Equitalia ha 21 mln di debitori, il post Renzi è col nodo recupero

06 aprile 2017 ore 11:15, Luca Lippi
Gli italiani in debito col Fisco sono 21 milioni e di questi il 53% per meno di 1000 euro. Specificatamente, l’ad della società pubblica di riscossione Ernesto Maria Ruffini in audizione in commissione Finanze alla Camera ha dichiarato: “Ci sono circa 21 milioni di contribuenti che risultano avere debiti a vario titolo con gli oltre 8mila enti creditori e il 53% ha accumulato pendenze che non superano i 1000 euro”. Prosegue specificando che il 74% dei contribuenti ha debiti sotto i 5mila euro. I debiti tra i 1000 e i 5000 euro rappresentano il 20,4% del totale, il 7,1% si trova tra i 5mila e i 10mila euro, l’11,9% tra 10mila e 50mila mentre appena il 3% ha debiti tra 50 e 100mila euro e un altro 4% deve al fisco oltre 100mila euro.
Da quando è stata istituita l’agenzia delle entrate, Il 2016 è stato l’anno del record per il recupero dell’evasione pregressa con 19 miliardi di euro.
Rispetto al 2015 (14,9 miliardi) si registra un aumento del 28% mentre rispetto al 2007 (6,4 miliardi) la cifra è triplicata. Dei 19 miliardi 10,5 derivano da attività di controllo sostanziale (è inclusa la voluntary disclosure) mentre 8 miliardi sono frutto di attività di liquidazione.
Ha spiegato  Rossella Orlandi in audizione alla Commissione Finanze della Camera che dei 19 miliardi, 10,5 miliardi derivano da attività di controllo sostanziale, in crescita del 36% rispetto al 2015, 8 miliardi sono frutto di attività di liquidazione. Prosegue la Orlandi: “Si tratta di un’attività su cui abbiamo investito molto per affinare le nostre capacità di estrazione e di analisi ed evitare, quindi, l’invio di avvisi imprecisi o inesatti”. 
Equitalia ha 21 mln di debitori, il post Renzi è col nodo recupero
In concreto però, c’è da considerare che dall’attività di accertamento a quella di riscossione fisica del denaro passano diversi anni (non mesi, ma anni), di conseguenza parlare di ‘introiti’ è un vizio anche fuorviante rispetto alla capacità di comprensione del contribuente onesto.
Tra le cartelle anche dette ‘accertamenti’ ovviamente si mascherano le cosiddette ‘Liti’. Le liti che vedono i contribuenti contrapposti all’erario, stando ai dati presentati dal presidente della giustizia tributaria Mario Cavallaro, valevano a fine 2016 32 miliardi, pur in leggero calo rispetto ai 34 miliardi del 2015. Le nuove cause sono infatti diminuite, ma il valore medio dei giudizi è salito a 112.363 euro per quelli delle corti provinciali e 194.104 euro per quelle regionali. La stragrande maggioranza dei ricorsi è per quelle che sono definite piccole liti: davanti alle commissioni provinciali, ad esempio, 118.265 istanze su 164.101 (il 72%) è per importi entro i 20mila euro, 70mila delle quali sotto i 2.582 euro.
Da qui è arrivata anche la proposta di rottamare le ‘liti’ perché la rottamazione delle cartelle in corso non è sufficiente a coprire il fabbisogno della manovra aggiuntiva al Def. 
I contorni dell’operazione di rottamazione sono tutti da chiarire, ma arrivare rapidamente alla definizione dei processi pendenti, 468.839, di cui 318.192 nel grado provinciale e 150.647 in quello regionale, con una sorta di sanatoria comporterebbe notevoli benefici per l’Erario: oggi infatti, secondo il rapporto 2016 del dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia e della direzione Giustizia tributaria, l’amministrazione fiscale vince solo nel 44% delle liti in primo grado e nel 45,2% in secondo grado. Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, si è limitata a dire che si tratta di “scelte politiche e di governo. Noi faremo quello che ci dicono di fare”.
Tuttavia, in conclusione, quale consulente consiglierebbe a un cliente afflitto da un accertamento fiscale di aderire a una sanatoria che in concreto significa ammissione di colpa? Le considerazioni sulla questione sono facilmente deducibili.

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autore / Luca Lippi
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