EDITORIALE-Comunali 2017, 5Stelle cadenti e primi accenni di Quarto Polo

12 giugno 2017 ore 12:58, Fabio Torriero
Il dato è tratto. O le amministrative non hanno senso, in quanto legate a questioni e condizioni locali. E quindi, i risultati sono inaffidabili, o almeno non utili a riflessioni generali. Oppure, sono un reale banco di prova, un segno e un segnale di cambiamento (o di regressione), che sale dalle città e dai territori.

Una cosa è certa: il sistema elettorale che permette la scelta dei sindaci, col ballottaggio, sembra un modello esportabile e interessante pure in vista delle politiche nazionali. E’ vero blinda di fatto il potere politico, lo media al centro (basti vedere il caso-Macron in Francia), ma almeno consente la stabilità delle istituzioni e un certo ricambio.
In Francia, come in Italia pare che la narrazione sovranista e populista stia deflettendo, reclinando. Alle amministrative i 5 Stelle si sono afflosciati. Anche qui delle due, l’una: o hanno sottovalutato e ignorato la battaglia per i comuni, concentrandosi esclusivamente sulle prossime politiche (la guida della Repubblica); o non hanno più classe dirigente spendibile. Esaurita la spinta  propulsiva della democrazia diretta della rete-sovrana, la formazione di nuovi politici grillini batte la fiacca. Grillo e Casaleggio sono in rotta di collisione. Condizionati dalla paura di celebrare tanti Pizzarotti e tante Raggi. Che sotterrano la freschezza e la capacità della loro alternativa.
Ebbene sì, possiamo parlare di “sindrome Raggi”: quando da soggetto protestatario e moralista di opposizione si cimenta con la mediazione, col governo razionale delle cose, il tonfo di credibilità e di immagine è evidente e palpabile. E nonostante il lessico suggestivo dei Di Maio e Di Battista.
Dopo Parma, c’è stata Livorno e appunto, Roma. E anche Torino, dopo i recenti fatti, sta in iniziando a scricchiolare.
5Stelle giù e vecchio schema bipolare che sembra risalire: centro-destra contro centro-sinistra. Pd che tiene le
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posizioni, anche se specialmente a Genova, il timore è che possa reiterarsi il famoso “tutti contro Renzi”. 
Il centro-destra, quando è unito avanza, o torna importante. Anche qui: o non ci sono alternative ad un centro-destra abitato oggi da dinosauri e da pensionati berlusconiani; o la Lega, da sola non incide. Salvini, Berlusconi, la Meloni, sono condannati a restare uniti. Nella buona e cattiva sorte.
Dicevamo, la narrazione sovranista e populista, è al tramonto, esattamente come la narrazione globalista. Macron, del resto, incarna la nuova strategia delle caste finanziarie, bancarie, cosmopolite: niente scontro diretto (si perde: come la Brexit e Trump), ma creazione di movimenti nuovi, geneticamente modificati dall’alto, formalmente antipolitici, sostanzialmente conservatori dello status quo, del pensiero unico laicista ed europeista.
Leoluca Orlando, sull’onda di una vittoria plebiscitaria nella sua Palermo, da outsider può ricalcare questo schema? In parte. Ma più che simile all’astro nascente francese, può essere comodamente considerato il nonno di Macron.
Cosa resta, infine, del centro di gravità permanente? Ala, Idea, Alternativa Popolare, Udc e montiani, ancora rappresentati in Parlamento (e sovradimensionati rispetto al consenso nel Paese)? Almeno stando alla liste nelle varie amministrazioni in cui si è votato, nulla. E qui non è storia da 5 o 3%. O si riaggregano ai vecchi spezzoni o restano irrilevanti.
Interessante, il, raddoppio dei voti, rispetto alle scorse consultazioni amministrative, del Popolo della famiglia, espressione del Family Day: da una media dell’1,2%  a oltre il 3% nazionale. Come dire, soglia per accedere ai seggi già raggiunta (se resta questa legge, dopo lo stop del modello tedesco). A Verona (candidato sindaco Filippo Grigolini), addirittura il Pdf ha superato nei consensi Fratelli d’Italia e raggiunto Forza Italia. Potrebbe candidarsi a costruire quel famoso quarto polo (tra centro-destra, centro-sinistra e grillini), che manca. E potrebbe fornire ai credenti in politica, delusi dal fallimentare schema-Ruini (i cattolici nei partiti), un’altra direzione di marcia: il soggetto autonomo dei credenti, nella difesa dei valori non negoziabili. Recuperando pure i cattolici grillini. 

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