Le ONG indesiderate in Russia, anche Soros nella stop-list patriottica di Putin

04 maggio 2017 ore 17:14, intelligo

L’incontro top secret a Palazzo Chigi ha messo allo stesso tavolo il capo del Governo italiano e lo speculatore finanziario e miliardario americano. Nessuna dichiarazione ufficiale è stata rilasciata da Paolo Gentiloni in merito al suo vis a vis con George Soros. L’incontro tra i due è avvenuto proprio nel momento in cui diverse prove del coinvolgimento delle ONG collegate al “filantropo” hanno scatenato una bufera politica e mediatica. A seguito della pubblicazione di un video virale di Luca Donadel, in cui sono state tracciate le rotte delle navi coinvolte nel traffico dei migranti, e dell’avvio delle indagini del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro in merito ai presunti contatti tra alcune ONG e i trafficanti libici, sono aumentati i sospetti che dietro la crisi migratoria in Europa si nascondesse uno scenario orchestrato al di fuori dei suoi confini. Mentre il governo italiano sembra non avere alcun scetticismo nei confronti della ONG straniere, in Russia sono state introdotte diverse misure molto rigide nei confronti delle varie organizzazioni “filantropiche” che hanno il potere di influenzare il corso della politica interna di un paese.

Le ONG indesiderate in Russia, anche Soros nella stop-list patriottica di Putin

Le ONG indesiderate in Russia – Nel luglio del 2015, il Consiglio della Federazione, ovvero la camera alta del Parlamento russo, ha pubblicato una lista delle organizzazioni indesiderate in Russia. Nella cosiddetta stop-list patriottica emergono 12 organizzazioni non governative straniere. A capo della lista dei not welcome viene menzionata proprio la "Open Society" di George Soros, mentre a seguire, in ordine cronologico vengono inserite: National Endowment for Democracy, International Republican Institute,  National Democratic Institute, MacArthur Foundation, Freedom House, the Charles Stewart Mott Foundation, the Education for Democracy Foundation, the East European Democratic Center, the Ukrainian World Congress, the Ukrainian World Coordinating Council e Crimean Field Mission on Human Rights. Konstantin Kosacev, a capo del comitato per gli affari internazionali del senato, ha spiegato che "se non si prendono misure preventive, profilattiche” l’onda delle rivoluzioni colorate finanziate dall’estero potrebbe colpire pure la Russia.

Le leggi anti-ONG in Russia – Le ONG finanziate dall’estero sono diventate il bersaglio del mirino del legislatore russo a partire dal 2012, quando il parlamento russo ha approvato la legge secondo la quale tutte le organizzazioni non-profit finanziate dall'estero devono dichiararsi autonomamente come “agenti stranieri” presso il Ministero della Giustizia russo. L’effetto pratico di questa legge consiste ancora oggi nel fatto che tutte le ONG definite agenti stranieri diventano soggette ad una annuale e obbligatoria revisione legale dei conti. Ma il legislatore russo è andato anche oltre. L’idea di creare una legge che limitasse l’attività delle ONG in Russia è nata da un partito parlamentare di opposizione a Russia Unita. La proposta di legge è stata avanzata dal deputato del partito di sinistra patriottica Russia Giusta Aleksandro Tarnavski. A seguito dell’approvazione di entrambe le camere del parlamento russo la legge viene firmata il 23 maggio 2015 dal Presidente russo Vladimir Putin. In sostanza la legge consente di assegnare ad una organizzazione straniere lo status di “indesiderata” in caso in cui minacci le fondamenta del sistema costituzionale del paese, la sua difesa o la sua sicurezza. La competenza nell'assegnare lo status di organizzazione non grata è attribuito alla Procura generale con previa consultazione con il Ministero degli Esteri della Russia. Sono questi i meccanismi legislativi che hanno permesso di includere nella stop-list patriottica l’attività sovversiva dell’organizzazione di Soros nella Russia di Putin.

