Beffa su Ape sociale: i nodi per lo sconto alle donne con figli

08 settembre 2017 ore 16:01, Luca Lippi
Lanciata ufficialmente l’Ape social rosa. La misura è al centro delle discussioni in materia di previdenza, il fine è quello di rendere accessibile l’anticipo pensionistico sociale anche alle donne che hanno una carriera discontinua a causa della cura della famiglia. L’agevolazione proposta dal Governo, che dovrebbe essere riconosciuta alle lavoratrici con figli prevede fino a 2 anni di contributi in meno con un ‘bonus’ di 6 mesi di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni.
Beffa su Ape sociale: i nodi per lo sconto alle donne con figli
QUALI DIFFERENZE TRA APE SOCIAL E APE SOCIALE ROSA
L’Ape sociale rosa, come anticipato, consentirebbe di ottenere l’Ape sociale con uno “sconto” di 6 mesi per ogni figlio avuto dalla lavoratrice.
In buona sostanza, le appartenenti alle prime 3 categorie di destinatari dell’Ape sociale (invalidi, disoccupati e chi assiste un malato in casa) potrebbero ottenere la prestazione, anziché con 30 anni di contributi, con:
-29 anni e 6 mesi di contributi, se hanno un figlio solo;
-29 anni, con 2 figli;
-28 anni e 6 mesi, con 3 figli;
-28 anni, se hanno dai 4 figli in su.
Le addette a lavori faticosi e rischiosi, invece, otterrebbero l’Ape social con:
-35 anni e 6 mesi di contributi, se hanno un figlio solo;
-35 anni, con 2 figli;
-34 anni e 6 mesi, con 3 figli;
-34 anni, se hanno dai 4 figli in su.

RICORDIAMO COME FUNZIONA L’APE SOCIALE
L’Ape sociale,  è una prestazione mensile a carico dello Stato, riconosciuta a chi possiede almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza.
Nel dettaglio, come la cosiddetta Ape volontaria, è un anticipo pensionistico, cioè una prestazione che anticipa la pensione e accompagna l’interessato sino alla data di maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia. Il trattamento, a differenza dell’Ape volontaria, però, è destinato solo a determinate categorie di lavoratori tutelati: disoccupati, invalidi, caregivers (persone che assistono un familiare portatore di handicap grave) e addetti a lavori faticosi e rischiosi.
A differenza dell’Ape volontaria, o di mercato, poi, la prestazione non è erogata grazie a un prestito bancario: l’Ape sociale, difatti, è direttamente a carico dello Stato. Per questo motivo, non comporta trattenute sulla futura pensione, in quanto l’interessato non deve restituire le somme ricevute.
L’assegno che spetta ai beneficiari dell’Ape sociale viene determinato secondo il normale criterio di calcolo della pensione, sino a un massimo di 1.500 euro mensili.

Con l'Ape sociale rosa potremmo trovarci di fronte a una 'toppa' dopo che per effetto della legge Fornero, dal prossimo anno uomini e donne andranno in pensione con la stessa età, di fatto abbattendo l’ultimo baluardo di differenza di genere che per le donne, più che una conquista, è una vera e propria doccia fredda.

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autore / Luca Lippi
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