Solitarie grilline, anche dette primarie M5S: Rousseau aveva previsto Di Maio

19 settembre 2017 ore 11:46, Fabio Torriero
Vi preoccupate della “democrazia diretta” dei grillini che si è trasformata in “democrazia plebiscitaria”, molto monarchica e assolutista, con un capo solo, anzi uno spirituale (Beppe Grillo), uno tecnocratico (Casaleggio figlio) e uno politico (Di Maio)?
Nessun problema, tutto in linea con la loro filosofia intrinsecamente e “democraticamente” antiparlamentare e alla fine totalitaria; tutto secondo il messaggio e le indicazioni profetiche del loro unico padre: Jean-Jacques Rousseau. Questo è il nome della loro piattaforma ideologico-informatica. Nulla è a caso.
L’autore del “Contratto Sociale” spiegò brillantemente (e scientificamente) come e quando la democrazia si sposa con l’autoritarismo, partorendo una “virtuosa religione civile”.

Ecco di seguito le prove testuali che dimostrano come il filosofo ginevrino avesse “previsto” e giustificato, già a metà Settecento (ovviamente secondo il suo sistema di pensiero politico), l’ascesa solitaria di Di Maio, novello re-democratico.
Solitarie grilline, anche dette primarie M5S: Rousseau aveva previsto Di Maio
Leggere per credere.

Capitolo 6 (Libro 1) del Contratto Sociale: “Ciascuno di noi mette in comune la sua persona e tutto il suo potere sotto la suprema direzione della volontà generale e noi, costituiti in corpo unico riceviamo ogni membro quale parte indivisibile del tutto”.
Non è questo il dna dei 5Stelle? Dentro il Movimento non c’è vero dibattito politico. L’unanimismo (ottenuto comunque a prezzo di inevitabili erosioni interne, smembramenti del gruppo parlamentare e parecchie fughe personali), figlio della mission etica (la moralizzazione della politica contro i ladri di regime), è il loro mantra. Dividere la struttura partitica con correnti, semplici opinioni personali, viene vista come un attentato alla mission etica, e non come espressione della libertà di pensiero. 

Lo dice il professor Mario D’Addio (“Storia delle dottrine politiche”, pag. 27): “Per Rousseau è obbligatoria l’identificazione tra chi comanda e chi obbedisce. E’ questo appunto, il fondamento etico della comunità politica” (principio che Grillo certamente ha fatto suo). Tradotto, vuol dire che ogni opposizione intestina ed esterna al Movimento-Stato diventa inesorabilmente lesa maestà. I 5Stelle, infatti, fin dalla loro nascita, non si definiscono partito, capace di mediare programmi e alleanze. Vogliono e devono governare da soli, con la maggioranza assoluta dei voti. Sono un partito-Stato.

Concetti confermati nel capitolo 2 (Libro 2): “La sovranità frutto della volontà generale è inalienabile e indivisibile”. Ergo, le opposizioni interne ed esterne ai 5Stelle turbano, minacciano l’unità e la vita stessa del Movimento.
Un’unita etica che va preservata tutti i costi. 

Nel capitolo 3 (Libro 2)  le ragioni sono chiare: “ La volontà generale è sempre retta e tende sempre all’utilità pubblica”. Ecco il nucleo dell’utopia grillina: sono il bene, la morale, l’etica. Sono infallibili. E il filosofo ginevrino spiega pure perché. C’è differenza tra la volontà generale (affermata oggi dai grillini) che “mira all’interesse comune” e la volontà di tutti (affermata magari dai forzisti, dai dem, dalla Lega), che non è altro che “la mera somma delle volontà individuali”. Come dire, motivazioni irrilevanti ed egoistiche.

Poste queste premesse dottrinarie, si arriva al “predestinato” Luigi Di Maio.
Capitolo 6 (Libro 4): “(…) quando si tratta della salvezza della patria si provvede alla sicurezza pubblica attraverso un atto particolare (la dittatura), con cui se ne affida la responsabilità al più degno”. E chi è al momento il più degno? Quello che può incarnare al meglio l’etica, la morale e la volontà generale e può salvare la patria italiana dai ladri e corrotti? Uno solo: Di Maio. Quindi, non bisogna scandalizzarsi se è il candidato unico delle primarie grilline. E’ tutto scritto e coerente.
D’altra parte, dal sovrano assoluto al popolo “sovrano assoluto”, dal re al popolo-re, il passo storicamente, è stato sempre breve (si pensi a Robespierre, che guidò il Terrore, massacrando la Vandea nel nome di liberté-egalité-fraternité). 

Come andrà a finire? Come finirà questa storia delle solitarie grilline, al di là della logica e scontata investitura di Di Maio a premier?
Ce lo spiega definitivamente Rousseau: La migliore forma di governo è la democrazia pura, ma questa democrazia non è mai esistita, né potrà esistere, ci vorrebbe un popolo di dei e non uno di uomini”. Pertanto, accontentiamoci di Di Maio “deificato”.

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