Svolta Papa Francesco su migranti: ora i cattolici hanno i binari giusti sullo Ius Soli

12 settembre 2017 ore 12:49, Fabio Torriero
Svolta, rivoluzione, correzione, ravvedimento, o suggerimenti illuminanti e illuminati finalmente accolti? Sta di fatto che papa Francesco ha cambiato idea (e non mi importa se alla luce della linea-Minniti, di un feeling col governo, ciò che è giusto è giusto e basta). La novità è che ora tutto il mondo dei credenti ha i binari giusti per affrontare lo spinoso tema dello ius soli (che unisce sia il concetto di accoglienza, sia quello di integrazione-cittadinanza), e una volta per tutte, finiranno le strumentalizzazioni che un certo cattocomunismo mediatico, ascaro del pensiero unico laicista e del globalismo alla Soros, ha sparso finora a piene mani utilizzando ogni esternazione del Sommo Pontefice a senso unico.
1) Già da mesi molto umilmente dalle colonne di Intelligonews chi scrive, per quanto potesse avere un valore, sollecitava un chiarimento sull’argomento. Prova ne sono i tre articoli che si sono inseriti in un grande e lacerante dibattito a 360 gradi. Articoli dai titoli emblematici: “Caro Papa, Giovanni Paolo II era contro lo ius soli”; “Galantino impari la differenza tra cittadinanza e accoglienza”, e infine (lo scorso 22 giugno) “La Chiesa affermi l’accoglienza sostenibile per il bene di tutti. Appelli, richiami forti, dolorosi, che nascevano e nascono dalla constatazione dell’enorme confusione anche tra i cattolici.
2) Il papa, quindi, ha compreso che bisogna separare l’accoglienza dalla cittadinanza. L’accoglienza deve essere infatti “sostenibile”, il che vuol dire parametrabile alla capacità di assorbimento dello Stato, “della casa che accoglie”, in termini di strutture logistiche (disponibilità di abitazioni), strutture sanitarie (Welfare) e posti di lavoro. E , cosa fondamentale, vuol dire esistenza di “una casa che accoglie”, ossia di uno Stato, una nazione, una patria che ha un’identità storica, culturale, religiosa ben precisa che non può essere alterata, stravolta da milioni di nuovi arrivi, portatori legittimi ma dirompenti di altre identità. Messaggio che si inserisce a pieno titolo nel solco della tradizione dottrinaria e della linea di papa Giovanni Paolo II e papa Benedetto. 
3) Il contemperamento tra l’identità dei popoli che accolgono e i bisogni dei migranti che arrivano (si legga regolamento dei flussi), non può che portare benefici a tutti. Spezza sul nascere qualsiasi utopia globalista venduta come progresso, umanitarismo, cosmopolitismo, cittadino del mondo e che nasconde unicamente una massa di apolidi, precari e liquidi, tutti ingranaggi dell’economia, costretti a lavorare e consumare, cioè le ricette fallimentari della sinistra culturale e politica, cui spesso si sono accodati troppi credenti in buona fede (il mito della patria mondiale). E restituisce al tema la sua vera specificità: il collegamento tra identità e umanità (la missione universale della fede, la fratellanza) nel segno della dignità. Dignità dei migranti che (posti gli aiuti internazionali a casa loro) hanno diritto a venire da noi da uomini e non da schiavi o vittime del business dell’immigrazione (da certe Ong agli scafisti), per questo ritengo superata la stessa dicotomia ipocrita “rifugiati politici-migranti economici” (tra un po’ giungeranno i migranti climatici); e dignità dei popoli che ospitano e che hanno anche loro i poveri e le loro criticità.
4) Il concetto di accoglienza sostenibile come detto, separa accoglienza e integrazione. E la cittadinanza, ne consegue, non può essere automatica, ma di qualità. Implica un percorso virtuoso, una scelta da parte del migrante (lingua, cultura, scuola, lavoro, fedina penale e condivisione valori). Sulla condivisione dei valori si aprirà un nuovo fronte che sarà utile affrontare in seguito (pure qui la cosa è irrimandabile). Le culture che arrivano (in primis gli islamici), in che misura sono compatibili con “la casa che accoglie”? E poi, se i migranti hanno una loro identità forte, netta, noi occidentali, noi italiani, che identità abbiamo? Siamo ancora cristiani, siamo ancora liberali? O siamo tante monadi unite dall’economia e basta? Cosa siamo? La superiorità del nostro stile di vita si sostanzia soltanto nel diritto all’aperitivo, alla cena, alla movida globale? I laicisti hanno una loro ricetta: decaffeiniamo tutti, espelliamo la religione dalla storia dei popoli (causa del fondamentalismo) e ci sarà la perfetta e felice integrazione. Ma i credenti che ricetta hanno? La Chiesa che pensa?
5) Se la famiglia è il parametro dei credenti e per questo i ricongiungimenti sono prioritari nel caso dei migranti (la bacchettata di papa Francesco a Trump a proposito della sua legge sui dreamers: “Se è un bravo pro-life capisce che la famiglia è la base della vita, pertanto non può separarli”), occorre ribadire il diritto a una nazione per ogni individuo. Ma appunto, la nazione di origine della famiglia (dove sono nati i genitori), non quella di sbarco. Anche se il figlio è nato altrove, nella terra dove ha trovato rifugio. Su questo caos concettuale la sinistra ha registrato il suo fallimento. La nascita non è l’unico criterio da usare. Appunto, la famiglia (lo ius sanguinis) e poi, il percorso che il nato vorrà fare (per questo intervengono i modi e i tempi della legge sulla cittadinanza normale). Non dimentichiamo che a maggior ragione, il collegamento tra nascita e percorso virtuoso (la cittadinanza) del migrante diventa essenziale per la cosiddetta integrazione culturale, più importante di quella meramente giuridica (basta rispettare le leggi) e sociale (basta trovare un lavoro). Gli stupratori di Rimini (ma anche quello del centro di Roma) erano proprio questo: nati in Italia da genitori stranieri, a loro volta titolari (uno di loro) di permesso di soggiorno umanitario (un’amenità della peggiore scuola italiana). Dimostrazione plastica del pericolo rappresentato dallo ius soli.

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