Cattolici in politica. Caro Mantovano, la tua proposta è sbagliata

18 gennaio 2017 ore 17:03, Fabio Torriero
“E’ ora che i cattolici tornino a rappresentare se stessi in Parlamento”. Questo è l’appello che Alfredo
Cattolici in politica. Caro Mantovano, la tua proposta è sbagliata
Mantovano ha lanciato su “Tempi”; articolo del resto, in linea con la sua recente produzione.
Le sue ragioni sono indubbiamente oggettive: Matteo Renzi stava costruendo (e Gentiloni sta continuando l’opera), una “Repubblica radicale di massa”, sia sul piano costituzionale, sia valoriale, secondo tutti i dogmi del pensiero unico laicista, basta mettere insieme i provvedimenti approvati e da approvare (divorzio breve, unioni civili, eutanasia, liberalizzazione delle droghe leggere, gender nelle scuole etc), per rendersene conto.
Lo scorso 4 dicembre, il popolo italiano ha bocciato la riforma costituzionale “stile-littorio” del leader del Pd (Camera unica, partito unico, maggioranza unica); e molto probabilmente avrebbe bocciato pure la sua riforma economica (il jobs act).
E in questo “popolo del No” a Renzi, scrive Mantovano (ma non è una novità: lo abbiamo detto in parecchi), certamente c’è stato il contributo fattivo di alcuni milioni di italiani, rappresentati dai due ultimi Family Day (piazza San Giovanni e Circo Massimo). Un giacimento elettorale che andrebbe valorizzato diversamente.
In che modo? Con un partito “di” cattolici (e non “dei” cattolici)? Scorrendo la parte “construens” dell’articolo, Mantovano partendo dalla crisi di rappresentatività dei cattolici in politica, ridotti ad uno sparuto gruppo, non più in grado di condizionare la vita politica, propone la creazione di “un cartello elettorale, non un partito, ma un gruppo identificabile, espressione di movimenti e associazioni, che accettino di contribuirvi per delega e quota”. Partendo sostanzialmente dalla sottoscrizione e condivisione del Magistero sociale della Chiesa.
Una sorta di ricetta intermedia che sbatte inesorabilmente  tra il soggetto politico già esistente, ossia il Pdf, e la struttura burocratica organizzata della Cei, che per ammissione dello stesso Mantovano, ha pensato bene, nonostante il fatto che papa Francesco abbia definito il gender “colonizzazione ideologica”, “di offrire collaborazione al ministro della pubblica istruzione Fedeli”. Confermando la solita strategia: si barattano i valori non negoziabili, per un po’ di fondi alle famiglie, e magari al voto vengono consigliati partiti laicisti e candidati-sindaco lontanissimi dal cattolicesimo e della dottrina sociale (e in ciò, Pd, certa Fi e Grillo pari sono). 
Perché la proposta fa acqua? Perché evidenzia una ambiguità latente. 

Suggerirei due punti di riflessione:
1) Da quando è nato il Popolo della Famiglia, ogni analisi (dalla Roccella a Gandolfini, da Giovanardi a Quagliariello) si è orientata sull’errore della formula. Cioè, non si può fare un partito di cattolici, antropologico; Mario Adinolfi ha rotto l’unità del “Comitato difendiamo i nostri figli”, ed è un personaggio divisivo; meglio costruire un soggetto di centro-destra, aperto ai valori cattolici, insieme a quelli (naturalmente egemonici), liberali, moderati etc. E qui, tutta la guerra che ne è seguita; una guerra scorretta e pregiudiziale dichiarata, a viso aperto e coperto, contro il Pdf (come se non bastassero già la censura, la dittatura dei media, del pensiero unico, della tv a rendere la vita difficile). 
Ora sorprendentemente, ad un anno di distanza dalla scelta di varare un partito dichiaratamente bandiera della famiglia, in vista delle prossime elezioni, diventa di nuovo auspicabile un gruppo identificabile di segno cattolico in Parlamento? Ma allora il tema non era la formula sbagliata: costruire un partito omogeneo sui valori era giusto e resta giusto. Allora, l’unica ragione era (ed è) togliere di mezzo Mario Adinolfi. Una mera ragione personale. 
Proposta: perché tutte queste energie migliori, secondo la valutazione di Mantovano, non confluiscono nel Pdf (un’organizzazione già con iscritti, capace di presentare liste, candidati, e che ha ottenuto a macchia di leopardo su scala nazionale un buon 1,5% nazionale?). In fondo col nuovo sistema elettorale (vedremo la sforbiciata della Consulta e quello che produrrà il Parlamento), arrivare al 3% non sembra un’utopia. Basta essere umili e lavorare per uno scopo unitario;
2) Se invece, l’intento di Mantovano è limitarsi, come appare tra le righe, ad un cartello elettorale, il progetto è ancora più debole. Non ha il coraggio di chiamarsi partito e l’iniziativa va necessariamente a confluire in uno schieramento più vasto (centro-destra), con gli esiti che già conosciamo da decenni. Gli stessi della pattuglia di sedicenti-cattolici in Parlamento, salvo lodevoli eccezioni, ridotti, volenti o nolenti, a paria del laicismo, ininfluenti e velleitari sul piano politico. Un progetto, quindi, che servirebbe unicamente a ravvivare le poltrone (dissanguando ancora una volta l’elettorato cattolico), confermando il film di sempre: il suicidio assistito. A scapito delle enormi potenzialità del popolo del Family Day.

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