EDITORIALE, Torriero sulla Consulta: ora tana libera tutti, Italia ingovernabile

26 gennaio 2017 ore 12:09, Fabio Torriero
Adesso cosa succede? La prima impressione è che il “partito del voto al più presto”, con la sentenza della Consulta di ieri, abbia guadagnato qualche punto in più. 
EDITORIALE, Torriero sulla Consulta: ora tana libera tutti, Italia ingovernabile
E la seconda impressione è che (grazie al combinato disposto tra il sistema elettorale sforbiciato della Camera - ossia il Nuovo Italicum, più il Consultellum - alias il Porcellum ridimensionato), andremo verso un quadro politico estremamente frammentato, complesso, eccessivamente proporzionalista, a discapito della governabilità.
Una sorta di “tana libera tutti”, disegnata dal potere giudiziario, che vellicherà le pulsioni di ogni piccolo partito, di ogni leader in cerca di gloria o di riscatto, e che darà ragione a Matteo Renzi, il quale avrà partita facile nell’affermare che gli italiani, bocciando la sua riforma costituzionale, hanno perso l’occasione di dare un ordine razionale al Paese.
D’altra parte, nei momenti di transizione e di passaggio storico tra forme e sistemi politici in fase di cambiamento, con relative classi dirigenti in crisi, il Parlamento è chiamato a fotografare anche le sofferenze, la mancanza di chiarezza e di omogeneità del panorama partitico.
Ma, andiamo per ordine, tentando di analizzare bene la situazione:
1) Se “l’immediata applicazione” della sentenza della Consulta dà oggettivamente una spinta verso le urne, andranno obbligatoriamente lette e decodificate le motivazioni, che saranno rese pubbliche o il 6 o il 20 febbraio prossimi (materia di riflessione per il capo dello Stato Sergio Mattarella, il frenatore per definizione): quindi, un altro mese di attesa. Vedremo i moniti sia della Consulta, sia le indicazioni del Quirinale;
2) L’argomento su cui, molto probabilmente, convergeranno i moniti e le indicazioni sarà legato all’opportunità di avere due leggi elettorali che abbiano un’ispirazione comune, tali da produrre maggioranze omogenee. Altrimenti l’Italia sarà condannata all’ingovernabilità. Perché alla Camera, fermo restando la soglia di sbarramento del 3% su base nazionale e il premio alla lista, non alla coalizione che raggiunge il 40%, i partiti si presenteranno in ordine sparso, per poi ricongiungersi dopo il voto, in Parlamento, o riproponendo lo schema bipolare (centro-destra vs centro-sinistra, magari con equilibri interni alterati), o inventandosi alleanze nuove e spurie, a seconda del consenso elettorale: la Lega potrebbe accordarsi con Grillo (fronte populista-sovranista); e Forza Italia per scongiurare il pericolo dei 5Stelle, potrebbe inventarsi le “Larghe Intese” con il Pd, e via cantando. Mentre al Senato, considerando il fatto che la soglia per superare lo sbarramento, non è nazionale, ma regionale, e riguarda le coalizioni (non la singola lista), il sistema obbliga le stesse a superare il 20% dei voti (con dentro almeno una lista che abbia superato il 3%); il risultato evidente sarà che le coalizioni (classiche o spurie), si faranno prima del ricorso alla urne. Verosimilmente avremo due maggioranze diverse nelle due Camere (una postuma e una precedente al voto). In altre parole, l’ingovernabilità, la palude;
3) Lasciamo stare, infine, il giochetto del sorteggio su dove scatterà il seggio dei capilista bloccati, e la tentazione (paradossale) che avranno i piccoli partiti alla Camera a fare listoni: due o più partiti riuniti sotto lo stesso simbolo.
Insomma, un bel rebus.

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