EDITORIALE: Fake News, una legge liberticida e anti-democratica in arrivo

20 febbraio 2017 ore 14:29, Fabio Torriero
Ci risiamo. Si parla di un disegno di legge bipartisan per combattere le fake news. La proposta prevede multe di 10mila euro e la possibilità di reclusione fino a due anni. 
Il testo, con prima firmataria Adele Gambaro, del gruppo Ala-Scelta Civica, nasce dall’esigenza di colpire e punire chiunque pubblichi o diffonda su Internet notizie false, esagerate o tendenziose o si renda responsabile di campagne d’odio.
Questo è il punto. In una società avanzata, moderna e informatizzata come la nostra (19milioni di utenti della rete rispetto agli appena 4 milioni di italiani, che comprano i giornali cartacei), c’è bisogno di comprimere, reprimere la libertà di pensiero e di espressione? Condivido in proposito l’opinione della presidente della Camera Laura Boldrini, che si è soffermata sull’autodisciplina e l’assunzione di responsabilità da parte delle piattaforme.
EDITORIALE: Fake News, una legge liberticida e anti-democratica in arrivo
Nessuno vuole oggi, specialmente oggi, un ministero della Verità. Anche perché bisogna rispondere a qualche domanda semplice-semplice (per i reati, la diffamazione e quant’altro, ci sono già precise leggi in materia):
1) Chi stabilisce la differenza tra notizie vere e false? Se si tratta di un articolo ovviamente ci sono le fonti e l’oggettività dei fatti. Ma se l’argomento riguarda i commenti, le opinioni, un’interpretazione soggettiva può essere ritenuta falsa, perché magari è diversa, stride col politicamente e culturalmente corretto? I governi dicono cose vere o false? Le opposizioni dicono cose vere o false?
2) Peggio mi sento se si tratta di notizie esagerate. Che vuol dire? Se dico che sono contro l’aborto è un giudizio esagerato o devo dire che sono moderatamente contro l’aborto? E’ ovvio che il legislatore ce l’abbia col sensazionalismo da rete (profezie, terremoti, malattie, Ufo etc), ma è un confine labile;
3) Mi preoccupa la notizia tendenziosa. Qualche tempo fa l’Unar, in accordo con l’Ordine dei giornalisti, ha stabilito un codice di comunicazione etico. Che si è trasformato ben presto nell’imposizione dall’alto di una neo-lingua: non si può dire utero in affitto, ma “maternità surrogata”; non si può dire donna che presta l’utero, ma “madre solidale e sociale”. Non si può dire politiche sterili, perché si offendono le donne sterili etc. Torneremo ai tempi dell’operatore ecologico (spazzino), collaboratrice domestica (donna di servizio) e addetta alla manutenzione erotica (prostituta), o a Satana “diversamente buono”. Tanta ipocrisia formale e disinfettata, per tanta violenza ideologica (buonista) vera. Naturalmente c’è ironia nelle mie parole, ma l’agitazione è reale;
4) Mi preoccupa tantissimo, invece, il reato di “istigazione di campagne d’odio”, la cui valutazione dipende sempre dal Manovratore. D’accordo sul bullismo, sulla violenza nei confronti delle donne; ma si potrà ancora dire che la famiglia naturale è quella tradizionale e non quella egualitaria, per non essere ascritti all’odio e all’omofobia? Perché se questo è il punto, allora proporrò pure il reato di eterofobia, cristianofobia; chiederò di ripristinare il reato di vilipendio alla religione (la bestemmia è stata depenalizzata). E mi batterò per equiparare gli insulti, tutti sullo stesso piano: sporco laziale-romanista; sporco terrone, sporco negro, sporco bianco etc.
5) Infine un dato: sembra che la proposta di legge esenti le testate giornalistiche on line. Anche io mi indigno verso gli insulti anonimi dei blog, ma attualmente non si può più distinguere tra giornali on line e blog, social, perché chi scrive su un giornale on line spesso pubblica pure sul proprio profilo facebook (o il contrario), e via dicendo
6) La verità, non la post-verità, è che dopo la Brexit e Trump, l’opinione pubblica possa essere formata diversamente e che sfugga al sistema.
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