EDITORIALE: Da Matteo I a Matteo II: voto a giugno e “Gentiloni stai sereno"

15 febbraio 2017 ore 12:32, Fabio Torriero
Si vota a giugno? Forse sì. 107 (su 12 contrari e 5 astenuti) hanno deciso che il congresso si farà. Ha prevalso nettamente, da maggioranza bulgara, la mozione renziana. Come ho avuto modo di spiegare su Obiettivo Italia, l'appuntamento sarà verosimilmente ad aprile e poi molto probabilmente, si andrà al voto
EDITORIALE: Da Matteo I a Matteo II: voto a giugno e “Gentiloni stai sereno'
Matteo si dimetterà all’Assemblea domenica prossima, e si farà dare il nuovo mandato (considerando la pochezza dei suoi avversari interni), per guidare il Pd alle urne. Il che tradotto in codice vuol dire, sceglierà le candidature. Un’ottima arma di condizionamento per sanare le ferite, ricomporre le aspettative, calmare i bollori.
Perché tale accelerazione? Lo si comprende dalla dinamica della Direzione. E’ stata votata unicamente la mozione relativa all’indizione del congresso, non la seconda (auspicata dalla minoranza) che avrebbe voluto saldare congresso e scadenza naturale della legislatura (2018).
Ergo, l’opposizione dem a Renzi, da ieri, è destinata a leccarsi le ferite. Ha dovuto ingoiare un discorso molto sibillino da prima Repubblica, quella del leader, che tra chiari e scuri, oscillazioni, mediazioni e recriminazioni, ha tentato di ricucire e rilanciare una minima linea politica collettiva.
Matteo Orfini, è il termometro sacerdotale di questa scelta: “La prima mozione ha escluso la seconda”.

E i Bersani, i D’Alema, i Cuperlo, gli Speranza? Ormai lo sanno bene: o la scissione, con tutto ciò che comporterebbe; o assistere ad un congresso che non sarà una vera assise programmatica con allegato dibattito autentico, ma certamente, come hanno capito perfettamente anche loro, una mera Convention propagandistica per incoronare Matteo II.
Resta da vedere come si muoverà Michele Emiliano, che non può più tornare indietro: si è esposto troppo.
D’altra parte Renzi, che già assapora il profumo della rivincita, è stato chiaro. Chiudendo il suo discorso ha avvertito tutti: “Facciamo il congresso, ma chi perde il giorno dopo, dia una mano, non scappi via col pallone”.
Si vota proprio a giugno? I tempi ci sono (subito dopo il G7 di Taormina), a meno che Gentiloni, Franceschini e Mattarella non organizzino una resistenza istituzionale, basata sulle priorità politiche ed economiche che il governo deve rispettare. In questo caso, al massimo, la data potrebbe slittare a ottobre. 
Ma ci siamo. Il percorso è stretto per tutti, minoranza dem compresa. Restare o andarsene: è il dilemma amletico di Baffino, continuamente provocato da Renzi in sala, senza mai cadere nella trappola.
Vedremo, la partita dem è appena iniziata. Ma una cosa è certa: Paolo (Gentiloni) come Letta: “Stai sereno”  

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