Manovra: come la Legge di bilancio 'sbilancia' il Governo

14 settembre 2017 ore 15:12, Luca Lippi
Corsa a ostacoli per la legge di Bilancio 2018; tra le cifre intoccabili e le minacce di Mdp dopo l’accantonamento dello ius soli. Andando con ordine, vediamo in sintesi il percorso della Legge di stabilità 2018 utilizzando le informazioni proposte da TermometroPolitico.it. Il bilancio rappresenta lo strumento necessario per il funzionamento della finanza pubblica. Quest’anno il governo avrà tempo fino al prossimo 27 settembre per varare il Def, la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza. Poi, si avrà tempo fino al 20 ottobre, per presentare il disegno di legge di bilancio 2018. Il testo passerà poi al vaglio del Parlamento, che dovrà approvarlo entro il 31 dicembre dopo avere analizzato e discusso gli eventuali emendamenti. 

IL VAGLIO DI COMMISSIONE EUROPEA E EUROGRUPPO
Il 15 ottobre il governo italiano deve trasmettere il Documento programmatico di bilancio per l’anno successivo alla Commissione Europea e all’Eurogruppo, quest’ultimo composto dai ministri delle Finanze dei 19 Stati membri dell’Eurozona. Il documento comprende il saldo di bilancio, la descrizione e la quantificazione delle misure contenute nella manovra. Inoltre, sono presenti le indicazioni su come tali misure saranno applicate in seguito alle raccomandazioni formulate dalle istituzioni europee. La Commissione avrà tempo fino al 30 novembre per esprimere un parere sulla legge di bilancio italiana. Il giudizio definitivo ci sarà solamente nella primavera del 2018.
Manovra: come la Legge di bilancio 'sbilancia' il Governo
I NUMERI
La manovra costerà agli italiani dai 22 ai 25 miliardi di euro. Padoan ha preventivamente avvertito tutti sul fatto che le “risorse sono limitate e la legge di Bilancio non deve far danni”. È molto più di un invito alla prudenza, piuttosto è l’ordine perentorio di non chiedere tagli alle tasse e non esagerare con i bonus a sostegno della povertà (argomenti all’ordine del giorno nella campagna elettorale che fanno tremare il ministero dell’Economia). Dei 22/25 miliardi necessari, al momento, non tutte le coperture sono state ancora individuate. Mancano all’appello ancora tra i 7 e i 10 miliardi, nonostante la manovra sarà finanziata per circa 9 miliardi da un maggior deficit rispetto a quanto previsto nel Def (Documento di economia e finanza) presentato dal governo lo scorso aprile: l’indebitamento netto per il 2018 dovrebbe infatti salire all’1,8% rispetto all’1,2% stimato nel Def, comunque ben sotto il tetto del 3% richiesto dall’Ue e in diminuzione sul deficit 2017.

LEGGE DI MANUTENZIONE
Così è stata definita da Enrico Marro del Corriere della Sera; la via da percorrere per raggiungere l’obiettivo è senza vie di fuga, oltretutto particolarmente stretta giacchè è impossibile dilatare ulteriormente il deficit per non pregiudicare la diminuzione del debito pubblico in rapporto al Pil: una assoluta necessità per l’Italia, tanto più che il prossimo anno verrà meno l’acquisto dei titoli pubblici da parte della Banca centrale europea.

LE CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA
Sempre Marro dalle colonne del Corriere della Sera ha calcolato che “ci sono circa 15,2 miliardi di euro di ‘clausole di salvaguardia’ da disinnescare per il 2018. Si tratta del maggior gettito che deriverebbe dal previsto aumento dell’Iva e delle accise, che il governo ha promesso di congelare. A questi si sommano 1,5-2 miliardi necessari per finanziare i nuovi sgravi contributivi sulle assunzioni dei giovani; altri 1,2 miliardi (oltre a quelli già stanziati) per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici; 2 miliardi per le cosiddette spese indifferibili (missioni militari all’estero, trasferimenti alle ferrovie, eccetera); 1-1,5 miliardi per gli incentivi del piano Industria 4.0; tra 500 milioni e un miliardo per potenziare il Rei, il reddito d’inclusione per i poveri; almeno 500 milioni per le necessità delle Province(che adesso si chiamano in modo diverso ma devono continuare a gestire scuole e strade)”.

I RISCHI DIETRO LE MINACCE DI MDP
C’è da considerare che il Paese è in campagna elettorale, quindi la probabilità che la legge di bilancio possa essere sacrificata sull’altare di una veloce legge elettorale e magari la riesumazione dello Ius soli, non è possibile escluderlo. Tanto è vero, che la sinistra già si protende all’attacco. Alfredo D’Attorre di Mdp ha dichiarato all’Ansa: “Se dopo lo ius soli salta anche la legge elettorale  è evidente che si sta lacerando il tessuto di collaborazione con il governo. A questo punto non saranno scontati i nostri voti su Def e legge di Bilancio". Inoltre ha aggiunto D’Attorre: "Ormai la bussola è l'accordo Renzi-Alfano. E noi non siamo disponibili a reggere il moccolo a questo fidanzamento".
A questo punto bisogna aspettare solamente che il ministro Padoan dia le carte e che tutti firmino le regole del gioco. Il Def e la Legge di stabilità sono democraticamente perfettibili a suon di emendamenti, ma stavolta c’è da credere che non si farà neanche finta di discuterne, se non per usare la Legge di bilancio per minacciare una caduta prematura dell’Esecutivo.

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autore / Luca Lippi
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