La "farsa" indipendenza in Catalogna: secessione "a tutele crescenti” e dialogo con le 'BR'

11 ottobre 2017 ore 11:37, Fabio Torriero
Puigdemont si è rivelato per quello che è: un guitto demagogo con le manie da Robespierre. Mezzo giornalista, mezzo politico, mezzo intellettuale. In realtà, da ieri un pericolo pubblico. E attenzione, spesso la storia, diventa farsa. E la farsa diventa tragedia.
Infatti, il presidentissimo si è inventato, nel tanto atteso e temuto discorso ai catalani, la nuova formula mediatica dell’“indipendenza sospesa”. Come dire, io decido di lasciare mia moglie e da domani, a cose fatte, la invito al dialogo. Poi, di fronte alla legittima reazione di mia moglie, le dico che non ci sono le condizioni per rimanere sposato, e quindi non mi resta che fare la secessione matrimoniale, ma la colpa è di mia moglie.

Si chiama “secessione a tutele crescenti”. Tutele unicamente per Puigdemont, il quale abbandonato dagli spagnoli, dalla maggioranza silenziosa dei catalani, dalla stessa Ue, dal Papa e dalle industrie e banche locali, ha scelto la “Repubblica virtuale”, scontentando anche i suoi stessi fan, legati all’estrema sinistra. Quel partitino che gli consente la maggioranza parlamentare in Assemblea (ricordiamoci che alle ultime elezioni aveva vinto il fronte spezzettato unionista, penalizzato poi, dal sistema elettorale).
Insomma, il presidente catalano non ha avuto le palle per guidare la rivoluzione reale, atto che avrebbe comportato una reazione ovvia da parte di Madrid, ma almeno sarebbe diventato il martire di un sogno impossibile. Di un’utopia letteraria.
Lui sa benissimo che il quesito del referendum non ha nulla a che vedere con le richieste di autonomia già previste dalla Costituzione para-federale iberica, votata massicciamente pure dai sui stessi “sudditi” catalani. E non c’entra nulla, ad esempio con i prossimi referendum italiani (del Lombardo-Veneto) che rientrano nel quadro costituzionale. Inutile e stucchevole, pertanto la ricostruzione che ha fatto nel suo discorso, circa la storia di un amore fallimentare tra la Spagna e Barcellona, come se le colpe fossero soltanto di Madrid (ignorando tutti i passi della conciliazione nazionale compiuti dai Suarez, dai Gonzales, e ignorando che fu proprio il dittatore Franco a creare i presupposti della ricchezza catalana, impiantando in quella regione le industrie chimiche e automobilistiche).
Lui sa anche benissimo che il referendum su cui basa la legittimità alla secessione è incostituzionale, illegale e sovversivo (la secessione non è prevista dalla Costituzione e lui ha chiesto e proclamato lo Stato sovrano e la repubblica).
E ora? Rajoy a quale dialogo può invitarlo? E’ come invitare le Brigate rosse ad un tavolo statuale sull’opportunità o meno di fare del Molise una Repubblica comunista.
Ma i nostri intellettuali radical o liberal dicono che pure nel Risorgimento fu spezzata la legalità papalina, borbonica e asburgica. Vero. Ma si assunsero la responsabilità del sangue e della repressione. Non giocarono a fare i pacifisti e i furbetti del quartierino. Non a caso i moti del 21, del 30 e del 48 (la fase insurrezionale italiana), produssero solo morte e un nulla di fatto ai fini della causa nazionale. E non a caso dopo questi fallimenti prevalse la linea costituzionale liberal-monarchica, che portò alla vittoria (quella gestita da Casa Savoia). 
Comunque vada sarà una sconfitta a 360 gradi. Le farse, come detto, si trasformano purtroppo in tragedie. Può succedere di tutto (secondo l’articolo 155 della Costituzione spagnola, arresti, commissariamento centrale del governo regionale e sospensione dell’autonomia catalana). E i mediatori Ue possono muoversi fino a un certo punto: simpatizzano per la disgregazione degli Stati nazionali, l’ultimo argine al mondialismo, ma non possono andare più in là: minerebbero le fondamenta della Ue che si basano sui trattati stipulati con gli Stati nazionali. 

Ma il veleno è stato comunque sparso (questo è il fatto più grave): un’idea sbagliata di libertà senza legalità, la democrazia come idolo (priva di perimetri costituzionali) e non come strumento di rappresentanza politica. Quel libertarismo e individualismo di massa (molto laicista, totalmente egemonizzato dall’egoismo economico), che prescinde dalle identità, dalla storia e dalla tradizioni. Semmai, le usa e le supera.
Un veleno demagogico e populista, con venature purificatrici che la storia dei popoli ha tristemente già conosciuto (dal Terrore giacobino alla rivoluzione russa), di cui, con le opportune declinazioni, i 5Stelle, alcuni accenni leghisti, e la moralizzazione giudiziaria di certa sinistra, sono gli eredi estremisti nostrani; e i radical di casa nostra, gli eredi moderati. 
Riflettiamo infine, sui fondi di Soros alla Catalogna per capire qualcosa di più.

#catalogna #costituzione #indipendenza
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