Ius soli, Torriero: "La Chiesa affermi l'accoglienza sostenibile" per il bene di tutti

22 giugno 2017 ore 11:35, Fabio Torriero
Ius soli: vittima sacrificale del momento, tra manipolazioni politiche ed ideologiche in malafede. E soprattutto, paradigma, terreno di scontro, tra due visioni del cattolicesimo che ultimamente, alla luce di certe esternazioni della Curia (monsignor Galantino in primis), e gli effetti della comunicazione di papa Francesco, stanno mandando in confusione i credenti.
Ebbene, cercando di superare il moralismo astratto del partito del “tutti dentro” (la fallimentare mistica dell’accoglienza, alla base della concezione cosmopolita e globalista della sinistra) e il becerume del partito “tutti fuori” (dna del sovranismo chiuso, del populismo cieco e dell’identità-fortezza), l’obiettivo è lavorare per individuare una terza via.
E qui, i credenti, animati da amore per la polis, che ancora conservano un minimo senso della comunità di destino, della collettività organizzata, possono svolgere un ruolo importante. Delineare una terza via. Declinando e attualizzando la dottrina sociale della Chiesa. Su punti nuovi.
Nessuno, né tantomeno chi scrive, pensa di insegnare il mestiere alla Chiesa, né avere il monopolio dell’interpretazione corretta e storicizzata del Vangelo. Ma un tentativo va fatto. Usando le categorie della politica. 
Ius soli, Torriero: 'La Chiesa affermi l'accoglienza sostenibile' per il bene di tutti
Metodo: procediamo per parole-chiave.
1) DIGNITA’. Il fenomeno migratorio non è più quello certificato dalla Bossi-Fini (la mera gestione dei flussi e il relativo reato di clandestinità). Ed è ormai anacronistico distinguere tra migranti che fuggono per ragioni economiche e rifugiati politici che scappano dalle guerre. I due profili si sono sovrapposti. Ma UN CONTO E’ L’ACCOGLIENZA, UN CONTO E’ LA CITTADINANZA. Il primo è un diritto universale (lo straniero, il povero, la solidarietà); il secondo implica una scelta volontaria, un processo, un cammino stabile. Il primo è un fatto transitorio che va gestito con strumenti statuali (ed europei) ad hoc. E come condizione di politiche mirate all’accoglienza ridefinita, razionale, la parola-chiave deve essere DIGNITA’. Assicurare la “dignità di chi entra” (lo stesso Pontefice ha parlato di accoglienza sostenibile): non è accettabile far entrare masse di disperati e poi lasciarli in condizioni animali, privandoli di qualsiasi supporto umano, in campi quasi di concentramento. Gli attuali disperati sono il risultato pratico e nefasto del globalismo umanitario della cultura e della politica di sinistra (business dell’immigrazione compreso). L’ “accoglienza sostenibile”, al contrario, è direttamente collegata alla capacità di assorbimento di una società, di uno Stato (strutture logistiche, case, lavoro, welfare, sanità). Dignità di chi entra da contemperare con la dignità di “chi già c’è”. Degli italiani, dei poveri italiani, che non vanno messi in secondo piano.
Altro dato. L’Unione Europea, oltre a disinteressarsi degli arrivi (sempre più apocalittici), dovrebbe, attraverso la cooperazione, contribuire a creare le condizioni di sviluppo economico, nei luoghi di partenza dei migranti. Laddove ovviamente è possibile.
2) IDENTITA’-UMANITA’. Non sono due termini in contrapposizione. La narrazione globalista (oggi alla fine) e la narrazione nazionalista sono in realtà speculari. Si alimentano vicendevolmente. Sono due film sbagliati. Il cittadino del mondo da una parte, e l’identitario dall’altro. La paura dell’uno rafforza il secondo e viceversa. E qui c’è una cosa da chiarire: “Non tutti i ponti sono giusti e non tutti i muri sono sbagliati”. Nel Medioevo le città avevano mura di cinta che assicuravano la protezione e la sicurezza dei propri cittadini, ma c’erano pure i ponti levatoi, per relazionarsi, comunicare col mondo esterno. Insomma, chi “sa chi è”, chi è consapevole della propria identità storica, culturale, religiosa, non ha paura dell’altro, lo vede come un arricchimento, un completamento. E’ chi “non sa più chi è”, che vede l’altro come una minaccia, un pericolo. Dietro l’utopia globalista, del cittadino del mondo, del cosmopolita, come sinonimo di modernità, laicismo etc, c’è soltanto l’apolide, lo sradicato, l’uomo senza identità, l’uomo liquido, fluido (anche biologicamente); c’è il precario, l’uomo senza identità sociale, lavorativa.
