'Ape con paletti', ai cattivi pagatori l'anticipo non si concede

02 ottobre 2017 ore 17:32, Luca Lippi
I cattivi pagatori non possono fare domande di Ape. Il 4 settembre è stato firmato il decreto attuativo sull’Ape volontaria. Il decreto attuativo e ha previsto anche la retroattività dal 1° maggio 2017, recependo il parere del Consiglio di Stato. Tuttavia è sempre rimasto, e rimane ancora, il nodo delle convenzioni da discutere con Abi e Ania. In sostanza, l’Ape di fatto non altro che un prestito, e quindi secondo quanto previsto dai regolamenti bancari, il prestito dovrebbe essere concesso a chi manifesta merito creditizio, cioè, essere in grado di rimborsare le rato del piano di rientro concordato e, soprattutto, essere regolare con i pagamenti. Poi entra in gioco l’Ania, che da parte sua deve garantire la banca erogatrice del prestito nel caso di premorienza del contraente. In pratica, data l’età del pensionando che vuole usufruire dell’Ape, l’aspettativa di vita non è proprio valutabile nei beneauguranti ‘100 anni’. Ricordiamo che cosa si intende quando si parla di Ape volontaria.
'Ape con paletti', ai cattivi pagatori l'anticipo non si concede
L’APE VOLONTARIA
Non deve essere confusa con la pensione anticipata: si tratta invece di una prestazione, ottenuta grazie a un prestito bancario, che accompagna il lavoratore dai 63 anni di età (o dal momento in cui richiede il trattamento) sino all’età pensionabile (cioè all’età in cui si può ottenere la pensione di vecchiaia).
In pratica, con l’Ape il lavoratore può ricevere un assegno, a partire dai 63 anni di età, se possiede almeno 20 anni di contributi, sino alla data di maturazione della pensione di vecchiaia. Considerando che l’età per la pensione di vecchiaia, attualmente, è pari a 66 anni e 7 mesi, l’anticipo massimo possibile è pari a 3 anni e 7 mesi.
In ogni caso, l’importo erogato col finanziamento bancario deve essere restituito in 20 anni.
L’anticipo minimo deve essere pari a 6 mesi e la futura pensione, al netto della ritenuta Ape, non deve essere inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo (circa 702 euro).

CHI PUÒ RICHIEDERLA
Non tutti i lavoratori possono richiedere l’Ape, ma soltanto gli iscritti a una delle gestioni previdenziali facenti capo all’Inps: il trattamento non è infatti previsto dalle casse dei liberi professionisti, in quanto a gestire l’intera procedura è l’Inps, che interagisce con la banca convenzionata scelta per l’erogazione del prestito. Soprattutto, ora che le banche hanno cominciato a manifestare i limiti all’adesione del provvedimento, non possono richiederla i cosiddetti ‘cattivi pagatori’.

CHI E’ UN ‘CATTIVO PAGATORE’
Viene definito “cattivo pagatore” una persona o azienda che in passato ha avuto problemi a restituire un prestito. Cattivo pagatore è quindi sinonimo di possibile problema per le banche, di persona che è stata inserita nelle liste redatte dalle centrali rischi per valutare la capacità di onorare un prestito. 
Il cattivo pagatore è facilemnte individuabile poiché il sistema interbancario ha creato delle centrali Rischi e dei Sic(Sistemi di Informazioni Creditizie) che redigono degli appositi elenchi e liste di cattivi pagatori, in cui vengono segnalate tutte le persone che non hanno onorato le scadenze per il pagamento di una o più rate di un prestito o di un finanziamento.
Ovviamente l’utilizzo di questi archivi è complementare all’esigenza di tutelare il rischio dell’emittente. Gli archivi raccolgono dati sulla solvibilità delle persone che hanno richiesto prestiti o finanziamenti, in modo da valutare il loro merito creditizio e contenere i rischi di insolvibilità per le banche e gli istituti finanziari.
Solitamente si viene segnalati nei registri dei cattivi pagatori quando si è in ritardo di uno o due mesi nel pagamento di una rata di un finanziamento o nel caso in cui due o più rate non siano ancora state saldate.
Prima di emettere un prestito, infatti, le banche consultano questo elenco per valutare se il cittadino privato, il piccolo imprenditore, il libero professionista o lavoratore autonomo che richiede il finanziamento, in passato ha avuto problemi nel rimborsarlo.
È giusto far notare, che gli istituti di credito chiedono (prima di erogare anche una semplice elasticità di cassa) anche le ultime tre utenze pagate dei vari fornitori per controllare la regolarità dei pagamenti. A questo punto il cerchio si stringe per chi può chiedere l’Ape. Aspettiamo che siano pubblicate le convenzioni con Ania e Abi prima di ricalcolare i costi reale dell’Ape e stabiliri chi può veramente fare domanda.

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autore / Luca Lippi
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