SORPRESA, Platone era contro lo ius soli. E Aristotele contro la tolleranza

20 giugno 2017 ore 23:59, Fabio Torriero
Se non fossi credente, mi verrebbe di preferire i pagani, i classici, che comunque avevano un’idea religiosa di bene e di verità. Da attualizzare per chi non dovesse ancora conoscerli.
E mi verrebbe di cambiare cittadinanza, cioè trasferirmi in Grecia, in quel di Atene tanto cara ai laicisti odierni (da giovane, non a caso, preferivo Sparta, amavo il re Priamo, il guerriero umano e dignitoso Ettore, rispetto al semi-dio Achille che osava distruggere le statue degli dei stranieri).
Cosa ha scritto Platone, il celebre filosofo, nel libro ottavo della sua “Repubblica”? Esattamente nel 367 avanti Cristo?
SORPRESA, Platone era contro lo ius soli. E Aristotele contro la tolleranza
Concetti illuminanti e non illuminati, intuizioni geniali, considerazioni profetiche. Vediamoli nel dettaglio (secondo la traduzione di Indro Montanelli), e pensiamo alla realtà in cui viviamo (focus Italia):
1) “Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza”... Non è questo il pensiero unico libertario e laicista che impera ovunque (si pensi alle leggi che approvate o in via di approvazione che da Renzi a Gentiloni e tornando forse a Renzi, mirano a disegnare velocemente “la società radicale di massa”: gender nelle scuole, adozioni gay, matrimoni egualitari, unioni civili, liberalizzazione delle droghe leggere, eutanasia etc)? Un’ideologia totalitaria che considera la morale naturale un insopportabile limite. E che usa parole compassionevoli e amorevoli per vendere la cultura di morte?;
2) Quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre, e lungi dal rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità… in un ambiente siffatto in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri”… Non è questo l’attacco nichilista al concetto di autorità, di paternità, che dal ’68 ad oggi, ha partorito solo orfani de iure e de facto? Gente senza identità e liquida? Senza i famosi no che aiutano a crescere?
3) Quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrode ogni regola e ordine, c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca e penetri l’anarchia? In un ambiente in cui chi comanda finge per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga per sfruttarli tutti i vizi” … In altre parole, Platone si riferisce brillantemente al combinato disposto tra la demagogia falsa e ipocrita della classe politica (e delle nomenklature in genere), e le leggi “progressiste” che vellicano i vizi delle persone, confuse e vendute per libertà (individualismo, droga, alcol, depenalizzazioni a 360 gradi, liberalizzazione di tutto, diritto a prostituirsi, suicidarsi, drogarsi etc). Una strategia che ha come obiettivo eternarsi nel dominio di masse di apatici, autodistruttivi, senza senso della polis, della comunità, senza più valori e identità. E ancora.
4) “In un ambiente siffatto in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati solo dalle reciproche convenienze, nelle reciproche tolleranze, in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile ogni selezione ed anzi costringe a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte”… Non è questo il combinato disposto tra certo individualismo liberale e il collettivismo marxista che ha trovato storicamente nei sindacati il cavallo di Troia del peggiore ugualitarismo, reo di aver livellato gli uomini unicamente verso il basso? Non è l’autobiografia dell’Italia degli ultimi 30 anni? La fine del concetto di pubblico, nel nome e nel segno dell’utile individuale (rileggersi Hume, Adam Smith, Spinoza, Rousseau, e altri maestri dell’Illuminismo)?
5) In un ambiente siffatto in cui il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori, in cui tutto è concesso a tutti perché ne diventino complici”. Platone aveva visto lungo, cara Dc, cara prima, seconda e terza Repubblica (della serie, Tangentopoli mai finita);
6) “In un ambiente in cui i rifiuti si ammonticchiano per le strade, perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli” . Evidentemente Platone ce l’aveva già con la sindaca di Roma Virginia Raggi (e non solo) e con la burocrazia che immobilizza e limita la decisione;
7)   “In un ambiente siffatto in cui tutto si mescola e confonde”… Non è questo il relativismo, dove la Verità non esiste, ma ci sono soltanto le opinioni soggettive? Ossia, il regno dei sofisti (l’uomo è misura delle cose, diceva Protagora), dove tutto è uguale, il bene, il male, il falso, il vero? L’aborto è maternità responsabile, l’utero in affitto è maternità surrogata, la donna che per soldi presta il proprio utero, è madre solidale e sociale etc
8) Quando il cittadino accetta che di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato”…. 
Dulcis in fundo: Platone era contro lo ius soli (capito monsignor Galantino e sodali?) e contro la mistica dell’accoglienza, frutto dell’ideologia cosmopolita della sinistra, che tanti danni ha fatto in termini di dignità dei migranti e dei residenti. Distruggendo sia il concetto di immigrazione controllata, sia di primato delle patrie, della casa che accoglie.

Quando tutte queste opzioni sono in essere per il pensatore greco c'è la degenerazione della Repubblica. A questo punto ho un sospetto. Se Platone aveva capito tutto nel 367 avanti Cristo, l’umanità successiva è solo andata indietro? Anche se l’ha fatto in nome della dea Ragione, della democrazia, della modernità, del laicismo? 
Platone quindi, al governo? 

E per tutelare il bipolarismo (bisogna essere corretti), rispolveriamo anche il suo competitor Aristotele. Ma veramente competitor? Sentiamo cosa diceva:L’apatia e la tolleranza sono le ultime virtù di una società morente. Altra lezione al buonismo e a certo cristianesimo superficiale (ex sale) del mondo. Ora ne sono sicuro: abbiamo ingigantito dei nani. Gli antichi erano migliori. E la democrazia, così concepita si condanna al suicidio. E uccide i suoi cittadini. Ancora Platone: “Così la democrazia muore: per abuso di se stessa”. Robespierre non ha massacrato centinaia di migliaia di vandeani al grido di Liberté-Egalité-Fraternité?

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