Def, Bankitalia e Corte dei Conti frenano su pensioni e Fornero resta

03 ottobre 2017 ore 16:12, Luca Lippi
La nota di aggiornamento del Def è all’esame delle Istituzioni che in Parlamento esprimono il loro parere sulla consistenza del documento. Dalle audizioni emergono sottolineature che nella sostanza sono un’ampia spiegazione di quanto il ministro dell'Economia Padoan, in estrema sintesi, aveva già anticipato. Padoan aveva dichiarato: "Nel 2017 il Pil crescerà dell'1,5% e manterrà lo stesso trend anche nel 2018 e nel 2019. Qualcuno potrà dire che è una previsione troppo ottimistica, ma credo che sia pienamente giustificata dalle politiche che metteremo in atto. Da quest'anno il debito pubblico inizierà a scendere e si attesterà al 131,6% del Pil. Il prossimo anno continuerà invece a calare e si collocherà al 130% del Prodotto interno lordo”. Poi però il ministro dell’Economia ha anche ribadito di non aspettarsi altri bonus di nessun tipo esclusi quelli necessari a rilanciare il lavoro per i giovani.
Def, Bankitalia e Corte dei Conti frenano su pensioni e Fornero resta

BANKITALIA FRENA SULLE PENSIONI
Parla alla Camera il vice presidente di Bankitalia, Luigi Federico Signorino,  che subito mette in guardia sulla spesa pensionistica. Ha dichiarato in audizione: “Le ultime proiezioni sulla spesa pensionistica mettono in evidenza l'importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”, in sostanza Signorino sostiene di non smembrare la riforma Fornero a suon di controriforme. In effetti allo stato dell’arte la toppa sarebbe peggiore del buco. Poi pero il vice presidente chiarisce anche che “La politica di bilancio si deve muovere lungo un 'sentiero stretto' tra l'esigenza di non soffocare la ripresa congiunturale e l'imperativo di ridurre il debito. La significativa riduzione del rapporto tra il debito pubblico e il prodotto è un imperativo e nel medio termine alla nostra portata: lo mostrano tanto le nostre analisi quanto quello del governo". Signorino argomenta la tesi della riduzione del debito aggiungendo che "Le proiezioni che abbiamo pubblicato nel bollettino economico in luglio prefigurano una crescita del Pil dell'1,4% nel 2017 e di poco meno nei due anni successivi. Le informazioni resesi disponibili nelle ultime settimane suggeriscono che il risultato per l'anno in corso potrebbe anche essere leggermente migliore". In conclusione, cercare di sfruttare la brezza a favore significa prima di tutto non disperdere risorse in costi certi (leggi contro riforme sul sistema pensionistico).
La Corte dei Conti sostiene totalmente l’impianto descritto da Bankitalia. Arturo Martucci, presidente della Corte dei Conti, fa eco al vicepresidente di Bankitalia. Sulle pensioni ha detto:  "ogni arretramento esporrebbe il comparto e quindi la finanza pubblica in generale a rischi di sostenibilità". Soprattutto la Corte dei Conti chiede di demordere su ogni tentazione riguardo l’interruzione degli automatismi di adeguamento studiati dalla professoressa Fornero e inseriti nella sua riforma. Anche sul debito Martucci sostiene Signorino e raccomanda di  cogliere l'occasione forse unica di tagliare il debito: "Quella che si sta aprendo sarà una fase straordinariamente favorevole per la correzione del debito nonostante la risalita dei tassi incorporata nelle previsioni. E' una occasione che non può essere persa".
 
ISTAT: 
Ha poi preso la parola il presidente dell’Istat Giorgio Alleva. Da sottolineare che il Def, ma soprattutto la Nota di aggiornamento, è in gran parte costruita sui dati dell’Istat, quindi Padoana ha già elaborato l’indagine statistica. In concreto Alleva ribadisce solamente che i "segnali di miglioramento sono confermati dall'indicatore anticipatore" già da settembre. Uno degli elementi chiave della ripresa è senza dubbio l’aumento di domanda di investimenti (in parte), pare sia piuttosto ‘vio’ e quindi annuncerebbe nel breve termine un aumento della produzione nei prossimi mesi. In questo si ricollega quanto preannunciato da Padoan di concentrare parte delle risorse allo sgravio per le imprese allo scopo di aumentare la spinta, quindi una reale e concreta possibilità che possano leggersi forti sgravi nella Legge di Bilancio 2018.

DOCUMENTO INTEGRATIVO DELLA NOTA DI AGGIORNAMENTO
I dati principali del documento integrativo della Nota di aggiornamento al Def inviato alle Camere dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan recita che la manovra autunnale per il 2018 parte da 19,6 miliardi: le coperture ammontano a 8,6 miliardi di cui 3,5 miliardi sono tagli di spesa e 5,1 miliardi entrate aggiuntive che dovrebbero arrivare da misure allo studio di lotta all'evasione. La sterilizzazione delle clausole di salvaguardia vale 15,7 miliardi l'anno prossimo e sarà coperta, in parte, con il margine di 10 miliardi (0,6% del Pil) di maggior deficit autorizzato da Bruxelles. Gli impieghi indicati al momento nella tabella sono stimati in oltre 3,8 miliardi: 2,6 miliardi per le politiche invariate, 600 milioni per la coesione sociale (lotta alla povertà), 338 milioni per la competitività e 300 milioni per lo sviluppo.  La manovra avrà un impatto positivo sui tassi di crescita del Pil: in termini di differenziale tra lo scenario programmatico e quello tendenziale ammonta a "0,3 punti in ciascuno degli anni 2018 e 2019".

LE CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA
L’ufficio Parlamentare di Bilancio, rappresentato da Giuseppe Pisauro che è il presidente, chiede di non eliminare le clausole di salvaguardia. Le clausole di salvaguardia sono aumenti iva programmati a garanzia della disattesa dei saldi e attivabili per soccorrere i bilancio. Pisauro ha dichiarato: "In un contesto più favorevole come quello atteso, sia per le previsione dell'andamento dell'economia sia per la distribuzione nel tempo della correzione di bilancio, sarebbe possibile e auspicabile una programmazione degli andamenti di finanza pubblica più credibile e meglio definita. Ciò richiederebbe di evitare di fare ancora affidamento, parzialmente nel 2019 e integralmente nel 2020, sulle clausole di salvaguardia poste a garanzia dei saldi di finanza pubblica la cancellazione delle quali implicherebbe nell'ultimo anno dell'orizzonte di previsione un maggiore disavanzo dell'1,1 per cento del Pil".

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autore / Luca Lippi
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