TORRIERO/Francia, tra i limiti della Le Pen e Macron prodotto Ogm delle élite

26 aprile 2017 ore 10:31, Fabio Torriero
A passi spediti verso il ballottaggio. Vediamo se i due contendenti stanno marciando in linea con i loro dna, o almeno con quanto espresso nel primo turno. Marine Le Pen, si è velocemente smarcata dal ruolo di capo fazione, tentando di presentarsi come la candidata istituzionale della Francia presidenzialista, alzando il tiro sullo scontro di civiltà. In perfetta coerenza, c’è da dire, con la sua autobiografia (“Controcorrente”), la cui edizione italiana ho personalmente curato. Marine, quindi, non più leader del Fronte nazionale, ma un Fronte nazionale “casa di tutti i patrioti”, “casa dei veri gollisti”, traditi dagli odierni Repubblicani. Una strategia nel nome e nel segno di un centro-destra (diventato ormai “alto-basso”, popoli contro caste), a trazione frontista. Esattamente ciò che vuole fare in Italia Matteo Salvini: uno schieramento moderato a guida leghista e non berlusconiana, che sappia cavalcare con maggiore efficacia temi basilari, come l’immigrazione, la sicurezza, il no alla società multiculturale.
Riuscirà Marine a prevalere? Il duello che si annuncia è totale e in salita per lei: lo si è visto anche nella ripartizione socio-geografica del voto: è il duello tra la “Francia profonda” e la “Francia cosmopolita”; tra l’anti-Ue e il pro-Ue, tra chi crede nella presenza prioritaria dello Stato nazionale e sociale, e chi ambisce alla globalizzazione e alla deregulation.
TORRIERO/Francia, tra i limiti della Le Pen e Macron prodotto Ogm delle élite
Più lanciato sembra, almeno stando ai numeri Emmanuel Macron, la sorpresa, mica tanto sorpresa. L’uomo delle lobby, delle caste finanziarie, bancarie, filo-Ue che è riuscito a mettere insieme i “cosmopoliti poveri” (il meticciato delle periferie metropolitane), e i “cosmopoliti ricchi”, i benestanti dei quartieri alti.
Mentre Marine sta dentro ancora le categorie ideologiche del Novecento, il nuovo movimento di Macron è un prodotto geneticamente modificato. Le élites del pensiero unico liberal-laicista si sono accorte che lo scontro frontale con i cosiddetti populismi è perdente: basti pensare alla Brexit o a Trump. E allora il “piano b” è stato costruire a tavolino e dall’alto un soggetto politico nuovo, formalmente antipolitico, sostanzialmente allineato col potere dominante.
Macron è un mix tra Monti e Renzi. L’ultimo tentativo delle élite di recuperare terreno e di salvare Bruxelles. E sta muovendosi in coerenza col suo messaggio.

Attenti però alla maledizione del ballottaggio: si vota contro. E bisogna vedere quanti voti di Melenchon (anti-Ue, statalisti e sovranisti) finiranno alla Le Pen e la tenuta stessa dei Repubblicani che, da moderati e cattolici (come era Fillon), sembra difficile possano scegliere il simbolo della tecno-finanza che vuole l’utero in affitto (il no di Famiglia Cristiana a tale possibilità è emblematico).
I sondaggisti non gridino vittoria tanto presto. I francesi potrebbero rovesciare il tavolo. 

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