Torriero: "Zaia non fare Pudjemont". Verità sul referendum e veleno catalano

25 ottobre 2017 ore 13:56, Fabio Torriero
Zaia non fare il Pudjemont italiano. Perchè questo è il rischio concreto. Sul referendum venero occorre dire qualche verità. Tanto per riaggiustare, riequilibrare una comunicazione che rischia di produrre lo stesso veleno catalano.

1) E’ del tutto evidente che il quesito referendario abbia avuto un effetto reale e uno mediatico-politico. Quello mediatico ha dato la medaglia alla Lega (la Liga Veneta si è ripresa la rivincita storica sulla Lega Lombarda). Quello reale è che si è chiesta l’acqua fresca, vellicando la pancia dei veneti e non solo. Molte delle materie di competenza concorrente con lo Stato (i negoziati dovranno riorganizzarle), diverranno di competenza esclusiva regionale dopo i cosiddetti tavoli con il potere centrale che ad esempio, l’Emilia Romagna ha già chiesto senza referendum consultivo. Tutti gli slogan della Lega (anzi, per meglio dire la narrazione leghista), si sono concentrati sui “soldi a casa nostra”: mobilitazione inutile e incostituzionale. L’autonomia fiscale non sarà mai di competenza regionale. Il governo ha già considerato irricevibile la proposta. Lo stesso premier Gentiloni è stato chiaro.
Torriero: 'Zaia non fare Pudjemont'. Verità sul referendum e veleno catalano

2) Non contento del risultato, forte della legittimazione popolare (quorum raggiunto col 57,2% dei voti e il 98,1% dei sì), il governatore del Veneto ha subito alzato il tiro: regione a statuto speciale, come Friuli, Val d’Aosta, Trentino Alto Adige, Sicilia e Sardegna. Un’altra truffa. Bisognerebbe modificare la Costituzione (articolo 116), secondo i meccanismi dell’articolo 138. Maggioranza assoluta, 4 passaggi in aula a intervalli non inferiori a tre mesi etc. Una roba che non si potrà mai fare in questa legislatura agli sgoccioli. Nemmeno nella prossima.

3) La valutazione generale deve essere politica. Cosa c’è dietro questa accelerazione della Lega? Un effetto-referendum che Salvini ha dovuto ingoiare suo malgrado (contrasta apertamente con la sua strategia nazionale), che ha messo in difficoltà sia Renzi, il Pd, sia i 5Stelle?

4) Una cosa è certa: l’identitarismo populista da tempo, ha perso i suoi connotati storici e sta diventando sempre più identitarismo economico, egoistico, individualismo di massa. Una miscela esplosiva destinata a minare le fondamenta dello Stato nazionale, considerato pregiudizialmente centralista, gabelliere e autoritario.

5) Va subito riaperto un dibattito sul ruolo dello Stato nazionale, oscillante tra le pulsioni localiste e le spinte globaliste (l’Europa dei popoli e delle regioni, che riaccenderanno pericolose micce mai sopite tra etnie, identità, dalle Fiandre ai Paesi Baschi, dai valloni agli scozzesi etc). A questo punto un mix di presidenzialismo e di federalismo potrebbe essere la ricetta giusta: il massimo dell’autorità in “alto” (la velocità e l’unità della decisione) e il massimo di libertà in “basso” (le autonomie senza minare l’unità dello Stato).

6) Zaia si è accorto che rischia di scimmiottare demagogicamente illusioni e aspettative illegali e incostituzionali? Che una volta avviato il processo storico “rivoluzionario” o “eversivo” le conseguenze le pagheranno tutti? La libertà senza legalità è illegittima, mentre la repressione dello Stato dentro la democrazia è legittima. Che accadrà? Zaia dirà che Roma è uguale a Madrid e che il Veneto è uguale a Barcellona? 

#zaia #referendum #autonomia
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