EDITORIALE. Adesso discrimino io: chiudere l’Unar (così come è oggi)

21 febbraio 2017 ore 14:12, Fabio Torriero
Data la denominazione sociale (Ufficio anti-discriminazioni razziali) e la mission laicista, ora grideranno da “democratici veri”, al complotto razzista, al livore cattolico-integralista; ricorreranno al mantra (sempre efficace) dell’istigazione all’odio omofobo nei riguardi del povero direttore Francesco Spano, che avrà modo di difendersi e spiegare i fatti comunque.
EDITORIALE. Adesso discrimino io: chiudere l’Unar (così come è oggi)
 
Ma meglio parlare di loro, i campioni del laicismo arcobaleno politicamente e culturalmente corretto. 
Loro che, emanazione di Palazzo Chigi (sotto la responsabilità di Maria Elena Boschi), orientavano il lessico per tutti nel nome e nel segno di una neo-lingua disinfettata (e molto ideologica), in accordo con l’Ordine dei Giornalisti, formando le coscienze alla giusta visione della democrazia, della sessualità, dei diritti civili e della cultura progressista che non discrimina nessuno.
Se si parlava di utero in affitto la loro risposta era “maternità surrogata”. Se noi dicevamo (la verità va chiamata per nome) “la donna in crisi economica per soldi presta l’utero allo scopo di soddisfare i desideri degli omosessuali che pretendono di avere lo stesso i figli”, loro parlavano di amore, che è l’unico collante di ogni unione, e di amore per i bambini. Se noi dicevamo che l’aborto è omicidio, loro parlavano di “maternità responsabile”.
E guai a denunciare la "vasellina buonista" che si celava dietro concetti pur legittimi, come la battaglia contro il razzismo, la violenza contro le donne, il bullismo. Chi osava approfondire l’imbroglio e scavava nella vera sostanza della vasellina, entrava sparato dentro la loro narrazione: omofobo, razzista, antidemocratico.

Ebbene sì,  IO DISCRIMINO. Visto che l’Unar “insegna”, “insegno” anche io: discriminare vuol dire scegliere. E ogni scelta implica una rinuncia, un taglio, questo nel mondo reale e non ideologico. Se scelgo una cosa rinuncio ad un’altra. Se scelgo di lavorare, rinuncio a fare le rapine.
E allora discrimino chi potrebbe aver fatto i bandi pubblici per finanziare associazioni (per sedicenti ragioni di “interesse e funzione positiva e attività socio-culturali”) che al suo interno (ossia, nei suoi club) favorisce, secondo l’accusa, la prostituzione sessuale omo, più l’uso di droga.
Chi ha fatto la soffiata a Le Iene (a cui si deve lo scandalo mediatico, ma l’inchiesta giornalistica è di Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia)? L’Arcigay cui l’Anddos avrebbe soffiato parecchi iscritti (si parla di 200mila associati) come scrive qualcuno? Insomma, una guerra interna alla lobby Lgbt secondo alcuni. Non c’è dubbio: un bellissimo spettacolo pedagogico etico e laico.
Ricordo sommessamente ai detentori del bene e del progresso e della libertà-libertaria, che il favoreggiamento alla prostituzione è un reato. Il consumo di droga pure. E chi di istigazione (all’odio razziale-omofobo) colpisce, di istigazione (alle pratiche sessuali con i soldi pubblici), perisce. 

Insomma, l’Unar “predica” bene e razzola malissimo (con i suoi bandi)? Disattenzione o favoritismo? Solo una cosa è certa: anche Spano nel novero degli smemorati (non si ricorda di avere la tessera dell’Anddos), come la Raggi (la polizza suo malgrado), Scaiola (un appartamento suo malgrado) e tanti altri fatti di cronaca. E questa è cronaca.
Proviamo a pensare per un attimo cosa avrebbe fatto l’Unar e sodali se questo finanziamento l’avesse fatto la Chiesa a una sua parrocchia corrotta… apriti cielo. Tv, opinionisti, giornali mobilitati.

caricamento in corso...
caricamento in corso...