Soros non si ferma  In agosto del 2016 sul sito DC leaks sono emersi i documenti riguardanti l’Open Society dai quali risulta, che nonostante ban, Soros continui a sviluppare una strategia a lungo termine di intromissione negli affari interni della Russia intitolata “Russia Project Strategy (RPS)”. Il concetto della strategia consiste nella creazione di una rete di ONG in Russia con lo scopo di promuovere il tema dei diritti umani, dei diritti LGBT, dei dibattiti politici critici e dei media d’informazione alternativi. Inoltre, grazie al DC leaks è stato scoperto che la Open Society ha condotto il monitoraggio delle organizzazioni russe per i diritti umani a partire dal 2012, per stimare la loro possibilità di inclusione nella lista degli agenti stranieri. Tra le organizzazioni russe partner di Soros sono menzionate: Verdetto Sociale, Uomo e Legge, Agora, Memorial, Centro dei diritti sociali e del lavoro, Centro Levada, Centro moskovito Carnegie, SOVA, centro Sakharov e il movimento intellettuale Lebed’. Il finanziamento dell’attività di queste organizzazioni dovrebbe avvenire attraverso il coinvolgimento di una delle più prestigiose università moscovite - Higher School of Economics - e attraverso i trasferimenti da parte del Ford Foundation, Charles Stewart Mott Foundation, Open Society Foundation, Philanthropy company, Agency for Social Information, il governo regionale e comunale di Perm’ e il ministero dello sviluppo economico della Russia. Per far fronte agli attacchi governativi viene specificato che il fondo di Soros farà di tutto per coinvolgere la propaganda straniera e si assumerà anche il pagamento di tutte le multe subite dalle organizzazioni partners. Il motivo per cui Soros ha deciso di continuare un’attività incessante in Russia, secondo quanto emerso da un memorandum pubblicato da DC Leaks, è a causa “dell’influenza russa nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU e della partecipazione della Russia nelle strutture internazionali”. Quanto riportato in difesa di Soros sul sito d’opposizione liberale a Putin Meduza, il magnate ha investito 30 anni di lavoro in Russia e circa un miliardo di dollari per “sviluppare” la scienza, la cultura, e la società civile in Russia, dopo essersi recato in URSS per la prima volta nel 1987. L’attività di Soros in Russia dunque non è frutto delle fantasie complottiste, ma sono gli stessi oppositori di Putin a raccontare tutti i dettagli nella sua intromissione negli affari interni della Russia. L’opposizione liberale in Russia ha diverse espressioni mediatiche e politiche. Non è un segreto per nessuno che anche qui George Soros avrebbe provveduto a creare una figura politica da lui sostenuta - Mikhail Khodorkovski - già famoso per l’affare Yukos e residente attualmente a Londra. Il progetto Open Russia, presieduto dall’oligarca latitante, è la voce di Open Society che trasmette la propria propaganda in lingua russa. Dopo alcuni anni di attività politica il 26 aprile 2017 anche l’Open Russia è stata inserita nella lista delle ONG non benvenute da Mosca. Nonostante il ban, la Open Russia continua la sua attività nei social media attraverso una rete di pagine virtuali associate, tra le quali ad esempio la pagina Facebook intitolata Open Economy, che pubblica dei contenuti in russo molto critici nei confronti dell’operato della Russia di Putin. Osserviamo dunque che da un lato i partiti parlamentari di orientamento patriottico continuano ad essere d’accordo all'unanimità sulla necessità di creare dei meccanismi sempre più severi che rendano trasparente o che limitino l’attività degli agenti stranieri. Dall’altra parte Soros continua a promuovere la sua attività in Russia con insistenza attraverso le varie espressioni dell’opposizione liberale, che a sua volta non subisce per il momento nessuna censura nel difendere l’attività “filantropica” del miliardario. In un mondo in cui i confini nazionali risultano sfumati dallo spazio virtuale, lo scontro tra i sostenitori e gli oppositori di Soros in Russia non cessa di essere una battaglia aperta.

#Soros #Putin #Russia

Di Irina Osipova

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