leggi di stabilità che tra il 2010 e il 2015 hanno congelato gli stipendi universitari, mentre per altre categorie di dipendenti pubblici il blocco è stato più breve quando non nullo. 

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