Bancarotta Coop: il prestito sociale fa crac, troppa finanza facile

19 settembre 2017 ore 17:02, Luca Lippi
Pare sia imminente l’esplosione di una bolla dei prestiti sociali delle cooperative italiane. Già l’anno scorso Federconsumatori e altre associazioni a tutela dei consumatori avevano lanciato l’allarme a Bankitalia. Il governo ha preso l’impegno, in colpevole ritardo, a intervenire sul sistema del prestito sociale, che vale 9,2 miliardi di euro. Di fatto si tratta di risparmi delle famiglie per la sola parte che è in pancia alle coop di consumo, ossia quelle dei supermercati e altri due miliardi invece sono nelle coop edili o agricole. L’obiettivo è quello di tutelare i risparmiatori e permettere alle coop di continuare a finanziarsi mediante questo strumento, con il quale le coop sono diventate come banche che però non devono rispondere alle norme che regolano il settore.
Bancarotta Coop: il prestito sociale fa crac, troppa finanza facile

COME NASCE IL PRESTITO SOCIALE
Il prestito sociale nasce come una forma di prestito concesso alle cooperative per facilitarne il finanziamento, ma, nel tempo ha avuto un’evoluzione assolutamente abnorme diventando una forma di raccolta del risparmio del pubblico esattamente come i libretti di risparmio ed i conti correnti. Le Cooperative del dettaglio sono giunte a fornire gli stessi servizi di pagamento bancario delle bollette che viene fornito dagli istituti di credito, ma le cooperative non sono istituti di credito o banche popolari, non sono soggette a sorveglianza bancaria, insomma possiamo considerarle in assenza quasi totale di una legislazione e controllo. Le Coop si sono ricavate un posto nel settore della raccolta del risparmio senza troppi sforzi e obblighi legislativi pur muovendosi nella legalità.
Alla fine Banca d’Italia è intervenuta mettendo un freno minimo, ponendo un rapporto di 1 a 3 fra mezzi propri e raccolta, ma comprensibilmente, si tratta di una situazione totalmente abnorme. Il fallimento di numerose cooperative a Reggio Emilia, con migliaia di risparmiatori danneggiati, e lo stesso è accaduto per CoopCa e Coop Operaia Trieste. Coop Tirreno ha visto una corsa allo sportello non appena si sono diffuse voci sulle sue difficoltà
Attualmente le Cooperative raccolgono 9,2 miliardi, di cui 7,2 nel settore distribuzione e 2 nel settore edile ed agricolo. Sono soldi a cui non viene assolutamente assegnato un rendimento equilibrato rispetto al rischio, dato che la Coop paga , ad esempio, 17,64 euro annui ogni 12 mila euro di capitale. Ora questo denaro non è garantito, se non dalla buona volontà delle cooperative, ma questa stessa buona volontà non sarà sufficiente di fronte ad un approfondirsi della crisi della stessa formula commerciale che le alimenta. Già attualmente le sue superfici hanno una resa in fatturato inferiore rispetto alla media di mercato e la riforma basta sulla creazione di modelli basati sulla “Qualità del momento di acquisto”, ora in atto, impossibile migliorare la loro situazione. Anzi, nel modello attuale sferzato dalla crisi le cooperative sono destinate a perdere un’ampia fetta di clientela impoverita che, volente e nolente, è attratta dalle catene discount. 
La struttura dell “Coop per consumatori privilegiati” non si può accompagnare bene con le dimensioni delle superfici commerciali attuali.

IL MINISTERO DELL’ECONOMIA COME INTERVIENE
È stato il viceministro all’economia Enrico Morando a promettere un nuovo intervento normativo sul prestito sociale da attuarsi dopo la legge di stabilità e prima della fine della legislatura. Lo leggiamo da WaalstreetItalia, Il tutto ruota attorno al concetto di fornire un sistema di controlli più efficace, in capo ad una autorità indipendente, e un fondo di garanzia a protezione dei risparmiatori. “Se questi strumenti riceveranno un colpo come accaduto in questi casi sarà difficile creare lavoro. Dobbiamo trovare soluzioni, non colpevoli. Si devono creare vincoli giuridici per rimuovere le cause di quanto accaduto”.
Morando ha sottolineato che il governo, terrà conto delle istanze già avanzate in Parlamento. “Occorre rinsaldare il rapporto di fiducia, innanzitutto valoriale, tra le cooperative ed i loro soci. Solo a Reggio Emilia dove sono fallite in sequenza Cmr, Unieco, Coopsette e Orion in ballo ci sono ben 70 milioni di euro di prestiti. È un vero dramma”. Così il presidente della Federconsumatori Giovanni Trisolini, che sabato ha chiamato a raccolta a Reggio Emilia i soci Coop provenienti da tutta Italia i cui risparmi sono stati “traditi” dalle Coop.

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autore / Luca Lippi
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