La difesa e l’affermazione dell’identità dei popoli, non è in contrasto con la vocazione universale alla fratellanza, alla fede, all’umanità, alla giustizia, alla pace. Quindi, identità e umanità vanno di pari passo, si armonizzano. Sono complementari. Il pensiero unico laicista, relativista, invece, nel nome della modernità e del cosmopolitismo, vuole costruire un mondo unico, guidato dal governo mondiale dell’economia, composto, lo ripetiamo, da apolidi, precari e liquidi. Dove tutte le verità si equivalgono, dove tutto è relativo (lo chiamano progresso). 
Un mondo che diventa un “non-luogo”, abitato da “non popoli” (che non si percepiscono più come tali); un mondo di “cittadini del mondo”, senza religioni, identità storiche, culturali, che mondo è? Un mondo di schiavi dell’economia, del profitto e schiavi del consumo. Un mondo condannato al consumo, come aveva sapientemente profetizzato Pasolini.
Ecco perché i cattolici devono riflettere: rischiano di fornire il cuore sentimentale a Soros, al cosmopolitismo apolide. A chi, movendo dal deficit di natalità ad esempio, italiano, non aiuta gli italiani a fare più figli, ma prepara l’etno-sostituzione, il meticciato globale, come massa di manovra economica e basta. Milioni di nuovi schiavi (i migranti), come risorsa, da accostare agli schiavi-autoctoni (ricetta-Bonino, amica di Soros). I cattolici, con un’idea sbagliata di misericordia (senza verità) rischiano di supportare proprio quella società che si sta allontanando sempre più dall’umano, dalla natura. Questo è il filo conduttore dei provvedimenti laicisti che i governi Renzi, Gentiloni, hanno approvato e vogliono approvare (unioni civili, gender nelle scuole, matrimoni egualitari, adozioni gay, eutanasia, liberalizzazione delle droghe etc): cambiare l’umanità.
3) CITTADINANZA-IUS SOLI. Come detto, la cittadinanza è un atto definitivo, stabile, che implica un cammino, una scelta volontaria da parte dell’aspirante cittadino. La politica dovrebbe innanzitutto stabilire il “primato della casa che accoglie”: ossia, la tradizione, l’identità, i valori fondanti degli Stati, gli stili di vita dei cittadini. Su tale architrave concepire, poi, l’acquisizione della cittadinanza (conoscenza della cultura, della lingua, della Costituzione, accettazione dei valori, scuola, fedina penale pulita etc). Non può essere un principio automatico, meccanico, come l’attuale legge in discussione (basta che un bambino, figlio di genitori stranieri residenti, nasca in Italia e studi). La legge in vigore già lo stabilisce, a patto che i genitori del bambino siano già italianizzati (legge che ha favorito 70 mila nuove cittadinanze nel 2016). 
Attenzione agli automatismi, sono estremamente pericolosi. Si favoriscono “acquisizioni” che non tengono conto della compatibilità tra le culture. Perché la sinistra finora ha sempre pensato all’integrazione sociale e giuridica (basta trovare un posto di lavoro e rispettare le regole) e non ha pensato all’integrazione culturale? Perché ciò avrebbe comportato l’individuazione di elementi di sintesi e di conflitto tra la culture (dei locali e degli immigrati): stile di vita, concetto di matrimonio, visione della donna, rapporto con lo Stato laico etc. E pertanto, il fallimento dell’ideologia globalista della sinistra. E in proposito, vengono alla mente le parole del cardinale Biffi, quando pose l’accento sull’ “integrazione compatibile e incompatibile” con la nostra identità, ponendo il tema dell’Islam.
Non dimentichiamo che la maggioranza dei terroristi islamisti sono figli non tanto dei barconi, ma di un’integrazione sbagliata (non culturale); sono francesi, belgi, inglesi, di terza generazione. Parto del nostro nichilismo e dei nostri sbagli. 

E lo ius soli, in questo momento, rischia di peggiorare le cose. 

#iussoli #italia #cittadinanza 
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